Concerti

Tsunami rap, Carl Brave e Franco126 travolgono Roma

Ippodromo delle Capannelle, ore 00:30. Centinaia di auto in doppia fila con all’interno over cinquanta indispettiti che guardano l’orologio ogni due secondi mentre aspettano i figli (e soprattutto le figlie) all’uscita dal concerto di quei due che cantano in romanesco.

Quei due che cantano in romanesco si chiamano Carl Brave e Franco126 e sono appena rientrati nel camerino dopo una festa durata due ore e mezza. Qualcuno potrebbe sghignazzare perché loro non sono esattamente Whitney Houston se parliamo di intonazione, ma se si parla di raccontare storie, o meglio, immagini, non ce n’è per nessuno. Si parte appunto con le loro Polaroid, dove Franco126, dimostra di essere una vera macchina da spettacolo.

Arriva però il momento di lasciare spazio alla Fotografia di Carl Brave, Francesca Michielin (messa in base) e Fabri Fibra (la cui strofa viene tagliata). Carlo si scusa per la loro assenza e attacca Chapeau, ma neanche Frah Quintale sembra aver preso parte allo show. E invece eccolo dalle retrovie in tempo per sparare a cento decibel il suo ritornello. Veramente impressionante la qualità del suo timbro e la precisione della sua strofa, sembra quasi di sentire Spotify.

Carl Brave x Franco126 a Rock in Roma, foto di Valeria Magri

Uno ad uno si presentano (quasi) tutti gli ospiti delle Notti Brave di Carlo: Giorgio Poi, Emis Killa e Coez. La comitiva è quasi al completo. Entrano a far casino gli amici improbabili di Franco, quelli che mamma ti dice di non frequentare. Si fanno chiamare Love Gang e sono tantissimi, la rappresentanza è quella di Ketama e Pretty Solero, e allora tutto l’ippodromo si colora di auto-tune.

Nel finale, col già citato Coez, arrivano sia Parco Gondar che Barceloneta. Ma siamo a La cuenta, in tutti i sensi. Federica Abbate si prende lo stage per poi lasciare ai padroni di casa un momento conclusivo che un po’ commuove. Accendini, torce dell’iPhone, cuori, braccia e magliette bagnate salutano quei due che cantano in romanesco che stanno facendo smadonnare i genitori in doppia fila. Ma, anche se l’indomani mattina non ci crederanno, quello che racconteranno i figli del concerto di Rock in Roma, è tutto vero: due ragazzi senza particolari doti canore ma con tante storie da raccontare e condividere si sono presi il loro sogno, e allora è proprio il caso di non rompere le palle ed esaltare Carlo e Federico per essere diventati Carl e Franco e per essersi conquistati (di nuovo) Roma.

Dove tanti hanno fallito, le loro “brutte” storie hanno vinto. Perché le loro non saranno solo “polaroid di vecchie glorie” (come cantano in Perfavore), ma istantanee di un momento storico in cui, tra mille difficoltà e improbabili copertine di giornali musicali, ancora si può fare la differenza senza fare i fenomeni.


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Carl Brave + Franco

Simone Mancini
Autore

Nato lo stesso giorno dei suoi idoli Steve Jobs e Steve McCurry, Simone non ha nulla a che spartire con loro. Cerca di auto convincersi che la colpa sia dei genitori che non lo hanno chiamato Steve. Laureato in una cosa che gli permette di vivere senza lavorare davvero, sogna uno scudetto della Lazio e la pace nel mondo.