Opinion musica

Perché “Smells Like Teen Spirit” dei Nirvana è così fondamentale

Mercoledì 17 aprile 1991. I milanesi probabilmente ricorderanno quel giorno per la più inaspettata bufera di neve degli ultimi anni. Io non ero ancora nato, leggo di questo fatto da una ricerca Google. Una cosa che però probabilmente molti abitanti di Seattle, allora ventenni, ricorderanno è il famoso live degli Alice In Chains a cui si poteva partecipare come pubblico perché sarebbe finito in un documentario sulla wave grunge. C’era anche un altro evento, in un piccolo locale chiamato OK Hotel: un live della band di Kurt Cobain, che due anni prima aveva pubblicato Bleach. Beh, i Nirvana di concerti ne hanno fatti molti, dallo storico MTV Unplugged al Live at Reading, solo per citarne un paio. Ma quello dell’OK Hotel ha un ruolo centrale nella storia del genere grunge e successivamente della musica, nella sua accezione più ampia possibile. Già, perché quella sera in scaletta i Nirvana misero un brano inedito, che uscirà come singolo solo pochi mesi dopo, quando cioè vide luce l’album più importante degli anni Novanta: Nevermind. Il brano in questione era ovviamente Smells Like Teen Spirit, inno generazionale, che oggi ricopre la nona posizione nella classifica dei 500 brani migliori della storia della musica secondo Rolling Stone. Nessun altro brano scritto negli anni Novanta appare nei primi 35 posti di questa classifica (alla 36, One degli U2). Questo perché quella notte, senza che nessuno lo sapesse – men che meno Kurt Cobain, che finì per detestare questo brano, non inserendolo neanche nel sopracitato MTV Unplugged – stava cambiando per sempre la storia della musica. Un brano violento e bipolare, roboante nei ritornelli ma minimale nelle strofe, in grado di raccontare meglio di qualunque altro lo stato psicologico di un’epoca e della Generazione X. Le droghe, ora up, ora down, la depressione, la paura del futuro, la voglia di dimenticare tutto almeno per quattro minuti abbondanti di pogo.

Simone Mancini
Autore

Nato lo stesso giorno dei suoi idoli Steve Jobs e Steve McCurry, Simone non ha nulla a che spartire con loro. Cerca di auto convincersi che la colpa sia dei genitori che non lo hanno chiamato Steve. Laureato in una cosa che gli permette di vivere senza lavorare davvero, sogna uno scudetto della Lazio e la pace nel mondo.