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Tutti gli album di Bruce Springsteen dal peggiore al migliore

Quando mi hanno chiesto di stilare una classifica dei dischi di Bruce Springsteen, dal peggiore al migliore, ho francamente avuto più d’un tentennamento. Per la ovvia prevalenza della soggettività – regina incontrastata di ogni campo da gioco dove il protagonista è il cuore – e per la nota e affettuosa aggressività talebana dei fans del Boss che, possiamo scommetterci, verranno (almeno alcuni) a cercarmi col forcone. Allora mi sono posto un metodo. Anzitutto il maggior sforzo possibile di oggettività che consiste nel mettere da parte quei pezzi di cuore infilati tra i solchi di alcuni dischi vissuti da under venti: quel che senti da under venti non vale, son quasi sempre e quasi tutti capolavori immaginari.

Quindi non vi dirò certo che Tunnel Of Love è il suo disco più bello, anche se una parte della mia anima adolescente ne è convinta da oltre trent’anni. Poi il criterio valutativo: mi sono imposto un 40% di valutazione sulla composizione (ovvero, detta semplice, le canzoni più belle e scritte meglio), un altro 40% sull’interpretazione, ovvero quel mix di forma e pathos che spesso fa la differenza, ed un 20% (soltanto) sulla produzione. Perché così poco? Perché il sound, pur importantissimo, è roba da furboni. È il vestito, la cornice, non il quadro. Quindi è importante, fa la gran parte della godibilità estetica di un’opera, ma non fa davvero la differenza.

17. Working On A Dream

Primissimo sforzo di obiettività: per me infatti è tutt’altro che il peggiore e contiene The Wrestler, ossia una delle dieci canzoni più belle della sua carriera. Ma il disco è sfilacciato, composto da qualche presunto avanzo di magazzino, la composizione non è sempre altissima e, appunto, l’unico capolavoro è un’extra track proveniente da una colonna sonora. Dunque, ci sta l’onta dell’ultimo posto (ma, consentite la provocazione, è comunque più bello di un qualunque disco dei Foo Fighters).

16. High Hopes

Disco raffazzonato con roba vecchia e recuperata. Singolo inspiegabile (avendolo già pubblicato, peraltro sempre come singolo, in sede di reunion con la E Street Band, anni prima). Dato positivo, grandissimo suono e post produzione eccellente. Però non basta.

15. Houman Touch/Lucky Town (ex aequo)

Dischi usciti insieme, diversi come band, come sound e come intenzione, ma figli dello stesso periodo compositivo ed interpretativo. Qualche brano molto bello (poi recuperato anche live con la E Street Band) e un po’ di fuffa riempitiva. Voce stratosferica, teniamone comunque sempre conto – lo stato di grazia vocale di questo periodo è davvero impressionante.

14. Letter To You

Splendida trappola per fans: un suono pazzesco ed una produzione perfetta, con la E Street Band che si cita addosso in maniera encomiabile, compresi i due sostituti, bravissimi nel compito (difficile ma, più che altro, giusto?) di ricostruire il sound dei due scomparsi. Tutto un po’ fintamente vero. Nessun capolavoro, neanche tra i tre recuperi (che son poi diventati altri brani e che erano palesemente, pur ottimi, scarti). C’è un brano molto bello ed uno incredibilmente brutto su cui i fans si scannano da mesi. Averlo messo quattordicesimo, lo so, mi creerà dei nemici.

13. The Rising

Può un disco essere importante, anche storicamente fondamentale, bello, divertente, triste, vero e non essere un capolavoro (e non includere neanche un capolavoro)? Sì e questo è The Rising, un album che suona in maniera meravigliosa ma la cui composizione non fa mai quel salto capace di commuovere e fare la storia. Unico caso che io ricordi di disco al contempo epocale e tutto sommato modesto.

12. Greetings From Astbury Park/The Wild, The Innocent & The E Street Shuffle (ex aequo)

Figli indubitabilmente dello stesso momento artistico. Il Boss è appena nato, ha un’urgenza di comunicare e creare quasi commovente. Brani assolutamente epocali si affiancano a brani che probabilmente non avrebbe poi più riscritto. Il suono della band non è ancora “il muro” della E Street Band e tutto pare un interessantissimo ed inedito ibrido tra Dylan e gli Steely Dan. Tutto molto bello ma la vera voce del Boss deve essere ancora trovata. A questi dischi si vuole un gran bene, ma non possono stare più avanti.

11. Magic

L’ultimo vero disco della E Street Band non perché lo diciamo noi, ma purtroppo perché l’ha sentenziato l’anagrafe. Ancora tutti i protagonisti storici per un disco molto sottovalutato. Brani tutti molto ben concepiti ed arrangiati, band che ritrova un proprio suono tradizionale, osando anche cose nuove e mai fatte. Disco che invito tutti a rivalutare. Qui, checché se ne dica, la vera e immortale E Street Band ci saluta, lasciando lo spazio a progetti diversi portanti lo stesso nome. Unico difetto: una produzione non perfetta. Il disco suona un po’ piatto, il che ha pesato sicuramente sulla sottovalutazione.

10. Wrecking Ball

Disco scritto bene, interpretato bene e prodotto da Dio. Il Boss ama il country, le ballate e l’Irlanda, e in questo album non lo nasconde affatto. In più c’è un’ottima (e unica) versione studio di una delle sue canzoni più belle, Land Of Hope And Dream, ed un paio di brani davvero belli. In Wrecking Ball si osa anche sperimentare qualcosa di assolutamente nuovo. Sicuramente uno dei migliori dischi di Springsteen dell’ultimo ventennio.

9. Devils & Dust

L’ultimo album della trilogia acustica. Un disco splendido, scritto benissimo, con la title track che è una delle canzoni più belle del Boss in assoluto. Anche il resto dell’album è di livello. Testi di assoluta eccellenza.

8. The Ghost Of Tom Joad

Secondo disco della trilogia acustica. Citando Lucio Dalla, qui basta “sedersi ed ascoltare”. Poco si può o deve dire su un disco perfetto. Anche in questo caso, la title track è capolavoro.

7. Western Stars

Ormai anziano, il Boss stupisce tutti con un concept tra il country e le sviolinate americane anni Cinquanta e Sessanta che suona al contempo antichissimo e modernissimo, e perciò senza tempo. I brani sono perfetti, costruiti con maestria assoluta. Di bellezza spiazzante. Ed il film che accompagna l’album è assolutamente un capolavoro. Non siamo innanzi ad un disco. Non ad un film. Ma ad un epocale romanzo di formazione (ovviamente americano, nel senso più sognante ed esteso del termine). Imprescindibile – finora – canto del cigno.

6. Tunnel Of Love

Il primo disco del Boss post capolavori assoluti. C’era un’attesa incredibile e lui se ne esce con un disco semiacustico, semicasalingo, sostanzialmente triste ed incentrato sulle pene d’amore. Brani bellissimi ed un sound che – benché eighties – ha retto benissimo il passare del tempo. Al tour, con grande abilità, darà una veste super soul, anticipando la E Street Band che verrà negli anni ‘10 del secolo successivo. Grande operazione.

5. The River

Doppio album pieno di capolavori, brani epocali, brani da stadio, da commozione, da pura allegria ed assoluta tristezza. Un paio di canzoni sicuramente da moderno songbook americano, ben oltre la singola epopea springsteeniana. Un capolavoro assoluto con una produzione ed un suono (metallico e giocato su un eccesso di treble) che non ho mai amato, poi corretto in parte nel cofanetto celebrativo. Composizione, voce e forma della band sono a dir poco impressionanti.

4. Nebraska

Il Boss dimostra coraggio e serietà encomiabili producendo, già all’apice del successo, un disco Lo-Fi. Registrato in solitaria in casa con un quattro piste a cassetta, l’album ha con pochissime sovraincisioni. Storia della musica. Capolavoro.

3. Born in The U.S.A.

Non può non stare nell’altissima classifica un album quasi integralmente composto da singoli di successo e da brani che hanno abitato le scalette di tutti i suoi tour per tutti i decenni successivi. Qui di discutibile c’è solo il suono forse eccessivamente eighties, ma il disco è di una perfezione spiazzante. A ogni solco (perdonate: per noi rimane un LP) si sente la storia della musica americana, dell’epopea springsteeniana, degli anni Ottanta e di quello che eravamo da giovani. Qui si deve concedere qualcosa alla soggettività, ma ciò non toglie che le canzoni siano tutte perfette. E lo conferma la storia, lo confermano le radio, le colonne sonore, i concerti. Sono passati quasi quarant’anni ed è ancora nell’immaginario collettivo come pochissimi dischi. Imprescindibile.

2. Darkness On The Edge Of Town

Secondo solo di qualche millimetro, si tratta di un disco perfetto. La voce del Boss è finalmente sbocciata al suo meglio e la E Street Band ha trovato il suo suono definitivo. Produzione ottima per l’epoca e brani scritti uno meglio dell’altro. Sarebbe il primo per chiunque altro, ma non per chi ha scritto Born To Run.

1. Born To Run

Qui siamo al trionfo dell’epica springsteeniana. Dopo i primi due dischi, e con sessioni di registrazione ormai leggendarie, Born To Run è il parto più faticoso e più bello. Ed ecco la perfezione assoluta. Lo stato di grazia. Tutto quello che oggi è ancora Springsteen e tutto ciò che noi leghiamo al nome Springsteen scende da qui. Il suo album in assoluto più bello, ed uno dei dieci dischi più belli di tutti i tempi. Chi non è d’accordo mi mandi i suoi secondi per scegliere luogo, ora e arma.

Lorenzo Bianchi
Autore

Avvocato, scrittore e musico da quando venne lanciato su un palco di balera dal Re incontrastato del liscio locale, per poi passare al rock ed al blues con incauta nonchalance. L’ascolto della musica e le inutili e compulsive riflessioni conseguenti, rimangono forse il suo passatempo preferito.