Interviste musica

Parkah & Durzo vogliono semplicemente vedervi ballare

Ho scoperto che in Svizzera tenere un solo pappagallo in casa è considerato maltrattamento di animali in quanto specie altamente sociale. Non si può dire lo stesso per molti duo musicali; dagli White Stripes – che vivono oggi carriere individuali, benché fratello e sorella – a Simon and Garfunkel (che pare si detestassero a tal punto da limitare il più possibile i contatti prima e dopo i concerti). Non parliamo poi dei fratelli Gallagher che, pur non essendo un duo, si contendevano lo scettro di frontman degli Oasis (un po’ come Lennon e McCartney quello dei Beatles). Insomma, la convivenza artistica non è cosa scontata. Eppure quando ho conosciuto i dj e producer Alessandro e Gabriele, in arte PARKAH & DURZO, (rispettivamente fiorentino e piacentino) ho avuto la netta sensazione che la loro musica fosse solo un pezzo del sodalizio, un caso più unico che raro di coesistenza e fratellanza oltre l’arte.

Come vi siete conosciuti?
Durzo
: Ci siamo conosciuti per pura casualità in This is EDM Crew. È un gruppo Facebook in cui le persone si scambiano opinioni sulle produzioni ma il più delle volte i commenti diventano delle critiche poco costruttive. Un giorno, dopo aver caricato una traccia, ho ricevuto un commento da Parkah: si complimentava con me per le varie tracce che avevo fatto uscire su YouTube. Da quel giorno abbiamo iniziato a sentirci tutti i giorni e abbiamo capito di avere un’intesa particolare nella produzione. La collaborazione vera e propria non è però iniziata subito, d’altronde venivamo da due percorsi diversi.
Parkah: L’evento che ha segnato l’inizio vero e proprio della collaborazione è stato la rottura del computer di Durzo, un imprevisto che ci ha portato ad unire le forze per un vero e primo progetto insieme.
Durzo: Parkah mi ha aiutato ad installare tutta la sua strumentazione sul mio computer e così sono nati i primi lavori in coproduzione a distanza, sull’asse Piacenza-Firenze.

Con l’arrivo della collaborazione con DJ Matrix, Matt Joe e Sony, siete stati catapultati nell’universo dei big.
Tutto è nato grazie ad un bootleg degli FSK, Ansia no, di cui non avevamo grandi aspettative. C’è stato un momento in cui abbiamo persino pensato di eliminarlo nel caso in cui la traccia non avesse riscontrato interesse. D’altronde la trap è un genere che non trattavamo, per quello abbiamo deciso di unire questo genere con il nostro stile portando la traccia ad un sound da club. Quest’unione ha scaturito l’interesse di un gran numero di persone che l’hanno suonata in un sacco di locali in tutta Italia (Ludwig l’ha suonata in un dj set all’Atlantico di Roma ndr.).

E poi?
Poi è arrivato Dj Matrix che non solo ha deciso di suonare il bootleg in diretta su Instagram durante il primo lockdown, ma ci ha proposto di collaborare con lui e Matt Joe ad un pezzo intitolato Sono arrivati i caramba (fuori per Sony Music ndr.) con Amedeo Preziosi.

Come ci si sente ad avere un brano in Top 50 Viral?
È il coronamento di un sogno. Per noi è stata una gioia indescrivibile essere inseriti in una classifica così importante portando oggi quella traccia a quasi 2 milioni di ascolti su Spotify e altrettanti su YouTube per un totale di 4 milioni.

Poi Burak Yeter ha suonato un vostro remix di Friday Night e tutto è cambiato.
È stato un evento a dir poco incredibile e surreale. Quando abbiamo pubblicato il bootleg di Friday Night (uscirà nelle prossime settimane per Warner Music ndr.) abbiamo taggato nelle Stories di Instagram Burak Yeter, qualche tempo dopo ci ha risposto e ha iniziato a seguirci. Ascoltando altri lavori che avevamo fatto, ha deciso di affidarci gli stems di una canzone che non aveva ancora rilasciato.

Vi riferite a Fly Away?
Esatto, abbiamo iniziato a lavorarci noi, poi abbiamo passato il progetto a Rudeejay & Da Brozz che hanno aggiunto il loro sound così da portare Fly Away a quello che è oggi. Fly Away è stata rilasciata su Controversia Records (Spinnin’ Records) supportata da Alok che ne è il fondatore ed inoltre è stata inserita in ben 4 playlist editoriali portando così il remix al raggiungimento di oltre 1 milione di ascolti.

Chi sono i vostri punti di riferimento?
Senza alcun dubbio Rudeejay & Da Brozz, squadra che vince non si cambia. Inoltre ci hanno fatto maturare sia umanamente che artisticamente. 

A cosa state lavorando in questo momento?
Attualmente abbiamo tanti progetti in cantiere per questo 2021 dall’alta potenzialità e stiamo cercando di programmare le uscite al meglio.

Siete d’accordo con chi afferma che l’era dell’EDM è finita?
Assolutamente no. Pensiamo che comunque è da decenni che nelle discoteche suonano soprattutto musica dance/elettronica, è un genere che fa ballare sempre e noi non riusciamo ad immaginarci un mondo senza. Sicuramente questo genere si evolverà negli anni e noi siamo pronti ad adattarci di conseguenza. D’altronde siamo dei tamarri. 

Simone Mancini
Autore

Nato lo stesso giorno dei suoi idoli Steve Jobs e Steve McCurry, Simone non ha nulla a che spartire con loro. Cerca di auto convincersi che la colpa sia dei genitori che non lo hanno chiamato Steve. Laureato in una cosa che gli permette di vivere senza lavorare davvero, sogna uno scudetto della Lazio e la pace nel mondo.