Interviste

Dentro “Freaks Out” con Francesca Anna Bellucci

Quel giorno in cui sono andata a casa della splendida Francesca Anna Bellucci (per gli altri Cesira, di Freaks Out) pioveva moltissimo a Roma. Per fortuna c’era l’odore del caffè proveniente dalla sua casetta a guidarmi lungo il tragitto, che smorzava quell’umido pregnante. Entrata in casa, Francesca stava versando il caffè nelle tazzine. Quindi ci sediamo ai lati del tavolo e cerchiamo di capire insieme come costruire questa chiacchierata. Ero entusiasta, lei è piena di vita e di gioia, nonché di passione per tutto ciò che fa. Cominciamo quindi a parlare un po’ di questo Freaks Out che è andato e continua ad andare benissimo, questa storia di vita, di personaggi incredibili, super poteri, e un fatto storico importante che lega le vicende.

Freaks out, una storia dalle mille sfaccettature e dai mille prospetti, dai tanti layers di lettura con un cast importante. Come l’hai vissuta?
Intanto è il mio primo film, una sorta di battesimo cinematografico. Ritrovarsi in un set così grande è stato un po’ come essere dei bambini a Disneyland, in uno spazio pieno di possibilità. È stato tutto molto rapido: ho fatto un self tape, l’ho inviato, ho incontrato Gabriele (Mainetti ndr.) e nel giro di tre giorni ho firmato il contratto. Quindi è stata una bomba, non c’è stato il tempo di aspettare il call back. La prova costume poi è stata bellissima, ho provato mille outfit differenti, trasformandomi in mille personaggi fino a che poi non è arrivata Cesira.

A proposito di Cesira, è un personaggio decisamente molto forte, sfonda lo schermo e si ritaglia il suo ruolo da sola tra una serie di personaggi dai forti connotati, dotati di poteri soprannaturali. Sono però dei superpoteri molto concreti che sono un po’ il prolungamento dei personaggi. Qual è il super poter di Cesira?
Lei è molto astuta e intelligente, due caratteristiche che mi sono piaciute molto di questo personaggio. Gabriele le ha dato un’impronta chiara, voleva una donna molto forte ma allo stesso tempo materna, in un senso moderno: con Matilde non è mai quella che la coccola, ma quella che le dice di prendere consapevolezza dei suoi poteri e tirarli fuori. È anche un po’ il corrispettivo adulto della protagonista, come se fosse lei da grande. Lei riconosce il suo ruolo: anche se hanno poteri e storie diverse, non c’è differenza all’interno dei Diavoli Storpi tra quello che fa lei e quello che fa il Gobbo, o quello che fa Gambaletto, loro si dividono i compiti. Ci sono dei momenti in cui servono le caratteristiche del Gobbo e dei momenti in cui servono le caratteristiche di Cesira, quindi è sicuramente una donna molto astuta, intelligente ma anche calda nel rapporto che crea con tutti e in modo particolare con Matilde. Ci siamo divertite molto a creare questo equilibrio, che fosse sempre di supporto, una presenza da cui prendere forza e coraggio. Sono contenta che il profilo di Cesira risulti quello che noi abbiamo voluto darle: dopo il film infatti mi hanno scritto un sacco di donne per dirmi che è un personaggio che arriva tanto, nonostante abbia poche scene per presentarlo. Questo è il suo superpotere.

Quando hai a che fare con un personaggio ti tramuti un po’ in lui, cerchi di toglierti quello che è tuo e doni te stesso a un’altra cosa, indossando altre vesti. Però in parte queste vesti mettono in risalto anche alcuni tuoi lati. Qual è l’aspetto di te che ha tirato fuori Cesira?
I personaggi sono una scuola di vita: quando ti metti addosso una pelle che pensi non abbia niente a che fare con la tua, alla fine scopri cose di te che magari prima non conoscevi. Oppure sai di averle ma magari nella vita non sempre te le permetti. Una volta che le provi, poi pensi che le puoi tirar fuori, per cui questo lavoro è sicuramente anche una scuola di vita. Io direi che comunque la forza di Cesira l’ho trovata anche tanto in me: se scegli di fare questo lavoro devi amare alla follia, per amare bisogna essere coraggiosi e forti, e quindi questa cosa Cesira l’ha presa da me. Cesira e Francesca hanno avuto questo scambio: lei lo ha fatto per un’ideale, che è quello di essere a favore di ogni tipo di diversità ed inclusione e contro il regime. I Diavoli Storpi rappresenta un po’ una risposta a questa chiusura. Sono rivoluzionari e io ho sempre trovato un grande corrispettivo tra me e chi decide di lottare, ribellarsi. Credo che questo lavoro ti dia la possibilità di cambiare punto di vista, mettendosi nei panni di altre persone e trovando un modo per guardare meglio gli altri. Vedere veramente quello che succede, scoprirsi, riscoprirsi, scoprire cose nuove. È proprio vita.

All’interno del film la musica ha un ruolo importantissimo, basti pensare alla scelta di riprodurre Creep dei Radiohaed, Sweet Child O’ Mine dei Guns ‘N Roses. Qual è il tuo rapporto con la musica?
Io credo che tutto sia musica. Sono un’onnivora, ascolto tutto e magari non ho molta conoscenza approfondita. Non mi fermo al genere ma ascolto ciò che mi arriva alla pancia. Ha molto a che fare con cosa vogliamo che ci circondi in quel momento, che film vorremmo, è come scegliere la nostra colonna sonora. La pellicola sceglie la propria musica in questo senso, seguendo quel sapore, delle atmosfere che richiedono quella musica in particolare. In teatro, poi, tutto è musica: le pause, le sospensioni, il forte, il meno forte, anche la prosa.L’approccio con la musica è fondamentale. Stando in teatro adesso, ci accorgiamo che c’è un ritmo interno a tutti i momenti: la malinconia ha un ritmo, l’amore ha un ritmo, la comicità ha un ritmo, è tutto musicale e cambia proprio l’assetto della scena.

Qual è anche l’artista o la canzone che ha un ruolo importante per te?
Io sono innamoratissima di Pino Daniele, in modo particolare di Alleria: mi apre un mondo. Ed anche Battisti e tutto il cantautorato, quel privato che si crea quando c’è uno strumento, anche delicato, che suona e una voce. Così come amo i momenti in cui mi piace sentire musica più dura. L’importante è che tutto ciò che ascolto mi ricrei un mondo in cui sento di risuonare.

Roberta Staffieri
Autore

A Matera in estate i sassi bruciano e si sciolgono nell’ardore, e da questa passione antica nasce una bambina, il 22 del mese di Augusto. Sarà per sempre convinta che quel numero propizio e ricorrente la rappresenti: è il suo numero in tutti gli appelli dalle elementari, e sono gli anni che si sente da quando ne aveva 15. Ha un sogno: che Kurt Cobain torni in vita insieme ad Aristotele per sistemare l’ordine del Cosmo.

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