Opinion

Tutti i film di Quentin Tarantino dal peggiore al migliore

Il 19 settembre uscirà finalmente nelle sale italiane il nuovo lavoro di Quentin Tarantino, C’era una volta a… Hollywood, il penultimo film – se sarà di parola confermando la volontà espressa per la prima volta nel 2014 di dire basta raggiunta la quota di dieci film – della sua ormai trentennale carriera di regista. Tarantino dichiarò in quell’occasione: «Tell everybody: “Match that shit”», ovvero, “Poi dirò a tutti: “Provateci a eguagliare questa roba”». Questa si presenta allora come l’occasione perfetta per andare a ripercorrere trent’anni di questa roba, come la chiama lui.

8. GRINDHOUSE – A PROVA DI MORTE, 2007

Kurt Russel, pardon Stuntman Mike, è lo squilibrato protagonista di questa pellicola; uno stuntman ormai in pensione che si riscopre un killer. Il film segna l’inizio della collaborazione tra Tarantino e Russell, che tornerà nel 2016 nelle vesti di uno degli otto hateful. Il vezzo di stuntman Mike? Provare eccitazione quando uccide ragazze a bordo della sua Chevrolet customizzata “a prova di morte”. La scia di morte si interromperà però quando Mike incontrerà tre giovani ragazze provenienti dal mondo del cinema che sapranno tenergli testa, condividendo con il folle killer il gusto per i motori, la velocità, le acrobazie e soprattutto il rischio. Il tentativo del vecchio di ucciderle con la sua auto darà vita ad un’epica scena di inseguimento automobilistico. Film di culto per gli amanti del genere slasher, paga però un grosso divario in termini di appetibilità con gli altri film in classifica.

7. JACKIE BROWN, 1997

Il terzo film in ordine di tempo di Tarantino è senza dubbio il più lontano dal suo stile inconfondibile. Esso presenta diverse peculiarità: su tutte una sceneggiatura non originale (basata sul romanzo Rum Punch di Elmore Leonard) ed un livello di violenza decisamente inferiore rispetto ai suoi due lavori precedenti: Le iene e Pulp Fiction. Se avessi voluto spacciarmi per un fine critico cinematografico avrei messo probabilmente questa pellicola al primo posto della nostra classifica, ma poiché la moda del bastian contrario proprio non la condivido, non mi smuovo dall’idea che Jackie Brown non possa aspirare ad avvicinare più di tanto le posizioni di testa. Omaggio al genere blaxpoitation ha avuto il merito di recuperare alla notorietà (dai suoi tanto amati anni settanta), due attori come Pam Grier (la Jackie del titolo) e Robert Forster, il suo principe azzurro. Menzione d’obbligo meritano anche i due gangster un po’ strampalati Samuel Leroy Jackson e udite udite Robert De Niro. Jackie Brown si presenta sicuramente come uno dei lavori più sottovalutati di Tarantino: uno di quei film che piace sempre di più, ad ogni nuova visione.

6. THE HATEFUL EIGHT, 2016

Amate gli infiniti e soprattutto sconclusionati sproloqui tra personaggi (tipica cifra stilistica del nostro amato regista)? Allora non c’è niente di meglio che avere per oltre due ore e mezza di pellicola i vari Tim Roth, Samuel Leroy Jackson, Michael Madsen, Bruce Dern bloccati in una locanda per il sopraggiungere di una tempesta di neve. Al centro della vicenda una prigioniera, interpretata da una strepitosa Jennifer Jason Leigh, il cui destino è sospeso tra la sicura morte per impiccagione ed un ardito e spietato piano elaborato da chi vuole invece a tutti i costi salvarla. Un western con una trama degna di Agatha Christie (in cui Samuel Leroy Jackson veste i panni di uno sboccato Hercule Poirot), arricchito dalle melodie di un certo Ennio Morricone. Splendidi anche gli sterminati scenari innevati del Wyoming, come il formato 70mm in cui il film è girato. What else?

5. DJANGO UNCHAINED, 2012

La schiavitù secondo Tarantino, potremmo lapidariamente titolare. Django Unchained è un film western, al contempo classico ma anche postmoderno; la trama narra la vendetta di Django (Jamie Foxx) alla ricerca, tra mille difficoltà, della libertà e dell’amata Brumilda. A prendersi la scena sono però le magistrali interpretazioni di Christoph Waltz nei panni del dottore King Schultz, cacciatore di taglie dal cuore tenero, e di Leonardo DiCaprio nei panni del crudele Calvin Candie. Decisamente tarantiniana è la scena in cui Schultz e Django fanno piazza pulita (al rallentatore) di un’intera casa di schiavisti. Se cercate sangue, arguzia e follia ce n’è per tutti gusti; l’attendibilità storica – vi garantiamo – non è al primo posto.

4. BASTARDI SENZA GLORIA, 2009

La storia torna protagonista della nostra classifica anche al numero quattro. Tarantino in questo film decide di scomodare nientemeno che la Seconda Guerra Mondiale: uno degli scenari più usati (ed abusati) dall’industria cinematografica, ma lo fa come sempre a modo suo… la missione? Nientemeno che uccidere Adolf Hitler (!), sarà portata avanti parallelamente dalla bellissima Laurent, proprietaria di un cinema parigino e da un gruppo di spietati soldati killer ebrei (capitanati da Brad Pitt). Per una volta Tarantino predispone un cast senza vecchie glorie o attori cult di un cinema ormai passato, ma schiera quella che in termini calcistici potremmo definire la miglior formazione disponibile al momento: Brad Pitt, Christoph Waltz, Michael Fassbender, Diane Kruger, Daniel Brühl e Melanie Laurent. Per black humour, violenza, dialoghi e sfacciataggine, dopo le fatiche di Kill Bill e la parentesi Grindhouse il Tarantino che ritroviamo è assolutamente di massimo livello.

3. LE IENE, 1992

Incredibile credere che un film di questo spessore abbia segnato il debutto alla regia del nostro Quentin. In esso troviamo già molti di quegli elementi che renderanno indimenticabile ogni suo lavoro negli anni a venire: humour nerissimo e laghi di sangue fanno il loro magniloquente debutto sul palcoscenico, gran parte del cast inoltre diverrà una vera e propria presenza fissa della cinematografia tarantiniana. La trama? Ruota tutto intorno ad un colpo del secolo di cui però non vedremo nulla se non la sua preparazione e le sue tragiche conseguenze; la cultura pop costituisce il resto della cifra stilistica della pellicola. Bizzarri gangster in giacca e cravatta sono impiegati in dialoghi al limite del surreale come discutere dei significati nascosti del testo Like A Virgin di Madonna. Il resto lo fanno gli ormai celeberrimi titoli di testa in slow-mo sulle note di Little Green Bag dei George Backer Selection e soprattutto la scelta dell’allegrissima Stuck In The Middle With You degli Stealers Wheel come sottofondo alla scena in cui un sogghignante Michael Madsen (Mr. Blonde) tagliuzza ballando sadicamente l’orecchio di un malcapitato poliziotto.

2. KILL BILL VOL. 1 & 2, 2003-2004

Unito nella nostra graduatoria in un unico capitolo, sembra quasi superfluo sottolineare il tributo che con questo doppio lavoro il grande regista americano riserva all’estremo Oriente. Oltre ai soliti spaghetti western i due capitoli sono perlopiù un omaggio agli anime, ai film di kung fu e di samurai. È proprio in questa volontà del regista che va letta anche la decisione di affidare la strepitosa parte dello spietato e al contempo romantico Bill a David Carradine, popolare protagonista della serie tv Kung Fu dei primi anni settanta. Poi naturalmente c’è lei, la bellissima Beatrixx Kiddo (Uma Thurman), nei panni prima della sposa, poi dopo tante peripezie, sanguinose vendette (lunghe due film) ed una lunghissima e struggente scena finale, anche carnefice del famigerato Bill. La spada di Hattori Hanzo, i crudeli insegnamenti di Pai Mai, la lotta della sposa contro gli ottantotto folli, la fuga dalla tomba solitaria di Paula Schultz, sono alcune delle sequenze più celebri non solo del film in questione ma di tutta la produzione tarantiniana. L’esagerata esplosione di violenza del primo capitolo, combinata con la deriva quasi romantica del secondo atto, rendono questo lavoro assolutamente speciale.

1. PULP FICTION, 1994

Dopo il grandioso esordio alla regia con Le iene le aspettative nei confronti di Tarantino erano molto alte. Sembrava fosse difficile sopravanzare un film così insolito. Ma con Pulp Fiction, una commedia nera sui gangster, Tarantino ha davvero superato sé stesso. La fiction tarantiniana infatti si afferma rapidamente
come il film più iconico degli anni novanta. Una vera e propria pietra miliare della storia del cinema e della cultura pop. L’intricata trama non-sense è una grande cornice il cui unico fine è quello di esaltare dialoghi iper-realistici, violenza gratuita e una serie di citazioni ed omaggi ad altri film, generi (su tutti i b-movie) e registi cinematografici. La mitica Misirlou colonna sonora del film o il twist sfrenato che il gangster Vincent Vega (John Travolta) balla con Mia Wallace (Uma Thurman), la moglie del boss, sulle note di You Never Can Tell di Chuck Berry, la placida calma dell’aggistatutto Mr.Wolf, l’infinita discussione sul Royale con formaggio o ancora la celebre citazione del passo biblico di fantasia Ezechiele 25:17, rendono, anche a distanza di anni, questo film inimitabile. In molti infatti sulla scia del successo della pellicola tarantiniana hanno provato a ricreare la speciale alchimia di Pulp Fiction, con scarsi risultati però. Perché in fondo a questo mondo c’è un solo, unico ed inimitabile, Quentin Tarantino.

Andrea Schinoppi
Autore

Nato all’ombra del Colosseo, il background culturale non poteva che essere quello dello storico... mi perdonerete pertanto una certa nostalgia per il rock genuino degli anni andati e per le interpretazioni senza tempo dei maestri De Niro e Al Pacino.