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Le 10 migliori canzoni che si sono piazzate male a Sanremo

La 60esima edizione del Festival di Sanremo è alle porte, nell’attessa abbiamo selezionato le dieci migliori canzoni che si sono piazzate negli anni – ingiustamente – nella parte più bassa della classifica e sì, c’è anche Vita spericolata di Vasco Rossi.

10.Negramaro, Mentre tutto scorre (2005)

I Negramaro furono eliminati alla terza puntata, tuttavia, la canzone ottenne un ottimo successo in classifica, arrivando alla nona posizione della Top Singoli e ottenendo il disco di platino per le oltre 50mila copie vendute.

9.Mattia Bazar, Ma perché (1977)

La canzone è stata presentata da Antonella Ruggiero e soci al Festival di Sanremo 1977 e, nella serata finale, subito eliminata per effetto della votazione negli scontri diretti. Successivamente il brano è finitio in un 45 giri dal titolo Ma perché?/Se… che, come il singolo precedente (uscito l’anno prima), anticipò l’album Gran Bazar.

8.Carmen Consoli, Confusa e felice (1997)

La canzone è stata presentata al Festival di Sanremo 1997 ed eliminata – ahimè – dopo la prima serata. Il brano acquistò però subito grande notorietà nelle radio per poi diventare uno dei cavalli di battaglia dell’intera produzione dell’artista catanese.

7.Patty Pravo, L’immenso (2002)

Nonostante il pessimo piazzamento, L’immenso ebbe un discreto successo raggiungendo la 25esima posizione della classifica FIMI.

6.Marlene Kuntz, Canzone per un figlio (2012)

In occasione della presentazione dell’album Canzoni per un figlio, i Marlene Kuntz hanno raccontato le genesi dell’album e del brano spiegando che «durante la scrittura di nuovo materiale ci siamo accorti che c’erano un paio di canzoni che potevano essere adatte per Sanremo». Ma nonostante ciò, l’esperienza sanremese dei Marlene Kuntz è durata solamente due serate.

5.Afterhours, Il paese reale (2009)

Il gruppo ha partecipato al festival su esplicita richiesta del presentatore Paolo Bonolis uscendo alla prima fase di eliminazione, nonostante ciò, Il paese reale si è aggiudicato il Premio della Critica Mia Martini. A proposito della partecipazione degli Afterhours a Sanremo, Manuel Agnelli dichiarò: «Crediamo nel valore della nostra canzone ma crediamo anche che la nostra presenza a Sanremo possa essere una bella occasione di visibilità, confronto e conoscenza anche per tutta una scena, senza la velleità di rappresentare tutto quello che succede ma nella speranza di riuscire a proporne almeno una piccola parte che crediamo comunque significativa».

4.Zucchero Fornaciari & Randy Jackson Band, Donne (1985)

Scritta da Alberto Salerno per il testo e da Zucchero per la musica, il brano, presentato al Festival di Sanremo 1985, si classificò al penultimo posto ma ottiene uno stratosferico successo radiofonico. Nonostante questa popolarità, il brano è stato via via abbandonato nelle esibizioni live poiché considerato da Zuccherro troppo leggero.

3.Subsonica, Tutti i miei sbagli (2000)

Undicesimo posto invece per la canzone simbolo dell’intera carriera dei Subsonica. Al mediocre piazzamento sanremese, il brano ha rimediato con un notevole successo sia di passaggi radiofonici che di vendite. Infatti il singolo è riuscito ad arrivare fino all’ottava posizione dei singoli più venduti, diventando a tutt’oggi il brano di maggior successo dei Subsonica.

2.Vasco Rossi, Vita spericolata (1983)

Scritta da Vasco Rossi per il testo e da Tullio Ferro per la musica, Vita spericolata presentata per la prima volta nel 1983 al Festival di Sanremo, dove si classificò alla 25esima posizione della canzone. Ironia della sorte: la canzone negli anni è diventata un inno generazionale nonché uno dei successi più importanti della discografia del rocker di Zocca.


1.Bluvertigo, L’assenzio (2001)

Il capolavoro dei Bluvertigo si è classificato all’ultimo posto. La canzone è ispirata al rock anni ottanta: «Lavorando con Carlo Carcano (che tra l’altro fu il loro direttore d’orchestra durante il Festival di Sanremo ndr.), ho cercato di creargli una fascinazione cubista per la partitura d’archi. Quando lui mi ha chiesto: “Ma che cosa vuol dire cubista?”. Io gli ho cercato di lavorare più che altro sulle proporzioni, sulle prospettive e più che altro su proporzioni numeriche, cambi di prospettiva, spigolosità musicale, quindi una fascinazione visiva che si trasforma in musicale e in questo modo abbiamo generato la parte orchestrale de L’assenzio», raccontò Morgan in quell’occasione.