Cult cinema

5 film da recuperare subito in occasione del Capodanno Cinese

La straordinaria ed antica cultura che ha donato all’umanità la carta, la bussola, la stampa o la polvere da sparo festeggia oggi, in conformità con il suo calendario luni-solare, la venuta del nuovo anno: l’avvento del Bue – sinonimo di solidità, tranquillità e prosperità – che offusca il Topo – portatore di sconvolgimenti – stando all’astrologia mandarina. Tentiamo pertanto di promuovere un interesse storico-spirituale verso la gigantesca Repubblica Popolare orientale, tanto gloriosa quanto ancora sconosciuta e lontana per tutti noi figli dell’occidente, a partire da cinque titoli cinematografici prodotti o ambientati in Cina.

Mulan (2020)

In piena età Imperiale, più precisamente all’epoca della dinastia Sui (581-618 d.C.), un’armata di Unni, condotti da Shan Yu, riesce ad oltrepassare la Grande muraglia e ad invadere la Cina. è l’occasione per Mulan, unica figlia della famiglia Fa, di onorare la propria famiglia, non però alla maniera tradizionale, diventando la sposa di un uomo di buoni natali (massima aspirazione nella patriarcale società cinese), quanto piuttosto contravvenendo ogni norma sociale ed arruolandosi nell’esercito, in sostituzione dell’anziano padre. Per riuscire nell’impresa si travestirà da uomo, pronta a farsi valere, dopo un lungo addestramento, più dei suoi compagni uomini. Punto di non ritorno è sancito dall’iconica scena in cui Mulan taglia di netto i suoi capelli con la spada: con l’aiuto del drago Mushu, creatura evocata dagli antenati della ragazza, ella diventerà un’eroina.

La tigre e il dragone (2000)

Ai tempi della dinastia Qing, ultima dinastia imperiale della storia cinese è ambientata questa pellicola: unico film del genere wuxia in grado di conquistare un Oscar, saranno quattro per la precisione, tra cui quello come Miglior film straniero. Wuxia, che letteralmente significa “eroe marziale”, è l’etichetta di un vasto genere letterario cinese moderno che racconta le avventure di eroi della tradizione cinese. Arti marziali, magie, amori, ma soprattutto grandi guerrieri animano la narrazione del regista taiwanese Ang Lee (Oscar alla migliore regia per I segreti di Brokeback Mountain e Vita di Pi) che vede Li Mu Bai, esperto di arti marziali, affidare alla sua amata, l’abile guerriera Shu Lien, una spada dai poteri magici: spada che verrà rubata dai suoi nemici, costringendo così i due innamorati ad intraprendere una pericolosa missione per recuperarla.

Lanterne Rosse (1991)

Cina del Nord, 1920, la diciannovenne Songlian (magistralmente interpretata da Gong Li), in contrasto con la matrigna, lascia l’università e accetta di sposare il cinquantenne Chen Zuoqin, signore di un’antica casata. Songlian, ad un percorso d’ipotetica e illuminata libertà (un’istruzione universitaria era cosa assai rara in quegli anni per una donna) sceglie invece un percorso arcaico e paradossale, ovvero un matrimonio combinato, per sfuggire alla miseria. Si troverà catapultata in un mondo fittizio, fatto di vessazioni, divieti e convenzioni, in cui l’unica concessione di piacere è la notte in cui il padrone decide di trascorrere con una delle mogli. Solo in quel momento su quella stanza saranno accese le lanterne rosse. Secondo alcuni critici cinematografici è con questa opera, diretta da Zhāng Yìmóu, candidato al Premio Oscar per il Miglior film straniero, che la Cina si affacció alla ribalta cinematografica internazionale.

7 anni in Tibet (1997)

è la storia dello giovane e arrogante scalatore di montagne austriaco Heinrich Harrer (interpretato da Brad Pitt), il quale tenta, nel 1939 (alla vigilia del Secondo Conflitto Mondiale) di raggiungere la cima della nona vetta più alta del mondo, quella del Nanga Prabat, dove altre quattro spedizioni tedesche avevano fallito. Dopo numerose disavventure egli decide di raggiungere il Tibet. Mistico altopipiano sospeso, con i suoi 5000 metri di altezza, tra cielo e terra e la cui storia conosciuta e documentabile – tutt’oggi incerta e burrascosa – comincia nel VII secolo d.C. è il simbolo internazionale di una delle tre anime religiose che, insieme a quella taoista e a quella confuciana, percorrono la Cina: quella buddhista. La piu alta autorità teocratica tibetana è infatti il Dalai Lama, figura che il protagonista della pellicola riuscirà ad incontrare e con la quale svilupperà un rapporto di profonda amicizia. Questa esperienza permetterà all’esuberante scalatore di conquistare delle mete ben più difficili da raggiungere del Nanga Prabat come l’umiltà e la maturità personale.

Lettere di uno sconosciuto (2014)

Film straziante ancora a firma di Zhāng Yìmóu ambientato all’epoca della Rivoluzione Culturale lanciata (nel 1966) dal leader della Repubblica Popolare Cinese Mao Zedong. Fu il tentativo, pienamente riuscito, effettuato da Mao per riprendere il comando effettivo del Partito e dello Stato dopo il fallimento della politica economica da lui stesso ideata. Al “riformismo” dei suoi detrattori egli oppose schiere di giovani con in mano un “Libretto rosso”, simbolo della cieca fedeltà al leader. Il protagonista della pellicola Lu Yanshi, un ex professore, è tra coloro su cui si abbatte la scure di Mao, finendo in un campo di lavoro che lo separerà, chissà per quanto tempo, dalla moglie Feng Wanyu e la figlia Dan Dan. Alla tragedia del distacco farà seguito, molti anni dopo, il dramma del ritorno a casa, da una figlia che ha visto tramontare i propri sogni e da una moglie che sembra averlo dimenticato per sempre.

Andrea Schinoppi
Autore

Nato all’ombra del Colosseo, il background culturale non poteva che essere quello dello storico... mi perdonerete pertanto una certa nostalgia per il rock genuino degli anni andati e per le interpretazioni senza tempo dei maestri De Niro e Al Pacino.

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