Cult Musica

Il country pop di Dolly Parton va riscoperto subito

«Le cose sono diverse quando diventi una star – dice Dolly Parton in una delle ultime scene di Here I Am, il documentario di Netflix sulla sua carriera – Ma volevo essere una star e ora non me ne lamento, perché apprezzo che la gente mi conosca e mi riconosca. Ma ora è così diverso l’ambiente rispetto a quando ero una ragazza. E sono contenta di essere una di quei veterani che sono cresciuti allora e che sanno com’era costruire davvero una carriera e non avere necessariamente qualcuno che la costruisce per te e te la dà». Snobbato dai puritani del country ma fonte di ispirazione per molti cantautori della nuova leva (Miley Cyrus, Lee Ann Womack e Taylor Swift su tutti), il country pop di Dolly Parton ha segnato un’epoca. Un patrimonio artistico che andrebbe trasmesso alle generazioni future, per questo abbiamo selezionato le canzoni più belle della regina del country (insieme a Reba McEntire è l’unica artista country ad aver raggiunto la prima posizione nelle classifiche dei singoli almeno una volta per quattro decenni consecutivi). Non è stata una scelta facile – siamo stati costretti ad escluderne di bellissimi come Why’d You Come In Here e Coat of Many Colors – ma è un buon punto di partenza per esplorare la discografia dell’artista di Sevierville.

Here You Come Again (1977)

Composta da Barry Mann e Cynthia Weil, Here You Come Again è un raro esempio di un successo di Parton che non ha scritto lei. Il duo di compositori originariamente compose il brano nel 1975 come potenziale successo per il ritorno per Brenda Lee, ma quando Lee decise di non registrarlo, la canzone fu assegnata alla Parton.

Jolene (1874)

La canzone narra di una donna che affronta Jolene, una bellissima ragazza. La donna crede che quest’ultima stia tentando di sottrarre il suo uomo e per l’appunto la prega di non portarglielo via. Nel corso della canzone la ragazza implora Jolene dicendo “per favore, non prenderlo solo perché puoi farlo”. Sulla genesi del brano, Parton racconta: «Nei primi anni della carriera incontrati una ragazza di nome Jolene che voleva un autografo. Mi innamorai di quel nome così le dissi che probabilmente lo avrei utilizzando in un brano. Poi un giorno, molti anni più tardi, ho visto mio marito (Carl Dean ndr.) che flirtava con una stronza dai capelli rossi. Così ho scritto una canzone su quello che stavo provando utilizzando quel nome, il resto è diventato storia della musica».

Two Doors Down (1977)

«Nel 1977, quando scrissi Two Doors Down, ero in tour. Ci divertivamo, bevevamo, facevamo feste. Ma non era sempre tutto rose e fiori. È stata dura stare via tanto tempo, lontano da casa e dalla famiglia. Fortunatamente lungo la strada ho trovato una nuova famiglia, fatta di band e troupe composte da gente di tutti i tipi: di colore, gay, lesbiche, transgender e di ogni religione. Ma a nessuno importava, perché ci amavamo e andavamo d’accordo», racconta la cantautrice ricordando gli anni che hanno portato alla composizione e registrazione di Here You Come Again.

Rockin’ Years (1991)

Il brano è un valzer country mid-tempo in cui Dolly duetta con Ricky Van Shelton (Somebody Lied e Life Turned Her That Way). I due promettono di amarsi fino ai loro “rockin’ years”, ossia quando saranno vecchi (“Sarò il tuo amico, sarò il tuo amante/Fino alla fine, non ci sarà nessun’altra”).

I Will Always Love You (1974)

Ma I Will Always Love You non era di una certa Whitney Houston? Se vi trovate in questo articolo, ovviamente la risposta è no. Pochi sanno che la canzone fu composta nel 1974 da Dolly Parton e solo successivamente, nel 1992, la cantante di Newark la portò al successo grazie all’inserimento nel film The Bodyguard di Mick Jackson con Kevin Costner («Un giorno, mentre guidavo la macchina – ricorda la Parton – ho acceso la radio e ho sentito l’attacco di Whitney a cappella. Mi ci è voluto qualche secondo per rendermi conto di che pezzo fosse. Ho pensato: “Eppure mi è così familiare”»). I Will Always Love You conquistò anche Elvis Presley che, poco dopo l’uscita del brano negli anni Settanta, contattò Dolly per chiederle di registrare una versione a due voci. Una proposta che avrebbe fatto capitolare qualunque donna, ma non lei. Dolly rifilò anche perché c’era l’inghippo: The King pretendeva di avere la metà dei diritti del pezzo.

Islands In The Stream (1983)

Cosa ci fa Islands In The Stream in questa classifica? Sappiamo che non rientra nella top ten dei migliori brani della cantautrice, ma è senza alcun dubbio nella lista dei cento duetti più belli della storia. Il brano fu scritto dai Bee Gees e interpretato da Dolly con la leggenda del country che ci ha lasciato lo scorso marzo, Kenny Rogers.

Emanuele Camilli
Autore

Nasce nel marzo di un anno dispari. Il primo album che acquista è... Squérez? dei Lunapop. Il suo sogno? Vedere i fratelli Gallagher ancora una volta insieme su un palco.