Opinion musica

È arrivato il momento di prendere sul serio Miley Cyrus?

Quando ero più piccolo ricordo che i miei genitori mi regalarono un giocattolo contenente diverse formine. La formina triangolare andava messa nello spazio triangolare, quella rettangolare nello spazio rettangolare, e così via. Io che già ero incline a qualche forma di anarchia, mi sforzavo di fare entrare le formine negli spazi sbagliati. Sia chiaro, sapevo benissimo dove andavano poste quelle figure geometriche colorate, ma non ne volevo proprio sapere di metterle nel posto giusto. La mia sfida era quella di far entrare il cerchio nello spazio riservato al quadrato. Così, entrato, ho cominciato a spingere forte, fino ad incastrarlo completamente. Non era né fuori, né dentro. Era semplicemente incastrato in un posto che non era il suo. Ho pensato a quel giocattolo l’altra sera, durante l’MTV Unplugged Miley Cyrus Backyard Project, che suona quasi come un progetto di lancio della NASA.

Dal suo giardino di Los Angeles, l’ex star della Disney propone non solo le sue hit più famose, ma anche cover di pezzi che hanno fatto la storia della musica pop, come Gimme More di Britney Spears, e altre canzoni di gruppi meno radiofonici come i Pearl Jam e i The Cardigans. è proprio in questi pezzi che Miley riesce a tirare fuori uno sconvolgente mix di emozione e maledizione; è proprio nel rock che qualcosa di completamente inedito esce fuori dalla bocca della più provocatrice delle teen idol. Credo proprio che “provocatrice” sia la parola più giusta da usare nel suo caso. Fino a poco tempo fa, infatti, Miley Cyrus era il tipo di artista ricordata solo per le sue acrobazie in déshabillé sulle note di Wrecking Ball, per il twerk selvaggio di We Can’t Stop e per quel maledettissimo ritornello di Party in the USA. Quel tipo di star che se hai più di trent’anni guardi con sospetto, quasi a volerne prendere le distanze automaticamente, senza neanche ascoltare cos’ha da dire.

Da dire Miley ha tanto, e forse è arrivato il momento di prenderla sul serio. La ragazza è cresciuta, cambiata e se vogliamo anche maturata. Il suo timbro, già inconfondibile, è diventato ancora più denso e permeante, ed è nel rock che riesce a esprimerlo in maniera totale. Non ci credete? Abbiamo selezionato per voi le 13 migliori interpretazioni rock di Miss Cyrus. 13 prove dell’indiscutibile talento di questa ragazza. 13 momenti di musica di cui non potrete fare assolutamente a meno. Questi sono i 13 Reason Why di Miley Cyrus (no, se non siete fan delle serie Netflix, probabilmente non avete capito la battuta).

The Cranberries, Zombie (2020)

Continua la promozione del suo ultimo singolo Midnight Sky, ma non solo. Una delle chicche rock (forse la più bella) è diventata virale pochi giorni fa. Durante il Save Our Stages Fest, la cantautrice americana si è esibita con alcuni suoi brani e un paio di cover. Il brano della compianta Dolores O’Riordan ha ritrovato vita nella voce graffiante ed intensa di Miley. 5 minuti di assoluta emozione.

Blondie, Heart Of Glass (2020)

Il mese scorso, durante l’edizione after-Covid dell’iHeartRadio Music Festival, Miley ha aperto il suo set di quattro canzoni con una cover di Heart Of Glass dei pionieri della new wave newyorkese Blondie, contenuto nell’album Parallel Lines. A cavallo tra il rock e la disco, questo pezzo apre le porte ad una nuova visione d’artista. Una delle interpretazioni più belle che siano mai state fatte di questa canzone, e sapete perché? Perché non cerca neanche lontanamente di scimmiottare Debbie Harry. La sua versione è ruvida e pieni di richiami al country-rock. Anche gli stessi Blondie hanno approvato la cover We think Miley Cyrus nailed it“, hanno twittato in seguito. E hanno ragione.

Eagles, Take It To The Limit (2020)

Per il live lounge della BBC Radio 1, Miley ha scelto un paio di cover eclettiche: oltre a My Future di Billie Eilish, ha cantato Take It To The Limit dei mostri del classic rock di Los Angeles, gli Eagles. La disinvoltura con cui Miley esegue anche le note più alte, senza il minimo accenno di sforzo, è la conferma più evidente delle capacità vocali della ragazza. La cantante ha dedicato Take It To The Limit alla sua defunta nonna. Sono sicuro che anche a lei sarebbe piaciuta.

Pink Floyd, Comfortably Numb (2019)

«I sing songs like. [We] Can’t Stop’ for you, but then I sing a couple of songs for me», ha detto Miley alla folla dell’iHeartRadio Music Festival dello scorso anno. Il pezzo in questione è stata presa dal concept album dei Pink Floyd, The Wall. Una parte del testo della canzone scelta sembra quasi parlare di lei, e del desiderio di Miley di liberarsi dallo stampo in cui è stata messa: “I can’t explain you would not understand, this is not how I am”. L’intensità del messaggio è sottolineata da un registro basso che fa venire i brividi.

Led Zeppelin, Black Dog (2019)

Glastonbury 2019. Mentre un ondata di caldo torrido travolge i presenti al festival, Miley infiamma ancora di più l’atmosfera con la cover di Black Dog dei Led Zeppelin. Voce graffiante sul suono sporco di una chitarra elettrica. Credo sia stato il momento più forte della serata, quello in cui questa performer uccide sul palco quello che rimane di Hannah Montana.

Metallica, Nothing Else Matters (2019)

Lo show di Glastonbury non finisce con Black Dog. Dallo stesso set che ha ridefinito la sua carriera, viene la cover della figlioccia di Dolly Parton di uno dei pezzi più belli dei Metallica. Sei anni fa, James Hetfield della band ha scherzato sul fatto che gli piacesse la musica di Miley Cyrus per placare i suoi figli. Nel 2019, lui e il batterista Lars Ulrich erano entrambi presenti e attoniti davanti lo spettacolo portato sul Pyramid Stage.

Nine Inch Nails, Head Like A Hole (2019)

Con il suo ruolo da protagonista in Black Mirror nei panni di Ashley O, Miley Cyrus sembrava fare un po ‘di luce sulle sue inclinazioni più rock e sul desiderio di stracciare quell’etichetta pop che le era stata cucita addosso. Nello spettacolo, la pop star dai capelli rosa canta una versione del brano del 1989 dei Nine Inch Nails. Anzi no, in effetti canta due versioni del brano. Nella prima, la cantante stravolge completamente il mood del pezzo, costruendo un’atmosfera giocosa e frizzante. Nella seconda versione, più cupa, Miley si avvicina al pezzo originale. In entrambi i casi, una grande prova di abilità rock. Usa l’ode anticapitalista dei Nine Inch Nails per puntare un faro sul modo in cui gli artisti sono commercializzati. Non c’è da stupirsi che lo stesso Trent Reznor abbia approvato l’adattamento.

Tom Petty, Wildflowers (2017)

Pochi giorni dopo la morte del leggendario Tom Petty, Miley Cyrus ha eseguito Wildflowers all’Howard Stern Show in omaggio a uno dei suoi artisti preferiti. Parlando con il conduttore, ha aggiunto che la scelta è ricaduta su questo pezzo perché «hopeful rather than mourning», più speranzoso che piena di lutto. è un compito difficile affrontare un brano di Tom Petty, soprattutto in un momento così delicato. Ma probabilmente l’emozione ha fatto il 50% del lavoro. Il restante lo ha fatto il suo talento.

Beatles, Lucy In The Sky With Diamonds (2014)

Sebbene Black Mirror abbia mostrato al mondo il lato rock & roll di Miley, lei si esibisce da anni in cover di brani che hanno niente a che fare con la sua discografia, e il Bangerz World Tour nel 2014 ne è la prova. Oltre a cantare il classico Jolene della sua madrina e Hey Ya degli Outkast, il tour prevedeva anche un’interpretazione della psichedelica Lucy In The Sky With Diamonds dei Beatles. In un periodo complicato della sua carriera artistica, Miley opta per un’ode all’LSD. C’è niente di più rock?

Fleetwood Mac, Landslide (2014)

Durante una tappa dello stesso tour, la paladina di MTV ha reinterpretato Landslide dei Fleetwood Mac. Le somiglianze tra la sua voce e quella di Stevie Nicks sono evidenti. La performance è quanto di più assurdo abbia visto in questi anni. Disinvolta come non mai, tira fuori il telefono per leggere il testo della canzone. Credo che in effetti, se c’è qualcosa di più rock dell’ode all’LSD, sia proprio questo mood disinteressato e dannato.

Arctic Monkeys, Why’d You Only Call Me When You’re High? (2014)

Ancora il Bangerz Tour. Prima di iniziare Miley dice al microfono: «This song is called Why’d You Only Call Me When You’re High?. And it’s a trick question, ‘cos I’m always high». Se non avete capito, vi sconsiglio di usare Google Traduttore. E funziona, quasi meglio dell’originale. Penso che in un universo parallelo in cui Alex Turner è un cowboy di Red Dead Redemption, la cover di Miley è il suo monologo interiore. Un momento che riesce a combinare rock e delicatezza.

Nirvana, Smells Like Teen Spirit (2011)

Siamo agli inizi della sua carriera, con i primi tour dopo il successo di Hannah Montana. Smells Like Teen Spirit dei Nirvana è stato l’inizio di un cammino di perdizione (o di redenzione, che dir si voglia). Una palla curva perfetta. Un cazzotto in faccia a chi la voleva ancora piccola e innocente.

Joan Jett & The Blackhearts, I Love Rock & Roll (2011)

L’influenza di Joan Jett sul materiale più recente di Miley (ad esempio l’EP dell’anno scorso She Is Coming) è davvero chiarissima; motivo per cui è un vero piacere rivisitare questo mix dei pezzi più famosi dei Blackhearts. La coreografia rende il pezzo ancora troppo pop. Ma, volete la verità? Non me ne frega niente.

Credo fermamente che Miley Cyrus sia uno dei talenti più sottovalutati del panorama pop internazionale, e credo anche che il motivo sia proprio perché fa parte di questo panorama pop, che in un modo o nell’altro l’ha condannata. Il pop gli paga le bollette, è vero. Ma la qualità della sua voce ed il suo timbro si sposa benissimo col rock, e questo lei lo sa. Solo che se facesse un album intero con queste sonorità, manderebbe in cortocircuito non solo la sua discografia, ma anche tutto il pubblico che si è costruita, e che la va a vedere per sperare che twerki ancora sulle note di We Can’t Stop. Ripenso ancora alla formina incastrata nel posto non suo. Chissà se esiste un posto anche per lei.

Stefano Molinari
Autore

Musicalmente polemico da 24 anni. Da piccolo volevo fare il lanciatore di coltelli, ma poi ho capito che scrivere è ancora più pericoloso. Vivo ogni giorno come se fosse capodanno a Courmayeur: ma io sono quello che serve ai tavoli. “Un gentleman col cuore punk”, dicono. Peccato per il pacemaker.