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Tutti gli album di Salmo dal peggiore al migliore

Negli anni è riuscito ad affermarsi come uno degli artisti più divisivi e iconici della scena musicale italiana, per la sua musica così come per le sue dirette e spesso controverse prese di posizione su fatti di attualità e politica. Anche i suoi detrattori più convinti, però, nonostante abbiano indubbiamente fondamenti per criticarlo, farebbero fatica a non riconoscere a Salmo un talento come musicista e come comunicatore che è nettamente superiore alla media, oltre a una spiccata personalità. Non a caso, l’imminente uscita del suo sesto album, FLOP, annunciata all’improvviso dopo che l’artista sardo qualche tempo fa aveva persino dato motivo per pensare che la sua carriera da rapper stesse giungendo al termine, è tra le più attese dell’anno. Difficile prevedere cosa ci attenda in FLOP. Salmo l’ha presentato come «il suo peggior disco», con l’ironia che tanto ha caratterizzato l’ultima parte della sua carriera. Con le sue 17 tracce, però, sappiamo già che si tratta del suo disco più corposo dai tempi di The Island Chainsaw Massacre. Qualunque cosa ascolteremo venerdì, però, aspettiamoci di sentirne parlare per diversi mesi. Aspettando di scoprire cosa ha prodotto questa volta e con la certezza che sarà impossibile rimanere indifferenti, proviamo a ripercorrere la carriera di Salmo, nei suoi alti e bassi.

5. Death Usb

Dicono che il secondo disco sia sempre il più difficile per un artista, specialmente quando il primo viene apprezzato così tanto da far credere che sarà impossibile riconfermare quanto mostrato al debutto. L’effetto sorpresa non c’è più, le aspettative sono alte, e la necessità di doversi confermare senza ripetere formule già usate spesso risulta in progetti troppo studiati e contorti per essere compresi appieno. L’approccio di Salmo in Death USB è esattamente l’opposto: registrato e scritto in una settimana, Death USB è un grezzo concentrato di rabbia, caratterizzato da un suono rozzo, sperimentale, contaminato dalla dubstep e dal punk. Death USB concede all’ascoltatore di intuire le potenzialità di Salmo, ma nonostante tocchi vette altissime con pezzi come Narcoleptic Verses Pt. 1 gli mancano la forma e la durabilità per reggere il confronto con il disco d’esordio.

4. Playlist

Il disco che forse più di tutti ha reso Salmo un personaggio di caratura nazionale. È vero che già dopo Midnite e Hellvisback era diventato tra i rapper più apprezzati della scena, ma è con Playlist e con pezzi come 90MIN, Perdonami, Cabriolet con Sfera Ebbasta e soprattutto Il cielo nella stanza con Nstasia – al momento contano rispettivamente a 94, 61, 58 e 127 milioni di streams su Spotify – che Salmo diventa davvero uno degli artisti più conosciuti e ascoltati del nostro Paese. L’idea di concepire il disco come, per l’appunto, una playlist, ovvero un concentrato di generi, tematiche e suoni diversi, è interessante, ma quello che nel disco nel suo complesso tende a mancare è il lato di Salmo grezzo, contaminato, oltre, al di fuori del capolavoro che è Lunedì, quello più intimo e personale. È stato il disco perfetto per il momento in cui è uscito, e i numeri sono lì a dimostrarlo, però se si paragona con gli altri, sembra essere quello più incompleto.

3. The Island Chainsaw Massacre

Il colpo di fulmine. Nel momento in cui Marracash, all’epoca già rapper affermato con tre album e tutto il periodo di collaborazioni con i Club Dogo all’attivo, decide di condividere sulla sua pagina Facebook il videoclip de Il senso dell’odio dello sconosciuto Salmo, è chiaro a tutti che si tratta potenzialmente di un predestinato. Definito dallo stesso Salmo come il disco che di più l’ha cambiato, The Island Chainsaw Massacre è un concentrato di energia di fronte al quale è difficile restare indifferenti. Con al suo interno pezzi iconici come Yoko-Ono, La prima volta, L’erba di Grace, The Island Chainsaw Massacre è sicuramente uno dei più grandi classici di Salmo. È probabilmente troppo grezzo per essere considerato il suo miglior disco, ma è il disco senza il quale i suoi migliori dischi non sarebbero stati possibili.

2. Hellvisback

Il primo disco dopo l’addio alla label di Gué Pequeno è probabilmente uno dei lavori in cui Salmo dimostra più direttamente la sua incredibile capacità di variare, di portare l’ascoltatore in direzioni inaspettate sia con i testi che con le produzioni, e di essere un passo avanti rispetto alla scena. Mentre in Italia stava per esplodere la trap, Salmo chiamava come featuring solamente il batterista dei Blink-182, Travis Barker, l’artista reggae Victor Kwality e SBCR. Se l’autobiografica 1984 rimane la traccia più iconica del disco, pezzi come L’alba, Giuda e Il messia rappresentano alcune delle vette più alte mai raggiunte da Salmo per combinazione di testo, musicalità e messaggio.

1. Midnite

La conferma. Se The Island Chainsaw Massacre aveva scioccato il pubblico e la critica e Death USB aveva fatto intravedere le potenzialità di Salmo senza esplorarle a fondo, Midnite rappresenta la vera conferma, il disco in cui Salmo ha dimostrato all’Italia di avere davvero tutte le carte in regola per essere uno degli artisti più longevi e rilevanti della scena. Si tratta probabilmente del progetto che meglio racchiude le migliori qualità di Salmo, dall’energia di Russell Crowe, Killer Game e Weishaupt alla commovente intimità di Faraway e S.A.L.M.O.. È inoltre il primo disco solista in cui Salmo può contare su collaborazioni importanti come Noyz Narcos, Nitro, Gemitaiz, Madman e Mezzosangue, e in tutti i casi riesce a complementare perfettamente il proprio ospite, dimostrando grande maturità a adattabilità. Midnite è il disco che ha davvero spianato la strada per Salmo, la perfetta fusione tra il Salmo hardcore degli esordi e il Salmo commerciale che è venuto dopo.