Opinion cinema

I 10 biopic musicali da recuperare subito

Bohemian Rhapsody (2018)

Nonostante i problemi di ritmo che il film ha – specialmente nella parte centrale e che sono sicuramente figli di quella lavorazione sofferta e complicata – Bohemian Rahpsody, grazie alla magia delle canzoni dei Queen, riesce a riempire la durata considerevole senza mai annoiare o a togliere curiosità. E se i fan più accaniti riusciranno a perdonare un Rami Malek che non può essere perfetto e parecchie licenze artistiche dello script, anche loro potranno lasciarsi trasportare da un film che tra le intenzioni primarie ha avuto quello di rendere omaggio a un performer di inarrivabile talento.

Fabrizio De André – Principe libero (2018)

“Principe” e “libero”, due parole che, accostate, raccontano molto bene De André (Luca Marinelli): il magnetismo e il naturale distacco di un principe, sempre pronto a raccogliere e ad appassionarsi alle storie dei diversi, degli ultimi, dei diseredati, e a farne parabola, canzone, preghiera; la ricerca della libertà e il racconto di un viaggio fatto in direzione ostinata e contraria, per usare i versi di una sua canzone, che lo hanno reso il testimone e il cantore dell’uomo e della sua divina imperfezione, promuovendone valori come la tolleranza, il perdono, la comprensione, il rispetto, l’amore. Una produzione italiana che sicuramente vale la pena di essere recuperata.

The Doors (1991)

Tra i biopic musicali più odiati dai fan, The Doors è quello che senza alcun dubbio si piazza al vertice della classifica. A chi lo accusa di aver distorto la realtà dei fatti, il regista Oliver Stone risponde che si sbaglia. Fatto sta che il biopic pubblicato in occasione del 20esimo anniversario della morte di Sua Maestà Jim Morrison è stato aspramente criticato non solo dai fan, ma anche dagli stessi componenti della band di Venice Beach, Ray Manzarek, Robby Krieger e John Densmore.

Nico, 1988 (2017)

Gli ultima anni di Nico, quelli dell’ombra e della decadenza, raccontati dall’italianissima Susanna Nicchiarelli. L’ex musa di Andy Warhol e cantante dei Velvet Underground ormai invecchiata e privata della sua bellezza, si reinventa come solista, avventurandosi nel suo ultimo tour in giro per l’Europa, cercando di trovare un senso alla propria vita. Azzeccati gli ambienti, gli attori (Trine Dyrholm nei panni di Nico e John Gordon Sinclair nei panni di Richard) e gli ambienti.

Rocketman (2019)

Il biopic su Elton John è più musical che musicale, ma anche chi non fosse propriamente fan del genere non avrà alcuna difficoltà nel calarsi nella dimensione. È un po’ l’aura del personaggio che ne permette l’accettazione e la verosimiglianza. Per cui se solitamente avvertite un senso di disagio calati in quel clima surreale in cui dalle parole si passa al canto, in questo specifico caso il tutto viene percepito con naturalezza, una maniera spontanea di visualizzare una situazione non possibile nella realtà di tutti i giorni. Il film inizia e finisce con Elton John nella clinica che gli permetterà di recuperare la sobrietà e riprendere le redini della propria vita. Tutto passando alle difficoltà e alla profonda solitudine interiore dovuta alla propria omosessualità, da nascondere, difficile da accettare, internamente ed esternamente.

The Dirt: Mötley Crüe (2019)

Con The Dirt Jeff Tremaine (sì, quello di Jackass) ha voluto raccontare senza filtri la storia della band heavy metal più scorretta della storia, concentrandosi sul periodo più travagliato del gruppo, quello che ha seguito l’uscita di Girls, Girls, Girls. Dentro c’è tutto: l’infanzia difficile di Nikki Sixx (interpretato da Douglas Booth) a Seattle, l’incontro dei quattro a Los Angeles, il primo contratto discografico con l’Elektra Records, il tour con Ozzy Osbourne, il sesso, la droga (tanta droga), il rock & roll e ovviamente l’overdose quasi fatale di Sixx raccontata in diretta dai telegiornali di mezzo mondo.

Amadeus (1984)

Consapevole della propria mediocrità, Salieri ripercorre l’invidia suscitata dal genio dell’esuberante rivale, mutata poi in tragica ossessione. Tra follia, adorazione e intimi dissensi inestinguibili, l’ostilità di Salieri nei confronti di Mozart alimenta la più ampia conflittualità fra Salieri e Dio. Più film che biopic, Amadeus è un capolavoro senza tempo che riesce a trasportare su pellicola il grande dilemma che tormenta l’essere umano, ovvero l’eterno conflitto interiore. Nel 1984 il film si portò a casa 8 premi Oscar (tra cui Miglior film, regia e sceneggiatura) e 4 Golden Globes.

Sid & Nancy (1986)

Un racconto ravvicinato e personale della relazione tumultuosa e burrascosa tra Sid Vicious (bassista dei Sex Pistols) e Nancy Spungen e di come questa è finita nella stanza 100 del Chelsea Hotel. Un biopic diventato cult, un cult diventato il ritratto definitivo di una delle rockstar più amate – e odiate nello stesso tempo – della storia del punk inglese. Consigliato? Certamente sì.

Control (2007)

Il genio del videoclip Anton Corbijn dirige questo biopic su uno dei suoi miti: Ian Curtis. Il film racconta la vita del leader dei Joy Division (interpretato magistralmente da Sam Riley): gli album con la band, i concerti, il rapporto con gli altri membri della band, ma anche la vita extramatrimoniale e sentimentale, così come i problemi di epilessia di cui Curtis soffriva in modo grave, suggerendo che anche questa abbia contribuito al suo suicidio, avvenuto alla vigilia del primo tour negli Stati Uniti della band.

Great Balls of Fire! (1989)

Titolo outsider ma da recuperare assolutamente. Diretto da Jim McBride, Great Balls of Fire! (meglio conosciuto in Italia con il titolo da brividi, Vampate di fuoco) racconta la vita burrascosa di una delle leggende del rock & roll: Jerry Lee Lewis. Canzoni travolgenti fanno da cornice al grande scandalo che investì la carriera di Lewis: si scoprì che era convolato a nozze con la cugina 13enne Myra Gale Brown. Dopo i fatti raccontati nel film, gliene sono successe così tante (tra scandali e tragedie) che più di un biopic, ci sarebbe bisogno di una serie.