Recensioni

Dua Lipa è tornata per restare, ed è anche merito degli OutKast

The Star Spangled Banner è l’inno nazionale degli Stati Uniti. Le parole sono quelle di una poesia patriottica scritta da Francis Scott Key, ma la musica è tratta da una vecchia canzone da taverna che inneggia a Bacco, l’antico dio del vino, del piacere dei sensi e del divertimento. Per quanto mi diverta l’analogia fra Bacco e Trump, non posso non pensare che ci vuole arte quando si prova a prendere qualcosa dal passato, plasmarlo, e dargli nuova vita. E quando ho ascoltato il nuovo disco di Dua Lipa, ho iniziato anch’io a cantare l’inno a stelle e strisce, perché lei è stata capace di rubare ciò che poteva dal passato e dargli vita nuova, superando tutte le aspettative.

Classe ‘95, la popstar originaria del Kosovo ha già fatto il pieno di critica e consensi. Ha incasellato successi uno dietro l’altro. Dal 2015 infrange tutti i record di vendite e stream, e qui in Italia si è già esibita sul palco di Sanremo, anche se la sua apparizione è durata quanto una pizza davanti Adinolfi. Don’t Start Now, il primo singolo della nuova era, è già disco di platino in Italia, Physical sta facendo ballare milioni di ragazzi in quarantena in questo momento. Troppo bello per essere vero, e quando tutto sembra andare per il verso giusto arriva l’inaspettato. L’album Future Nostalgia viene leakkato su internet (per quelli non nati negli anni novanta, viene diffuso illegalmente). Pochi giorni e Dua fa una diretta Instagram in lacrime, annunciando che a seguito di questo atto pirata avrebbe anticipato l’uscita. Certo, non dev’essere affatto un’esperienza piacevole, ma credo fermamente che questo incidente di percorso non cambierà di una virgola l’avanzata di Dua nell’Olimpo del pop. Incede sicura di sé e del suo percorso, con un sound nuovo, pieno di sonorità rétro, sintetizzatori e ritmi uptempo, e soprattutto, con uno stile che sarebbe riconoscibile fra mille.

La traccia che apre l’album è quella che dà il nome al progetto discografico, e che introduce ad un mood favoloso quanto sopra le righe, perfettamente inquadrabile nello stile posticcio da ballroom anni ‘80. L’atmosfera da pista viene mantenuta per tutto l’album: i tre singoli usciti sono le punte di diamante dell’album, ma anche pezzi più dance come Hallucinate e Pretty Please, che viaggia su un beat funky completamente anni ‘90, mantengono il morale dell’album altissimo. Levitating è una traccia che ricorda moltissimo la Katy Perry di Witness, ma con quella verve catchy che, in fin dei conti, manca nell’album della collega. L’album si chiude con un piccolo gioiellino poco fuori contesto, Boys Will Be Boys, che conclude egregiamente il lavoro ponendo a contrasto le produzioni haunting ‘80s/‘90s col prepotente strumentale di archi pizzicati e cori dell’undicesima traccia.

I brani, ascoltati in sequenza, danno ancora più la sensazione di uno studio accurato sulle sonorità vogueing americane, sostrato importantissimo della cultura pop di cui anche lei è figlia. E no, non mi riferisco solo ai movimenti iconici presenti in tutti i video musicali, ma anche e soprattutto a quel fascino magico e glamour che solo una produzione attentissima poteva riprodurre così fedelmente. Sulla genesi dell’album, lei stessa dice: «Ero appena stata ospite ad un programma radiofonico a Las Vegas e mentre camminavo, schiarendomi le idee, ascoltavo la musica degli OutKast e No Doubt e ho pensato al motivo per cui continuavo ad amare questi brani, che non sembravano invecchiare affatto. Volevo incorporare questi sentimenti e suoni nostalgici che hanno caratterizzato la mia infanzia e il mio background musicale in un suono nuovo e moderno».

Dua Lipa ci ha dato prova che si può andare avanti dando uno sguardo alle proprie spalle. Future Nostalgia è un disco spensierato ma estremamente potente, impegnato solo nel complicatissimo compito di intrattenere il suo pubblico nonostante la pandemia e la reclusione forzata. Un disco che ha la pretesa di restare, e che sicuramente riuscirà nel suo intento. Ogni pezzo è una potenziale hit e sarà difficile non amarlo ascolto dopo ascolto. Ed è proprio mentre scrivo questa recensione che You Tube mi segnala l’uscita del video di Break My Heart. Non sarà un inno a Bacco, ma credo che lui approverebbe senz’altro.

Stefano Molinari
Autore

Ventitré anni di indigestioni musicali. Scrivo per non mangiare carboidrati. Più tagliente dei coltelli di Chef Tony. Tranquillo come la Cipollari al terzo caffè. Sono un gentleman col cuore punk. Mi chiamo Stefano, ma potete chiamarmi Ilmolinari.