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Teniamoci stretto Springsteen: i 5 brani fondamentali

Artisti come Bruce Springsteen sono da preservare come archivio permanente di un rock & roll che può raggrinzire nella pelle, ma non fa la muffa nel vinile. C’è qualcosa in lui che funziona dannatamente bene anche dopo 48 anni di carriera. Un qualcosa che continua a suonare puro, giovane e spontaneo anche in un periodo storico in cui l’auto-tune è diventato il tratto caratterizzante del settanta percento delle canzoni ai vertici delle classifiche. E funziona perché Bruce Springsteen – che compie oggi 71 anni – è uno dei pochi artisti che continua a raccontare il mondo che lo circonda senza snaturarsi o cadere nello scontato, nel risentito. Insomma, Bruce Springsteen è uno di quegli artisti da tenere stretti, perché di songwriter come lui ne nasce uno ogni cento anni. E se non la pensate così, siamo sicuri che cambierete idea dopo aver ascoltato (o riascoltato) questi 5 brani fondamentali della sua carriera.

Born in the U.S.A. (1984)

La canzone tratta degli effetti della Guerra del Vietnam sugli statunitensi, sebbene sia spesso interpretato come un tema patriottico, fraintendendo così il significato. Il presidente repubblicano Ronald Reagan volle utilizzare la canzone per la sua campagna elettorale, ma Springsteen rifiutò. È in parte un tributo agli amici di Springsteen che combatterono nella guerra, alcuni dei quali non tornarono (“They’re still there, he’s all gone”/“Loro sono ancora là, lui non c’è più”).

The River (1980)

The River fu suonata da Springsteen per la prima volta durante un concerto al Madison Square Garden nel settembre del 1979, molto prima di essere pubblicata. In questa occasione, Bruce spiegò di essere stato ispirato, nella stesura del brano, dalla vicenda familiare di sua sorella Virginia, rimasta incinta a 17 anni, e del cognato, Mickey Shave. «Hanno fatto molta fatica a fine anni ’70, come molte persone faticano anche oggi», racconta Springsteen dopo aver suonato tutto The River nel 2009.

Thunder Road (1975)

Thunder Road ha dato il via al trionfo musicale ed esistenziale del ragazzo del New Jersey. Springsteen era sicuro di aprire Born to Run con la sua title track, finché non ha scritto Thunder Road. «Era l’opzione più ovvia, visto l’intro», ha detto. «C’è qualcosa nella melodia di Thunder Road che fa pensare a un nuovo giorno, alla mattina, qualcosa che sta iniziando». Riguardo al testo, Bruce racconta che è stata scritta dopo la guerra in Vietnam: «C’è un senso di incertezza per il futuro e chi siamo, dove stiamo andando, dove tutto il Paese sta andando, e l’ho voluto mettere nell’album».

Born to Run (1975)

Sprinsteen ha iniziato a lavorare a Born to Run un giorno del 1974, seduto sul letto di un cottage in affitto vicino alla spiaggia di Long Branch, New Jersey. «L’abbiamo suonata in molti modi – ha detto l’ex batterista della E Street Band Ernest “Boom” Carte, che ha lasciato la band poco dopo aver finito la canzone. «A furia di stare in studio sono diventato un ottimo giocatore di biliardo e freccette». Il brano è ormai una pietra miliare del rock & roll che non manca mai nelle scalette dei suoi concerti.

Racing in the Street (1978)

Racing in the Street, ultima traccia del lato A di Darkness on the Edge of Town, è una ballata al pianoforte, cantata dalla prospettiva di un perdente di una cittadina con un’auto truccata e una ragazza con un occhio pigro. Parlando del pezzo durante un concerto del 1978, Springsteen ha rivelato di essersi ispirato da una strada fuori Asbury Park, New Jersey, e di averla scritta poco dopo la mezzanotte di capodanno del 1975 al Tower Theatre. Racing in the Street è la metafora delle nostre vite. L’esistenza assomiglia a una strada che cambia panorama man mano che la si percorre con persone diverse, con mezzi e sentimenti differenti.