Recensioni musica

Met Fish tra ansie, paure e Ronnie James Dio

Met Fish ha trovato il suo harem. E lo fa con beat tape interamente strumentale che descrive come uno spazio intimo in cui trovare rifugio dalle difficoltà della vita quotidiana, dalle paure e dalle insicurezze, ma anche un luogo in cui non tutti possono aver accesso, dove ci si mostra per quello che si è e non si deve temere alcun giudizio. Un beat tape profondo in cui Met Fish indaga la propria depressione e le ansie, a partire da Jeff The Killer il cui concept risiede nell’omonimo creepypasta: una persona che a seguito di un incidente decide di diventare un serial killer. Prima di farlo, però, avverte un enorme senso di vuoto, un turbinio interiore, ma allo stesso tempo sente l’esigenza di cambiare («In questa storia ho ritrovato le stesse sensazioni presenti sia in me stesso che nel mondo circostante», racconta Met Fish).

I toni si fanno chiaroscurali, malinconici a tratti, ma l’elemento che emerge con maggiore forza è uno strenuo senso di inquietudine. Baphomet – nato su un semple di Mario Bava e un incipit tratto dal documentario sull’idolo pagano che dà il titolo al brano – lascia il posto a Brainstorm e Caronte, un brano dalle sonorità rock in cui è chiaro l’omaggio agli Heaven & Hell, ma più precisamente a Ronnie James Dio. A chiudere il beat tape Malanconia, una traccia pensata come «la puntata finale di una serie tv. Quella quella in cui lo spettatore si pone delle domande sulla possibile continuazione della serie». E sì, è il caso di dirlo: speriamo ci sia una seconda stagione.