Recensioni

“The Cuphead Show” è un tributo moderno all’animazione old school

Irriverente, ironico e anacronistico: con questi tre aggettivi si può descrivere in breve la nuova serie animata targata Netflix, The Cuphead Show, un prodotto in cantiere da luglio 2019 basato sull’omonimo videogioco e sbarcato nella library della piattaforma a fine gennaio. La serie gira attorno alle avventure di due fratelli, Cuphead e Mugman, due tazze antropomorfe che vivono con il loro affettuoso Nonno Bricco sull’isola Calamaio. Dopo una maldestra perdita ad un gioco diabolico, Mugman e Cuphead dovranno fare in modo di resistere agli attacchi di Satanasso, il quale rivendica l’anima di Mugman vinta ad una della attrazioni del Cattivale, il Luna Park del male. La serie presenta uno stile frizzante e moderno, pur mettendo in scena un aspetto grafico e stilistico tipico degli anni Trenta e quaranta dei cartoni animati. Il sonoro e il doppiaggio sono curati minuziosamente e le orecchie più attente avranno riconosciuto la voce inconfondibile di Davide Garbolino, doppiatore italiano di Mugman e voce storica di Ash Ketchum in Pokémon. Netflix ormai ha preso gusto a sperimentare il genere dell’animazione nella propria offerta audiovisiva, in particolare mirando ad offrire un prodotto omogeneo in grado di arrivare direttamente a più target, quindi non solo strettamente al pubblico dei più giovani. Questa mission è testimoniata dalla presenza di diversi sketch dal forte tratto umoristico, oltre che per la cura per i dialoghi e i contenuti degli stessi, analogamente a quanto si è assistito in un altro prodotto di spicco del settore dell’animazione targato Netflix come BoJack Horseman. Inoltre, strumentalizzando i personaggi a loro disposizione, gli autori della serie hanno voluto  presentare stereotipi e luoghi comune della vita quotidiana, oltre che a dei rimandi all’animazione della vecchia scuola Disney; esempi di ciò sono i due protagonisti, Cuphead e Mugman, i quali appaiono come rappresentazioni morali contrapposte (Cuphead è il fratello sprovveduto, impulsivo e fannullone, mentre Mugman è la parte più riflessiva, saggia e ponderata); i fratelli pugili truffaldini presenti nel terzo episodio, che rimandano alle figure del Gatto e la Volpe in Pinocchio; l’effetto psichedelico ed alterato derivato dai personaggi mostrati e dai loro atteggiamenti (di cui gli autori prontamente avvisano nei titoli d’apertura dell’episodi), in stile Alice nel Paese delle Meraviglie. La prima stagione di The Cuphead Show è formata da dodici episodi, dalla durata all’incirca di dieci minuti l’uno e interdipendenti tra loro. Il finale di stagione lascia aperto ad una possibile seconda stagione, e sebbene non ci sia una confermata diretta dagli addetti ai lavori, è altamente probabile continuare ad assistere alle avventure di queste due esuberanti tazze.

Gianmarco Di Somma
Autore

Classe del 1995, studente di comunicazione e media digitali, mangio pane e serie tv, e ne vado fiero. Dammi una penna e mi farai felice.