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Jeff Buckley, l’anima fragile del rock in 8 brani essenziali

Un disco, una manciata di singoli e nulla di più. Eppure la morte di Jeff Buckley ha fatto tanto rumore. C’è chi l’ha definito «uno dei più grandi compositori del decennio» (Bob Dylan) e chi «una goccia pura in un oceano di rumore» (Bono). Il cantautore di Anaheim, però, non voleva essere nulla di tutto ciò. «C’è stato un momento della mia vita non troppo tempo fa nel quale potevo semplicemente esibirmi in un café e fare ciò che mi piaceva fare, suonare musica, imparare esibendomi», disse poco prima di morire annegato nel Wolf River. «In questa situazione avevo il prezioso e insostituibile lusso del fallimento, del rischio, della resa. Ho lavorato duramente per mettere insieme queste cose, questo ambiente di lavoro. Mi piaceva e poi mi è mancato quando è sparito». Non sappiamo se la morte abbia contribuito alla sua glorificazione, quel che è certo è che oggi Jeff Buckley è la leggenda dell’indie rock americano. In occasione dell’anniversario della sua nascita, ecco gli otto pezzi straordinari pubblicati pre e post mortem.

Grace (1994)

Grace sta a Jeff Buckley come Satisfaction sta agli Stones. Scritta dallo stesso Buckley insieme a Gary Lucas (Chris Cornell, Lou Reed, John Cale, Nick Cave, Patti Smith) sulla strumentale dal titolo Rise Up To Be e prodotta da Andy Wallace, Grace è il fulfillment della discografia del cantautore. «La grazia? La grazia è l’unica cosa che conta, specialmente nella vita. È una qualità che ammiro molto perché ti impedisce di prendere la pistola troppo velocemente. Ti impedisce di distruggere le cose in modo troppo stupido. Ti mantiene in vita e ti tiene aperto a una maggiore comprensione», spiegò Buckley in un’intervista.

Last Goodbye (1994)

Registrata per la prima volta nel 1990 e suonata live sotto il nome di Unforgiven, è la prima canzone estratta da Grace, il primo (ma anche l’ultimo) disco in studio pubblicato in vita da Buckley. Last Goodbye è una struggente letta d’addio in cui il cantautore dice: “Odio sentire che l’amore tra di noi è morto/Ma è finita/Ascolta soltanto questo e poi me ne andrò/Mi hai dato tanto per cui vivere/Molto di più di quanto tu possa immaginare”. Un capolavoro degli anni Novanta.

Forget Her (2004)

Il brano fu registrato per essere inserito in Grace, ma lo stesso Buckley volle escluderlo dalla versione finale, opponendosi così al parere della casa discografica, la Columbia Records, che l’aveva invece scelta come singolo di lancio del lavoro stesso. Il brano, composto dal cantautore dopo una rottura con la compagna Rebecca Moore (“Mentre questa città é impegnata a dormire/Tutti i rumori sono lontani/Cammino per le strade per fermare il mio pianto/Perché lei non cambierà mai i suoi modi”), fu poi incluso come undicesima traccia della riedizione dell’album pubblicata nel 2004.

Everybody Here Wants You (1998)

Traccia numero due dell’album rimasto incompiuto a causa della sua morte (Sketches for My Sweetheart the Drunk). Everybody Here Wants You è una canzone d’amore anticonvenzionale scritta da Buckley per Joan Wasser, la sua ragazza all’epoca (“Ed i nostri occhi bloccati in un amore abbattuto, io siedo orgoglioso/Anche quando tu sei svestita nei tuoi sogni con me”).

So Real (1994)

So Real segue un pazzesco riff principale ideato da Michael Tighe (Mark Ronson, Adele, Liam Gallagher), chitarrista che si unì alle registrazioni nella fase finale. «Adoro So Real perché è stata prodotta dal vivo alle tre del mattino. Tutto quello che sentite è stato acquisito in presa diretta», spiegò Buckley in occasione dell’uscita del disco.

Lover, You Should’ve Come Over (1994)

Se c’è una perla nascosta nella discografia di Jeff Buckley, questa è senza alcun dubbio Lover, You Should’ve Come Over. Ispirata dalla fine della relazione con Rebecca Moore, il brano racconta lo sconforto di un giovane ragazzo che scopre il potere delle azioni (“Troppo giovane per resistere/E troppo vecchio per liberarmi e, semplicemente, correre”). Il biografo e critico David Browne descrive il testi come «confused and confusing» e la musica come «una languida bellezza».

Sky Blue Skin (2019)

Registrata il 13 settembre 1996, Sky Blue Skin è stata pubblicata solamente nel 2019 in occasione del 25esimo anniversario di Grace. Quasi sei minuti di pura poesia con la voce di Buckley che nuota in un abisso funereo. “Vedo già i fantasmi sul marciapiede”, canta, prima di ripetere: “È probabile che non riconosceresti nemmeno l’uomo che sono ora”. Gli ultimi secondi presentano un frammento di Buckley che parla in studio. «Questo è tutto», afferma. «Questo è tutto».

Mojo Pin (1994)

La canzone porta la firma di Jeff Buckley e quella di Gary Lucas. Pubblicata nel 1993 in Live at Sin-é e successivamente in versione studio in Grace, Mojo Pin, attraverso un flusso di immagini bizzarre, tratta il tema della dipendenza dalla droga e dalla persona che si ama: “Se solo tornassi da me/Se stessi sdraiata al mio fianco/Non avrei bisogno di una spilla Mojo/Per soddisfarmi”.