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Le migliori interpretazioni di Robert De Niro

«So che i film sono un’illusione, e forse la prima regola è fingere, ma non per me. Io sono troppo curioso: voglio occuparmi di tutti gli aspetti del personaggio, piccoli o grandi». Sono parole di Robert De Niro, non a caso uno dei più grandi attori di tutti i tempi proprio per la sua capacità di immergersi completamente nei suoi ruoli, scandagliandone minuziosamente ogni dettaglio ed ogni sfumatura. Il suo personaggio Sam “Asso” Rothstein in Casinò era solito ripetere «ci sono tre modi di fare le cose qui: il modo giusto, il modo sbagliato e il modo in cui le faccio io». Il suo modo nella vita reale gli è valso una carriera impareggiabile, due Oscar, ma soprattutto la collaborazione con registi straordinari: Sergio Leone, Francis Ford Coppola, Brian De Palma, Bernardo Bertolucci, senza dimenticare il suo inossidabile rapporto con Martin Scorsese. De Niro, pur avendo recitato in quasi cento film, è ancora oggi un nonno scatenato – pardon affamato (a volte troppo) – di cinema come non mai.

Vito Corleone (Il padrino parte II)

Il film è diviso tra il presente di Michael Corleone (Al Pacino) ed il passato del padre Vito. Per la parte del giovane Don Vito, Francis Ford Coppola scelse Robert De Niro; egli si ricordò di un grande provino che l’attore aveva sostenuto per il ruolo di Sonny (poi interpretato da James Caan) nel primo capitolo della saga. Prima di girare, per meglio entrare nella parte, Robert trascorse diversi mesi a Corleone, in provincia di Palermo, imparando anche il siciliano, tant’è che nella versione originale l’attore recita in un italiano dallo spiccato accento siculo. Con questo film la saga del padrino stabilisce un record nella storia del cinema: il personaggio di Don Vito Corleone è il primo, ad aver vinto l’Oscar con due attori differenti, Marlon Brando e De Niro, rispettivamente il padrino da anziano e da giovane.

Travis Bickle (Taxi Driver)

Quella dell’alienato Travis Bickle è una delle più crudeli parabole discendenti delineate dal cinema spietato di Martin Scorsese. Travis si aggira per una New York sporca e squallida, terreno fertile per far montare i turbamenti psichici ed infine far esplodere la follia omicida della mosca bianca Travis. Il tassista vaga per la città come uno spettro inquieto alla ricerca di una scintilla di luce, di un’opportunità di salvezza, che però non troverà mai. Per entrare nella parte De Niro ha studiato interi manuali dedicati alle malattie mentali e guidato taxi per 12 ore al giorno poi, non pago, ha deciso di regalare agli spettatori un’improvvisazione leggendaria davanti ad uno specchio: «Ehi dici a me? Stai parlando con me??».

Jake LaMotta (Toro scatenato)

Ruolo che gli valse l’Oscar come Migliore attore nel 1981. Impersonare il Toro del Bronx, il pugile italo americano Jake LaMotta, ha significato per De Niro un anno di lavoro sul suo fisico: asciutto e muscoloso sul ring, appesantito di oltre 30 kg per le scene che seguono l’abbandono della carriera pugilistica. Il biopic sul pugile comincia dalla fine, con LaMotta ormai giù dal ring che sta per esibirsi davanti ad un microfono in uno dei suoi locali. La polpa della pellicola (in bianco e nero) è un lungo flashback che contiene memorabili scazzottate, sul ring ma anche casalinghe; su tutte la sequenza in cui uno spiritato De Niro si fa picchiare sulla testa dal fratello (Joe Pesci). Prima del commiato dallo spettatore De Niro ci regala, dopo Taxi Driver, un nuovo intenso quanto malinconico duello dialettico allo specchio.

David “Noodles” Aaronson (C’era una volta in America)

L’ultimo film del grande Sergio Leone racconta l’ascesa nel mondo del crimine organizzato newyorkese di due ragazzi ebrei: Max (James Woods) e David Aaronson, quest’ultimo, per tutti “Noodles”, interpretato dal nostro Robert. Un favoloso gangster movie in cui le vicende di Noodles e compagnia si intrecciano con più di quattro decenni di storia americana, dal proibizionismo al 1968. Il personaggio di Noodles è capace di gesti bestiali come di slanci di profonda umanità. Il film finisce dov’era cominciato, nella fumeria d’oppio di un teatro cinese; lì sulle note di Deborah’s Theme di un grandioso Ennio Morricone, Noodles aspira un’ultima volta dalla sua pipa e si distende supino su letto; la telecamera si avvicina al suo volto che copre ormai tutto lo schermo e noi lo vediamo sorridere inebetito, stordito dall’oppio, mentre scorrono i titoli di coda.

Al Capone (Gli intoccabili)

Il film di De Palma racconta gli sforzi degli agenti incorruttibili, guidati da Eliot Ness (Kevin Costner), per incastrare Al Capone, l’indiscusso boss di Chicago. Ed è qui che entra in gioco Robert De Niro nei panni dell’icona della mala degli anni Venti. Presentato con uno zoom della cinepresa su di lui intento a farsi radere, comodamente disteso su una sedia da barbiere mentre, con un ghigno malvagio e soddisfatto, risponde alle domande di un capannello di giornalisti tutt’intorno. De Niro ingrassò 14 kg per somigliare ad Al Capone ma il sacrificio non fu sufficiente, tant’è che sotto gli abiti dovette indossare varie imbottiture e persino un cuscino. L’attore newyorchese fece poi impazzire la produzione pretendendo di indossare abiti dalla foggia identica a quelli appartenenti al boss di Chicago sessant’anni prima. L’acme però lo raggiunse quando, sapendo che Capone era solito indossare mutande di seta, pretese gli venissero fornite anche quelle sebbene non fossero minimamente necessarie per le riprese. Indimenticabili gli accessi d’ira del suo personaggio: la partita a baseball a tavola con la testa del suo compare ma, su tutti, il «sei solo chiacchiere e distintivo», gridato ripetutamente e a squarciagola nei confronti del rivale Ness.

Leonard Lowe (Risvegli)

È la vera storia di Oliver Sacks, il medico (interpretato da Robin Williams) che curò una rara forma di sonno letargico con il farmaco L-dopa. Durante la sperimentazione l’uomo scoprì però che gli svantaggi per i malati risvegliati superavano di gran lunga i benefici. Robert De Niro interpreta nella pellicola Leonard Lowe, uno dei pazienti affetti da catatonia. Dopo una carriera costellata da grandi performance fatta di trasformazioni fisiche, di emarginati, boxeur in declino e gangster italo-americani, scelse uno dei ruoli più difficili della sua carriera, un ruolo struggente, che si gioca tutto sulla sottrazione psicologica e motoria. Per calarsi nella parte di Leonard, Robert De Niro ha passato molto tempo con Lilian T., l’unica paziente post encefalica ancora in vita, tra quelli del vero dottor Sacks, ed ha anche visionato filmati girati dallo stesso neurologo negli anni Sessanta, all’epoca dei veri “risvegli”. Durante le riprese tra Williams e De Niro si sviluppò uno stretto rapporto d’amicizia, forse troppo. Mentre i due attori stavano girando una scena che li vedeva fisicamente molto vicini, infatti, con un gesto maldestro, Williams diede una gomitata a De Niro rompendogli il naso. Quest’ultimo però non se la prese e tempo dopo scherzò sull’accaduto sostenendo «il mio naso si era già rotto prima – durante le riprese di Toro scatenato – e lui lo ha spinto nell’altra direzione. L’ha raddrizzato. Sembra meglio di prima».

Andrea Schinoppi
Autore

Nato all’ombra del Colosseo, il background culturale non poteva che essere quello dello storico... mi perdonerete pertanto una certa nostalgia per il rock genuino degli anni andati e per le interpretazioni senza tempo dei maestri De Niro e Al Pacino.