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Tutti gli album dei Coldplay dal peggiore al migliore

Da quando hanno pubblicato – agli inizi del Duemila – il loro primo lavoro, i Coldplay sono cambiati moltissimo. L’irrefrenabile scalata all’olimpo del pop mondiale ha portato con sé leggerezza, ma anche impegno sociale, entrambi facilmente rintracciabili nei testi delle loro canzoni. Un capitolo a parte potrei dedicarlo all’accuratezza del concept dei diversi lavori, mai banale o scontato e sempre evocativo. Ad un mese esatto all’uscita del loro nono album in studio, Music of the Spheres, ecco la guida che ci ricorda quanto i Coldplay sono importanti per il pop.

8. X&Y

Cosa succede quando in pochissimi anni vieni travolto dal successo, i tabloid di mezzo mondo non smettono di parlare di te, la tua agenda è piena di impegni live e devi fare uscire il tuo terzo disco? Accade che fai un mezzo passo falso. Nonostante X&Y sia comunque un buon lavoro, nel tempo ha dimostrato di aver avuto poco impatto sul pubblico.

7. Death and All His Friends

All’incertezza i Coldplay reagiscono con un deciso cambio di passo. Come? Cercando di fondere la parte commerciale e quella musicalmente impegnata, mixando le influenze di un certo tipo di rock e pop. Ottimo manifesto ne è Violet Hill, primo singolo tratto dal disco. Death and All His Friends è però passato alla storia per la presenza di Viva la Vida, brano che li ha letteralmente consacrati e che gli ha anche regalato una bella causa per plagio.

6. Mylo Xyloto

La strada è tracciata e Mylo Xyloto è la perfetta prosecuzione di Death and All His Friends. Il primo singolo Every Teardrop Is a Waterfall contiene un campionamento (dichiarato) di un pezzo dance anni Novanta, Ritmo De La Noce: sembra scritto apposta per essere suonato live e fare esplodere lo stadio. Ma ci sono anche Charlie Brown, Paradise e un pezzo in duetto con Rihanna, Princess of China. Con lo scopo di dare continuità ed il tentativo di consolidare il successo ottenuto con il disco precedente, l’obbiettivo viene centrato. Da questo lavoro viene introdotto l’utilizzo di una rappresentazione della realtà attraverso un caleidoscopio colorato che li accompagnerà, a parte la breve parentesi di Ghost Stories, per diversi anni.

5. Ghost Stories

Un disco sognante, lieve e malinconico, che viene pubblicato in un periodo molto particolare della vita di Chris Martin, autore prevalente dei brani della band. Midnight, brano dalle sonorità elettroniche, cantato da Chris in maniera quasi irriconoscibile ed accompagnato da un video al limite dell’inquietante, è il perfetto prologo di questo lavoro. Nostalgie amorose trovano spazio con Magic e True Love. A questo disco non fa seguito un tour a dimostrazione di quanto sia una parentesi che rappresenta la perfetta fotografia di quel momento della vita della band.

4. A Head Full of Dreams

La testa era piena di sogni quando la band si formò e con A Head Full of Dreams si chiude un cerchio. La determinazione li ha portati esattamente lì, dove volevano essere. Adventure Of A Lifetime è il primo brano, ma questo disco contiene anche il duetto con Beyoncé, Hymn for the Weekend, la splendida Everglow e l’impegnata Up&Up, suonata da Noel Gallagher. Dopo un tour lunghissimo e l’uscita anche di un film che racconta con immagini inedite la loro storia, la band conferma che il futuro musicale per loro prevede il percorrere strade diverse.

3. Parachutes

Un disco d’esordio pazzesco. La band, praticamente uscita dal nulla, spiazza tutti e diventa la rivelazione del momento. Suono semplice, a volte ovattato, atmosfere malinconiche: giri di chitarra che spesso prendono il posto del cantato, quello un po’ nasale ed inconfondibile del giovanissimo Chris Martin. Una formula nuova che conquista il pubblico e che li porta diritti dritti sul palco del Glastonbury Festival (solo due anni dopo sarebbero stati il nome di punta). Yellow, Don’t Panic, Truble, Shiver sono i brani che hanno reso questo disco memorabile ed imperdibile. Se non l’avete mai ascoltato nella sua interezza è arrivato il momento di farlo.

2. Everyday Life

Con questo raffinato disco i Coldplay hanno cambiato strada come promesso. Con un’ambientazione orientale e un mix di influenze tra sonorità arabe e pop, testi impegnati che puntano l’attenzione sulle conseguenze delle guerre della nostra epoca, è centrato l’obbiettivo di marcare una netta discontinuità col loro recente passato. L’unica concessione al pop, ma sempre in linea con il mood del disco, è Orphans. Molto affascinante anche il doppio concerto tenuto per lanciare il progetto e trasmesso dalla Giordania (Sunset/Sunrise).

1. A Rush of Blood to the Head

Croce e delizia di ogni artista, c’è sempre un disco irripetibile, concepito in stato di grazie. Se si pensa al loro stile, la tacca di riferimento è e resta A Rush of Blood to the Head. Un giusto connubio tra pop, arrangiamenti non eccessivi, brani che ti restano in testa al primo ascolto. In My Place, Clocks, The Scientist, Good Put a Smile on Your Face, Politik: una tracklist impareggiabile che metterebbe ansia da prestazione a chiunque. Per tutti questi motivi, ad oggi, questo resta il loro miglior album, anzi, uno dei migliori degli ultimi vent’anni della storia del pop internazionale.

Cristina Torti
Autore

Da che ho memoria ricordo di amare la musica. Mi piace scrivere, adoro il cinema e le serie tv. Da qualche anno mi dedico anche alla fotografia con una particolare predilezione per gli eventi live.