Recensioni musica

Manuel Ponzetti, il pop non è solo roba da mestieranti

Fare musica, in senso generale, non richiede per forza una capacità canora fuori dal comune. A volte basta saper scrivere molto bene, e non è poco. In altri casi, invece, è l’attitudine a trasformare un artista in una rockstar. Per esempio: De André non era certo famoso per la sua estensione vocale; no, lui era un poeta in grado di narrare come nessun altro, grazie ad una penna a dir poco illuminata. Quanto all’attitudine, invece, potremmo citare, sempre tra gli italiani, Rino Gaetano, uno di quelli che ogni volta che compariva, risucchiava completamente tutte le energie in sala. Esistono tuttavia degli artisti, magari con entrambe le doti di cui sopra, ma che a tutto questo aggiungono la perizia, la tecnica, la competenza oggettiva. Fan parte di questa categoria, per esempio, Mina, Ranieri e Baglioni. Quando si ascolta Manuel Ponzetti si può commettere un errore fatale: farsi accecare da una voce formalmente perfetta e controllata. La verità è che sotto il velo di Maya, che per inciso, è un bellissimo velo damascato, c’è dell’altro, c’è molto di più. Perché se il percorso di Manuel parte da lontano (all’età di tredici anni inizia a frequentare corsi di canto moderno), è altrettanto vero che dentro la sua musica c’è un’anima in grado di toccare certi tasti che la sola voce non potrebbe nemmeno sfiorare. Fiocco di neve, primo singolo dei due presentati dall’artista, è per esempio uno di quei brani che parla di perdita, ma senza sfociare in un facile vittimismo o nella mera descrizione del dolore.

Questo brano sembra nascere piuttosto per esorcizzare una piaga. Sembra quasi che l’artista di Crema lo abbia scritto senza pensare a ciò che quei pensieri messi in musica sarebbero potuti diventare. Perché è evidente che senza un vissuto è impossibile essere degli artisti, meno che mai, di successo. Molto più surrealista è invece il mondo dipinto da Daniele Conti e Federico Fabiano in Non basterà, secondo singolo di Ponzetti. Il tema centrale è il sogno e la fugacità di certi momenti. Una sorta di Midnight in Paris in cui ognuno di noi può essere un Gil smarrito ed ubriaco in attesa di una carrozza. Se le linee vocali attingono molto alla tradizione popolare nostrana, il sound che contraddistingue i due brani è invece assai moderno e ricercato. La forma strizza l’occhio al pop radiofonico, ma la sensazione è che ci sia molto di più che un refrain orecchiabile da canticchiare. I vocal chop super contemporanei di Fiocco di neve e il vibrato di Non basterà si mescolano ad un muro sonoro forte ed impattante di archi e percussioni nel primo caso e alle doppie voci nel secondo. Il risultato? Una coppia di brani di musica leggera molto interessanti e ben fatti che colpiscono nel segno e che potrebbero avere qualche chance in un panorama spietato e competitivo come quello del mainstream.

Simone Mancini
Autore

Nato lo stesso giorno dei suoi idoli Steve Jobs e Steve McCurry, Simone non ha nulla a che spartire con loro. Cerca di auto convincersi che la colpa sia dei genitori che non lo hanno chiamato Steve. Laureato in una cosa che gli permette di vivere senza lavorare davvero, sogna uno scudetto della Lazio e la pace nel mondo.