Recensioni musica

“Flicker”, bene ma non benissimo Niall Horan

Era marzo 2016 quando i quattro reduci degli One Direction (il quinto componente, Zayn Malik, si era separato dalla band già un anno prima per intraprendere la carriera solista) decidevano di prendersi una pausa di riflessione e decidere delle loro vite. Ognuno per la sua strada insomma. E se c’è chi la strada se la sta mangiando, come Harry Styles con l’omonimo album e il ruolo in Dunkrik, qualcun altro è un po’ incerto sull’incedere: esce un singolo, poi forse un altro, poi vedremo. Ed eccolo invece il tweet di Niall Horan che ci annuncia l’uscita del suo album di debutto, pubblicato ieri per Capitol Records. Dieci brani, tredici nella versione deluxe, per un ascolto che prende il tempo di una pausa caffè, anche se di caffè non si può propriamente parlare. Se dovessimo infatti associare Flicker ad una bevanda, propenderei verso un decaffeinato ristretto al vetro: un vorrei ma non posso, corto e ben visibile, nel senso che ti basta un assaggio, un minuto di ascolto, per conoscerne gli altri trentacinque, perché questa è la durata dell’album se non si considera la versione deluxe.

Superato lo shock della prima traccia (seriamente Niall, cosa diamine è quella cosa?) troviamo subito i tre singoli che hanno anticipato l’uscita del disco: This Town, pubblicata a settembre 2016 e diventata presto un successo in radio, tanto da meritare il disco di platino negli States, Slow Hands, fuori lo scorso maggio, e la più recente Too Much to Ask. Tra questi anche un duetto, devo dire non male, con Maren Morris, e poi avanti fluidamente con gli altri pezzi, tutti sulla stessa scia, che appaiono come un certosino lavoro di studio e rielaborazione delle hits britanniche post Sheeran. Ne deriva un insieme di ballate dallo stile folk e soft rock, volutamente pop (tra le mani che hanno lavorato a Flicker per quasi un anno e mezzo troviamo Tobias Jesso Jr., che ha scritto diverse volte per e con Adele, e Jacquire King e Jamie Scott, produttori dei Kings of Leon), pronto per essere trasmesso in radio e per sentirsi chiedere ogni volta: «Ma questa canzone non l’avevo già sentita?». Dopotutto Horan aveva dichiarato: «Ogni volta che prendo in mano la chitarra mi viene naturale di suonarne le corde cosi, con le dita che picchiettano molto producendo quello stile un po’ folk». Semper fidelis insomma.

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Ascolto rock, leggo gialli, guardo drammi e mangio carboidrati. La giornata per me non può iniziare senza un buon caffè e "Run" dei Foo Fighters.