Chart musica

Tutti gli album di Cesare Cremonini dal peggiore al migliore

Il cantautore bolognese ha raccontato amori vicini, tangibili, quelli di ognuno di noi. Ma anche storie lontane, immaginate. Ha portato i riempi pista negli spot televisivi e le malinconiche nelle playlist Spotify di tutti, indifferentemente dai dati anagrafici. I panorami sonori sono tra i più eterogenei e sperimentali per quello che, senza grossi dubbi, può essere definito il migliore tra i suoi colleghi (coetanei). Il frutto prelibato di una stagione pop che purtroppo ha avuto sempre fin troppa paura di prendersi sul serio. Al contrario Cremonini sublima e rettifica il concetto di musica leggera. Ecco tutti i dischi solisti di , dal peggiore al migliore, in attesa de La ragazza del futuro.

6. Bagus

Il primo disco solista di Cremonini è un prodotto buono, per certi versi più maturo della produzione dei Lùnapop, ma evidentemente troppo acerbo se messo a confronto con tutto ciò che prenderà vita in lui e attraverso lui nel corso della carriera. Bagus in indonesiano vuol dire positivo, solare, buono: tuttavia il brano senza dubbio più rilevante della tracklist è malinconico, profondo ed impegnato. Mi riferisco ovviamente a PadreMadre, in cui si capisce che la classe della penna cremoniniana è in grado di sublimare (e quasi eclissare) la natura da love-songwriter che fin lì aveva caratterizzato la sua carriera nei Lùnapop.

5. Il primo bacio sulla luna

Come vedremo proseguendo, Cremonini va sempre migliorando, in un climax che ad oggi è ancora totalmente ascendente. Tuttavia Il primo bacio sulla luna rappresenta un piccolo passo indietro rispetto a Maggese (che lo anticipa di tre anni e di cui parleremo tra poco). All’interno troviamo forse il brano più intimo della sua carriera: Le sei e ventisei, un racconto notturno che per certi versi richiama la poetica di Bukowski – infarcita di riferimenti ad un amore generico non corrisposto, ai vizi dell’alcol ed alla ricerca, nella figura apparentemente più sbagliata (ossia la prostituita) – di un affetto che il sesso non può donare. Quello che per me è il penultimo disco di Cremonini, sarebbe il migliore ed il più a fuoco della stragrande maggioranza degli autori italiani della sua generazione.

4. Maggese

Non un disco perfetto, certo. Questo, ad ogni modo, è il disco che contiene Marmellata #25, ossia il singolo più celebre di Cremonini. L’unico (forse) e sicuramente il primo cronologicamente, a impensierire le hit radiofoniche dei Lùnapop. “Da quando Baggio non gioca più” è il suo personalissimo “Gli anni d’oro del grande Real”, portato musicalmente su un altro livello. Un brano che fatichiamo ad incasellare nell’insieme “popstar” ma anche in quello “cantautore”. Fortunatamente i matematici Eulero e Venn ci hanno spiegato come certe cose possano coesistere in due o più insiemi. Quando si parla di questo artista, è praticamente suicida provare a fare un aut aut. Più proseguiamo in questo recap, più lui ci complica la vita. Tanto vale desistere fin d’ora.

3. La teoria dei colori

Un disco gigante, concettuale, sofisticato: praticamente perfetto. Presentato al pubblico in terza istanza da La nuova stella di Broadway – hit narrativa ed evocativa (dunque antipodale) che ci porta nell’America di Chicago di Rob Marshall La teoria dei colori è un disco radiofonico ma disseminato di brani sopra i quattro minuti (peraltro i più celebri). Tutto, a partire dalla copertina, ci conduce in un concept magnetico da cui è praticamente impossibile perdere contatto per l’intera durata del disco. Cremonini riesce a dimostrare per l’ennesima volta che un album d’amore può essere innovativo. Scusate se è poco.

2. Logico

Se con La teoria dei colori ci trovavamo nel Paradiso Terrestre, ora entriamo nell’Olimpo. Logico è probabilmente uno dei dischi più rilevanti del nuovo millennio in Italia. La dolce e morbida Logico #1, l’erotica Greygoose, l’alleniana/dalliana Io e Anna: tutte storie perfettamente incastonate in un gioiello in oro ventiquattro carati. La penna di Cremonini raggiunge una vetta ineguagliabile, il tappeto sonoro e le ritmiche che reggono il tutto, sono pura estasi. Si potrebbe parlare di ex-equo con il disco che stiamo per raccontare, se non fosse per pochi infinitesimi dettagli.

1. Possibili scenari

Quasi impossibile eguagliare un disco come Logico, lo dicevamo due righe più su. Eppure Cesare Cremonini, vestito da alchimista, trasforma la perfezione in qualcosa di ancora più grande e puro: Possibili scenari è un prodotto solido e sperimentale, grandioso ed essenziale, ora prevalentemente sonoro, ora nudo e sintetico. Un concept che sembra disegnato per un pubblico più grande, finalmente il pubblico degli stadi. Poche cose mi hanno impressionato live come la scenografia del tour di presentazione di questo disco, che par essere più un’opera, forse addirittura un’esperienza in perenne metamorfosi. Il primo live della mia vita è stato il 360º tour degli U2, a detta di molti, il più magnificente ed avveniristico stage di sempre. Qualcosa di vagamente simile in termini di stupore per me è arrivato in quell’estate 2018 (prima) e nella versione pocket nei palazzetti (poi). Con forze economiche ovviamente più contenute rispetto a Bono e compagni, lo staff di Cremonini costruisce dei possibili (e aggiungo io, quasi impossibili) scenari. Il primo posto va a questo disco anche per aver portato il cantautore bolognese nel suo habitat congruo, nello scenario dei grandi: lo stadio. Scendere in analisi di arrangiamento o scrittura è quasi superfluo; Poetica, Possibili scenari, Nessuno vuole essere Robin, Kashmir-Kashmir, Al tuo matrimonio, La macchina del tempo. Ancora bisogno di cercare tesi in favore di questo capolavoro contemporaneo? Direi di no.

Simone Mancini
Autore

Nato lo stesso giorno dei suoi idoli Steve Jobs e Steve McCurry, Simone non ha nulla a che spartire con loro. Cerca di auto convincersi che la colpa sia dei genitori che non lo hanno chiamato Steve. Laureato in una cosa che gli permette di vivere senza lavorare davvero, sogna uno scudetto della Lazio e la pace nel mondo.