Cult

I segreti dietro “Born To Run” di Bruce Springsteen

Bruce Springsteen, foto di Eric Meola

È inizio maggio 1974 quando Bruce Springsteen entra nel The Record Plant di New York. Nello studio di proprietà di Gary Kellgren e Chris Stone il cantautore di Long Branch vi rimarrà per i successivi tredici mesi: un periodo lungo e intenso durante il quale registra – con l’aiuto dei produttori Mike Appel e Jon Landau – otto tracce inedite che racchiuderà nel disco Born To Run, uno dei dischi più importanti degli anni settanta, nonché la prima grande svolta nella carriera di Springsteen. Come ogni buon capolavoro che si rispetti, anche Born To Run nasconde dei segreti (che vi elenchiamo qui sotto).

LA TITLE TRACK

Bruce Springsteen ha impiegato sei mesi per perfezionare in studio la canzone Born To Run, il singolo pubblicato il 25 agosto in concomitanza con l’uscita dell’album. In seguito ha apportato numerose modifiche che non sono rimaste tutte valide, incluso un coro di accompagnamento e vari arrangiamenti. La canzone è stata eseguita live per la prima volta il 9 maggio 1974 all’Harvard Square Theatre di Cambridge, nel Massachusetts. Quella sera tra il pubblico c’era anche Jon Landau, il critico musicale che nel 1975 diventerà il co-produttore del disco Born To Run, che descrisse con queste parole il live: “Ho visto il rock & roll del futuro e il suo nome è Bruce Springsteen“. Per la cronaca: secondo il conteggio di BruceBase , Born To Run è la canzone più suonata della carriera di Springsteen.

PHIL SPECTOR

Una delle ispirazioni di Springsteen per la produzione di Born To Run è stato Phil Spector, il cui stile era dietro a innumerevoli successi degli anni sessanta, tra cui River Deep, Mountain High di Ike e Tina Turner. In particolare Bruce tentò di emulargli la tecnica wall of sound, ossia l’aggiunta, alla classica strumentazione basso-chitarra-batteria, di strumenti tipici della musica orchestrale quali archi, ottoni, triangoli, timpani e percussioni.

Bruce Springsteen in studio con la E Street Band, 1975

LA E STREET BAND

Born To Run è stato il primo album di Springsteen a presentare ufficialmente i componenti della band: Steven Van Zandt, Roy Bittan, Clarence Clemons e Max Weinberg. La E Street Band – questo il nome del gruppo – è stata un tassello importantissimo per la realizzazione del disco poiché molti arrangiamenti dei brani sono nati proprio dall’intenso lavoro dei tre musicisti americani. Springsteen e il sassofonista Clarence Clemons, ad esempio, hanno lavorato all’assolo di Jungleland per sedici ore consecutive.

LA COPERTINA

Il fotografo Eric Meola, autore dell’iconica immagine di copertina del disco, ha dovuto scattare circa seicento foto in due ore di lavoro. La copertina, per quanto semplice, è una delle più apprezzate della storia del rock ed ha un piccola particolarità che forse sarà sfuggita ai più. Nel battipenna della chitarra di Bruce Spingsteen si vede l’immagine di un uomo in controluce sotto un lampione.

IL TOUR

Il 30 aprile 1976, il giorno dopo la sosta del Born To Run Tour a Memphis, Springsteen tentò di entrare nella villa di Elvis a Graceland. Prima di raggiungere la porta principale, fu catturato dalle guardie di sicurezza e subito scortato fuori dalla proprietà. Sempre durante il tour, il cantante con la complicità della band avviarono una tradizione: giocare a softball contro i tecnici per passare il tempo durante le lunghe attese di allestimento degli show. Il Born To Run Tour arrivò anche in Europa con la prima data il 18 novembre 1975 all’Hammersmith Odeon di Londra. Il locale era disseminato di materiale promozionale che Springsteen riteneva fosse esagerato, quindi strappò personalmente tutti i poster.

Emanuele Camilli
Autore

Nasce nel marzo di un anno dispari. Il primo album che acquista è... Sqérez? dei Lunapop. Il suo sogno? Vedere i fratelli Gallagher ancora una volta insieme su un palco.

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