Chart musica

I migliori dischi del 2020 usciti nel primo semestre

Si sta per concludere luglio e con esso siamo ufficialmente entrati nella seconda metà del 2020. La prima metà, diciamocelo, non è stata incantevole. Il Coronavirus ha, purtroppo, fermato la musica live (che adesso sta pian piano ripartendo), ma fortunatamente in questa prima parte di quest’anno decisamente funesto, di bella musica ne è uscita tanta. Abbiamo tirato fuori, non senza fatica, un breve elenco di dischi internazionali e italiani, usciti da gennaio a giugno.

Future Nostalgia, Dua Lipa

Il secondo album è sempre il più difficile. Rischi di fare il passo più lungo della gamba e di consegnare al pubblico un disco che farà dire “ecco l’ennesima meteora”. Questo, però, non è il caso di Dua Lipa. Future Nostalgia, pubblicato il 27 marzo a due anni dall’uscita del debut album Dua Lipa, è stato anticipato dai singoli Don’t Start Now e Physical. Due brani che ci hanno subito immerso nell’immaginario e nelle sonorità che avremmo trovato nel disco. Future Nostalgia, infatti, è un mix, assolutamente azzeccato, di pop e disco music. La cantante ha raccontato di essersi voluta mettere alla prova con questo nuovo progetto discografico, uscendo dalla sua confort zone e ispirandosi a diverse artiste donne che ama, come Gwen Stefani, Madonna e Lady Gaga.

Circles, Mac Miller

Il 2020 potrebbe essere l’anno degli album postumi. Solo in queste ultime settimane sono stati pubblicati Shoot For the Stars, Aim For The Moon di Pop Smoke e Legends Never Dies di Juice WRLD. Due progetti discografici postumi che stanno andando fortissimo e che sono destinati a rimanere nelle classifiche per tantissimo tempo. Qui, però, vogliamo focalizzarci su Circles, l’album postumo di Mac Miller, pubblicato il 17 gennaio. Poco prima di morire, il 7 settembre 2018, il rapper stava lavorando al processo di registrazione del disco, che doveva essere correlato al suo ultimo lavoro, Swimming, pubblicato nel 2018. I due album si completano a vicenda e chiudono un cerchio. Due facce della stessa medaglia che ci mostrano le due anime di Mac Miller. Ed è inevitabile, ascoltando le dodici tracce che lo compongono, pensare alla morte di Mac e al suo talento incredibile. Circles è un album doloroso che tratta le molteplici sfumature della depressione e della dipendenza. Un progetto discografico, prodotto interamente da Jon Brion (compositore, tra l’altro, delle colonne sonore di Magnolia e Eternal Sunshine of the Spotless Mind), destinato ad essere non solo uno dei migliori dischi del 2020, ma probabilmente della storia della musica rap.

Changes, Justin Bieber

Avete presente quando Harry Styles ha smesso di essere uno dei bellocci degli One Direction e ha fatto uscire due disconi come il suo omonimo album di debutto e Fine Line? Ecco, anche Justin Bieber ha smesso di essere il ragazzino con il ciuffone di Baby e altre hit un po’ tamarre e super pop. Changes, uscito il 14 febbraio a cinque anni dal suo progetto discografico Porpouse, è il disco della sua maturità. Dopo aver combattuto con le dipendenze e aver confessato di essere affetto dalla malattia di Lyme, Justin Bieber si è sposato e ha messo la testa a posto, abbracciando la fede e la vita coniugale con la modella Hailey Baldwin. Il disco, anticipato dai singoli Yummy e Intentions, in collaborazione con Quavo, rappresenta tutti i cambiamenti avvenuti nella vita del cantante negli ultimi cinque anni. Nell’album troviamo sia canzoni d’amore dedicate alla moglie, come Habitual e That’s What is Love, che featuring, come Khelani, Travis Scott e Post Malone, artista che ormai sta bene con tutto e tutti, tanto da essere finito anche nell’ultimo disco di Ozzy Osbourne.

3.15.20, Childish Gambino

Kanye West è ormai da anni il re dei ritardatari. Annuncia la release del suo ultimo album e, puntualmente all’ultimo minuto, la rimanda. Donald Glover, aka Childish Gambino, è riuscito a fare di più. Ha infatti pubblicato online, su donaldgloverpresents.com, solo per dodici ore, il suo ultimo album 3.15.20. No, nessun titolo da disvelare come per 23 6541 di tha Supreme. Il titolo corrisponde infatti alla data di “pubblicazione” per le famose dodici ore di cui abbiamo parlato prima. I numeri ci accompagnano poi in tutto l’album. Ogni traccia infatti è un timecode, che indica esattamente a che minutaggio il brano compare nel disco. Childish Gambino è un matto, non c’è storia. Quello che ha prodotto non è un album, non è un mixtape, ed è allo stesso tempo entrambi. Contiene diversi featuring interessanti, come Ariana Grande e 21 Savage, ed è un progetto con il quale riconferma la sua incredibile penna e la sua capacità di parlare, in modo terribilmente lucido, di violenza, amore e insicurezze.

RTJ4, Run the Jewels

I titoli degli album dei Run The Jewels non spiccano certo per originalità. Fortunatamente, abbiamo lasciato la superficialità a casa e ci rendiamo conto che questo album, sotto tantissimi punti di vista, è una dei prodotti discografici più interessanti e riusciti della prima metà del 2020. «Fanculo, perché aspettare. Il mondo è infestato da stronzate, quindi ecco qualcosa di crudo da ascoltare mentre affronti questa situazione. Speriamo che ti dia gioia. Stai al sicuro e abbi speranza là fuori», hanno detto El-P e Killer Mike per annunciare la pubblicazione anticipata, e in free download, del loro quarto album. RTJ4 è un disco che racconta il presente, ma anche il passato. Uscito nel pieno del Black Lives Matter e delle proteste scaturite dopo la morte di George Floyd, rimette l’accento su delle tematiche che non sono affatto nuove. Temi che andrebbero affrontati ogni giorno e non solo quando qualcuno viene ucciso e i suoi diritti vengono calpestati in modo più violento del solito.

The New Abnormal, The Strokes

Sono passati sette anni dall’uscita di Comedown Machine. Un album dimenticabile, che aveva bisogno di un degno successore e di qualcosa che ridesse lustro agli Strokes, tra le band che hanno fatto la storia dell’indie rock americano di inizi 2000. C’è voluto un po’ di tempo, ma alla fine qualcosa di nuovo (e di buono) è arrivato, con l’uscita, lo scorso 10 aprile, di The New Abnormal. Senza soffermarsi troppo sulla cover, realizzata con un frammento di una celebre opera di Jean Michel Basquiat, il sesto album in studio della band newyorkése racchiude perfettamente passato, presente e futuro della loro musica. Strizza l’occhio ai celebri Is This It e First Impression of Earth, ma senza emularli. Infatti, ci offre una visione di quello che potrebbe essere il futuro degli Strokes, fatto delle immancabili chitarre, di synth e suoni che rimandano agli anni ’80.

The Slow Rush, Tame Impala

È un caso che l’album di Justin Bieber e The Slow Rush dei Tame Impala siano usciti lo stesso giorno? Sì, è assolutamente un caso. Come per Justin Bieber, anche la band di Kevin Parker non pubblicava un disco dal 2015, anno in cui era uscito Currents, progetto discografico che li aveva fatti conoscere in tutto il mondo. Anticipato dai singoli Borderline, It Might Me Time, Posthomous Forgiveness e Lost in Yesterday, l’album è stato registrato tra Los Angeles e lo studio del cantante a Fremantle, in Australia. Pescando un po’ dagli anni ’70 e ’80, i Tame Impala pubblicano un disco decisamente ricco: di manierismi, di synth, di riverberi e falsetti. E, nonostante sia così carico, è un disco che non annoia e, anzi, riconferma la grandezza di Kevin Parker e soci.

Mr. Fini, Guè Pequeno

A distanza di due anni da Sinatra, Guè ha pubblicato lo scorso 26 giugno un lavoro imponente ed elaborato che mostra le varie sfaccettature della musica e della persona di Cosimo Fini. Con l’artwork della cover realizzato da Corrado Grilli (aka Mecna), le produzioni di, per citarne alcuni, Night Skinny, Shablo e Low Kidd, e una serie di featuring assolutamente riusciti, Mr. Fini si candida per essere uno dei dischi rap più riusciti non solo di questo primo semestre, ma dell’anno.

Gemelli, Ernia

Il 2020 potrebbe decisamente essere l’anno d’oro del rap italiano. Pubblicato il 19 giugno scorso, Gemelli è il terzo album in studio del rapper milanese. Se Superclassico ha già invaso le stories di Instagram, anche di quelli che non masticano molto il rap, c’è da dire che sta riscuotendo un certo successo anche Puro Sinaloa. Se mi suona familiare non stranitevi: il brano è un omaggio a una pietra miliare del rap, Puro Bogota dei Club Dogo. A distanza di tredici anni, questo brano sancisce una sorta di passaggio di testimone generazionale. La nuova scuola, composta da artisti come Lazza, Rkomi e Tedua, rispetta il passato ma guarda assolutamente verso il futuro del rap, che visto da qui non sembra affatto male.

Presto, Generic Animal

Sa scrivere e sa suonare la chitarra da gara. Se a tutto questo aggiungi le produzioni di Fight Pausa e i featuring con Franco126 e Massimo Pericolo ottieni Presto, uscito lo scorso 21 febbraio per La Tempesta/Universal. Un disco che racconta perfettamente la fine dell’adolescenza e l’inizio dell’età adulta, con tutti i problemi che ne conseguono. L’unico difetto di quest’album: essere stato pubblicato a qualche giorno dal primo lockdown milanese, che ha impedito a Luca Galizia (questo il suo vero nome) di suonare Presto dal vivo per cinque mesi.

Merce funebre, Tutti Fenomeni

Tanti lo paragonano ad un Franco Battiato trap, ovviamente senza sksk. Ma perché fare paragoni? Perché non diciamo semplicemente che Merce funebre è uno dei dischi d’esordio più interessanti di questa prima metà del 2020? Interamente prodotto da Niccolò Contessa e pubblicato il 17 gennaio per 42Records, è un disco che cambia ad ogni ascolto. Difficile da decifrare, ricchissimo di riferimenti letterari e non solo, Merce funebre è un disco complesso, irriverente e ironico.

Cip!, Brunori Sas

Qui potremmo semplicemente scrivere: va a Brunori Sas, per l’album Cip!, il Premio Tenco 2020 per il miglior album in assoluto. Questo probabilmente basterebbe, ma l’ultimo album di Dario Brunori, uscito a dieci anni da Vol. 1, il suo disco d’esordio, merita qualche parola in più. A tre anni da A casa tutti bene, il cantautore è tornato con undici tracce che parlano dell’Uomo. Quello che si batte per amore vero, quello che dura nel tempo e non è vittima dell’obsolescenza programmata come gli smartphone. Con Cip! Brunori si riconferma uno dei fiori all’occhiello del cantautorato italiano. Con o senza Premio Tenco.

Mi ero perso il cuore, Cristiano Godano

Cristiano Godano pubblica a 53 anni il suo primo disco da solista, dopo trent’anni di carriera con i suoi Marlene Kuntz. Uscito lo scorso 26 giugno per Aia Bianca, Mi sono perso il cuore è caratterizzato da sonorità folk e alternative country. Ma non solo. Si sente tutta l’ispirazione ad artisti come Bob Dyaln, Neil Young e Nick Cave, di cui Godano si è sempre dichiarato un grande ammiratore. Un disco che va oltre la musica, perché fatto di testi scritti in modo magistrale, molto vicini alla poesia.

W, Populous

Il nuovo album di Populous omaggia le donne. W, uscito lo scorso 22 maggio per La Tempesta e per Wonderwheel Recordings nel resto del mondo, mette al centro l’universo femminile, da sempre grande ispirazione per Andrea Mangia (vero nome dell’artista). Populous ci fa dimenticare la musica elettronica commerciale e ci fa ballare con un album che mostra una cura quasi ossessiva (giustamente) per i dettagli e un sound fresco e accattivante. Se poi ci mettiamo che nel disco appare anche M¥SS KETA, nel brano House of Keta, non possiamo che ottenere qualcosa di pazzesko e immancabile in questa classifica.

Benedetta Minoliti
Autore

Laureata in lettere moderne, da grande vorrebbe fare la giornalista (anche se ormai dovrebbe smettere di dirlo dato che non è più tanto piccola). Non esce mai di casa senza le cuffie, non saprebbe davvero come fare altrimenti. Fan sfegatata di The Killers e Oasis, le piace descriversi utilizzando una frase che Noel ha simpaticamente dedicato a Liam: «Sono una forchetta in un mondo in cui si mangiano solo zuppe».