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Gli Stones, la Svizzera e quell’intramontabile canzone d’amore

Quando Keith Richards spara il gigantesco La Minore introduttivo vengono giù gli stadi e tutti sanno che sta per iniziare una delle più belle ballad dei Rolling Stones. Uscita nel 1973, Angie alimenta da allora un flusso di leggende metropolitane pressoché costante. La canzone fu scritta musicalmente da Keith Richards, il quale affidò a Mick Jagger il testo e l’ interpretazione. Nel 1972 Keith Richards era ridotto male. L’eroina che aveva sempre pensato di potere controllare lo stava consumando. A Los Angeles si erano ridotti a farsi, lui e l’amico Gram Parsons, quella che chiamavano «raschiatura di scarpe messicane», robaccia proveniente dal Messico spesso tagliata con le peggiori schifezze. «Decisi di mollare». E lo fece nel modo più duro: smettendo tutto d’un colpo, come aveva fatto John Lennon, un’esperienza tremenda che il Beatle aveva raccontato in Cold Turkey. Per disintossicarsi, Richards scelse la Svizzera. Racconta l’esperienza in Life, la sua biografia: «È come se per giorni tutto il tuo corpo finisse sottosopra e ripudiasse se stesso. I tre giorni più lunghi della tua vita. Sei lì che vomiti e ti aggrappi alle pareti. Perché ti fai una cosa del genere? Non lo so, ancora adesso non lo so. Ti formicola la pelle, ti si rivolta l’intestino, non riesci a impedire gli spasmi e i movimenti inconsulti alle tue membra e vomiti e caghi nello stesso istante, la merda ti esce dal naso e dagli occhi». Mentre si trovava in clinica, Anita Pallenberg gli diede una figlia, Angela. «Avevo con me una chitarra e scrissi Angie in un pomeriggio, seduto sul letto, visto che finalmente ero di nuovo in grado di muovere le dita e metterle al posto giusto. Non si trattava di una persona in particolare, era solo un nome. Non sapevo che Angela sarebbe stata chiamata Angela».

Ne viene fuori una canzone intensa con un testo struggente, sensuale, a tratti lamentoso, che ha per protagonista una donna sicuramente amatissima, ma impossibile da possedere, attratta e respinta, adorata e abbandonata (“Angie, Angie/When will those dark clouds all disappear/Angie, Angie/Where will it lead us from here”). Ma chi è realmente Angie? Tante le ipotesi. Forse Angela Bowie, moglie di David e amante di Mick Jagger. Più probabilmente Angie è dedicata ad Anita Pallenberg, la donna che spezzò il cuore a tre membri della band, Brian Jones, Mick Jagger e Keith Richards. Una donna che aveva tutto, fama, successo, denaro, ma alla quale effettivamente mancava un po’ di buon senso, o forse era avida di sentimenti, di quelli spacca anima che solo le rock star sanno regalare. Fu fidanzata con Jones dal 1965 al 1967, ma lo lasciò a causa della sua tossicodipendenza e al suo ricovero urgente in ospedale. Quando Jones si riprese, Anita si era ormai legata a Richars e questo causò l’inevitabile rottura dell’amicizia fra i due musicisti. Successivamente i due si sposarono ed ebbero tre figli. Il matrimonio non durò molto, Anita, questo incredibile “angelo”, era già distratta da un altro della band, Mick Jagger. Il loro flirt nacque, visse e morì sul set di un film, dove entrambi recitavano. Angie oggi è la perla di Goats Head Soup, l’undicesimo album in studio della loro discografia britannica che venne registrato in Giamaica, Los Angeles e Londra con la collaborazione del produttore Jimmy Miller, ed uscì dopo il doppio album capolavoro del 1972 Exile On Main St.