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I motivi per non perdere il ritorno al cinema de “Il Signore degli Anelli”

Avevo 7 anni quando mio padre mi chiese di accompagnarlo al cinema per andare a vedere Il Signore degli Anelli. Lo riconosco, a quei tempi mi entusiasmavo molto facilmente, ma quale bambino davanti a una simile prospettiva si sarebbe tirato indietro? Non io. Armato dei gadget più disparati acquistati in edicola per completare l’opera di persuasione (non che fosse necessario, ma le figurine del film e il pupazzetto di Legolas avevano comunque il loro fascino), mi recai quindi in sala, con il cuore colmo di agitazione e di altissime aspettative. La bella notizia fu che non rimasi deluso, anzi. La Compagnia dell’Anello divenne il mio film non animato preferito (sebbene a quei tempi la concorrenza fosse composta solo da Unbreakable e Billy Elliot). La brutta notizia fu che il film terminò senza un finale. Non sapendo si trattasse di una trilogia, mi disperai al pensiero di dover attendere altri due anni per scoprire l’esito della guerra nella Terra di Mezzo. A 20 anni di distanza da quel giorno, molte cose sono cambiate. Mio padre non c’è più, mi entusiasmo meno facilmente, non acquisto più gadget in edicola, mi reco in sala con aspettative tendenzialmente basse, La Compagnia dell’Anello non è più il mio film non animato preferito e, soprattutto, ho scoperto l’esito della guerra nella Terra di Mezzo. Eppure, tornare al cinema a rivedere la trilogia del Signore degli Anelli è stato bello come allora. Inevitabilmente con meno sorprese, ma anche con maggiori consapevolezze. Cerchiamo quindi di capire insieme il valore del ritorno in sala di The Lord of the Rings, che, esperienze e gusti personali a parte, resta uno degli eventi cinematografici più attesi e importanti dell’anno.

Versione restaurata in 4K

Il primo motivo per tornare in sala ad ammirare la trilogia è forse il più banale, ma anche il più significativo: la versione rimasterizzata in 4K. Il lavoro di restauro svolto da Peter Jackson e dai suoi collaboratori è stato maniacale: sul lato visivo, dopo aver scansionato i negativi originali della pellicola da 35 mm, è stata alzata la risoluzione dell’immagine, con un color grading digitale che ha bilanciato al meglio il contrasto, ampliando la gamma dinamica dei colori (detto in altri termini, neri più nitidi, bianchi più smaglianti e colori in generale più luminosi). Per quanto attiene al sonoro, invece, il Dolby Atmos a 8 canali ha soppiantato il precedente Blu-Ray DTS-HD. Un cambiamento significativo, apprezzabile fino in fondo soprattutto nelle lunghe e concitate fasi di battaglia, che riviste in sala hanno tutto un altro effetto rispetto alle (pur rispettabilissime) edizioni home video. Con il raggiungimento di una tale perfezione visiva e sonora, risulta quindi impossibile non apprezzare fino in fondo la monumentale regia di Jackson, la minuziosità dei dettagli scenografici, l’accuratezza di effetti speciali che sembrano invecchiare come il vino e lo straordinario incanto della Terra di Mezzo, esaltato dalla splendida colonna sonora di Howard Shore.

Scoprire nuovi significati

Lo si è dato per scontato sino a questo momento, ma la trilogia del Signore degli Anelli consiste nell’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di J.R.R. Tolkien, scritto a più riprese tra il 1937 e il 1949 e pubblicato per la prima volta nel 1955. È dunque ormai cosa arcinota che l’opera in questione racchiuda profondi significati religiosi, politici e filosofici, magistralmente veicolati attraverso l’espediente dell’avventura fantasy. Per ammissione dello stesso scrittore, Il Signore degli Anelli è fondamentalmente un romanzo cattolico: la speranza e la pietà di matrice cristiana sono i sentimenti forse i più ricorrenti della saga ed entrambi risultano strumenti cruciali nella lotta contro il male. Inoltre, il concetto di “eucatastrofe” coniato dallo stesso Tolkien (ovvero quella grazia improvvisa e miracolosa che ribalta un momento catastrofico, nascendo dallo stesso) può essere considerato una vera e propria riproposizione della provvida sventura manzoniana. La politica e la filosofia si intrecciano invece nella complessa riflessione sul potere, rappresentato in modo straordinariamente efficace dall’Anello. Analizzando le modalità attraverso cui i vari personaggi vorrebbero utilizzarlo, è possibile riscontrare una determinata posizione politico-filosofica: Gandalf, insistendo per la sua distruzione, esprime ad esempio una visione comunista; Saruman, dotato di poteri e intelletto superiori alla media, rappresenta il paradigma platonico-aristocratico; Denethor, volendolo utilizzare per migliorare la vita dei sudditi, incarna la sua dottrina riformista; Gollum è invece l’espressione del lato più oscuro del consumismo, non potendo fare a meno del possesso materiale dell’Anello e finendone letteralmente consumato; Sauron, infine, personifica la declinazione totalitaria (specificamente nazista) del potere. Da non dimenticare sono, da ultimo, il messaggio antimilitarista (continuamente ribadito dagli Hobbit con la loro nostalgia verso la pacifica Contea) ed ecologista (particolarmente dirompente nel secondo capitolo, Le due Torri, nell’attacco degli Ent scagliato contro Isengard). Riguardare Il Signore degli Anelli nel 2021, vuol dire quindi calare nel contesto odierno temi senza tempo, su cui è imperativo meditare attentamente per comprendere il presente e, nei limiti del possibile, fare la propria parte per migliorarlo.

L’importanza e l’influenza nella storia del cinema

Un ultimo motivo per riscoprire Il Signore degli Anelli consiste nell’enorme contributo che la trilogia ha dato alla storia del cinema. A sancirlo sono due dati incontrovertibili: il primo risiede nel lauto numero di riconoscimenti conseguiti (con 17 Oscar vinti su 30 candidature, The Lord of the Rings è diventata la saga più premiata dall’Academy e Il ritorno del Re ha ottenuto ben 11 statuette, equiparando il record assoluto di Ben-Hur e Titanic). Il secondo dato consiste invece nell’enorme influenza che la trilogia ha avuto (e continua ad avere) su qualsiasi opera fantasy ad essa successiva. Da Harry Potter (sono infinite le analogie tra i personaggi dei due mondi) fino a Il Trono di Spade (come ammesso dallo stesso George R.R. Martin), non esiste prodotto di genere che non abbia trovato nel Signore degli Anelli il proprio punto di riferimento. Inevitabilmente, nei casi come quelli appena riportati, l’influenza incide sull’opera letteraria prima ancora che sull’adattamento cinematografico. Eppure, non è un mistero che gli stessi creatori della serie televisiva Game of Thrones si siano ispirati a Peter Jackson quasi quanto Martin fece con Tolkien (la battaglia finale di Grande Inverno dovrebbe ricalcare, almeno nelle intenzioni, quella del Fosso di Helm ne Le due Torri). Insomma, il ritorno in sala di LotR ha tutte le carte in regola per essere ancora oggi apprezzato dal pubblico cinefilo e non, al quale è data l’opportunità di rivivere (o, nel caso dei più giovani, di scoprire per la prima volta) le avventure della Terra di Mezzo sul grande schermo. Ci sarà un giorno in cui rivedere in sala Il Signore degli Anelli sarà forse un inutile spreco di tempo. Ma non è questo il giorno.

Mattia Liberatore
Autore

Pescara, 1994. Classicista; militare; giurista. Cinefilo dal primo incontro con Stanley Kubrick. Utilizzo le mie capacità nel modo più completo, il che, io credo, è il massimo che qualsiasi entità cosciente possa mai sperare di fare.