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Tutti i film che hanno ispirato le scene cult di Quentin Tarantino

Quentin Tarantino è sicuramente uno degli autori più apprezzati degli ultimi decenni, durante i quali, da Le iene in poi, ha contribuito a plasmare l’immaginario cinematografico – e, almeno nel caso di Pulp Fiction, non solo – di tutto il mondo, arrivando a toccare, insieme a pochi altri nomi, anche il pubblico più generalista. La cinefilia di Tarantino è nota ed è così estrema da essere di fatto la prima fonte di ispirazione del regista, che quasi sempre, per costruire le sue opere, si basa sul cinema stesso; nello specifico, la sua poetica nasce in gran parte da momenti e atmosfere di prodotti negletti, film di genere proiettati nelle sale di terza categoria, recuperati così dal dimenticatoio e utilizzati come parti di opere più grandi e più complesse.

Il mercenario (Sergio Corbucci, 1968)

L’autore più amato da Tarantino è Sergio Leone, ma nell’ambito del western all’italiana, un altro regista spesso citato è Sergio Corbucci, popolarissimo durante la stagione dello spaghetti western. Tarantino lo omaggia tra le locandine di C’era una volta a… Hollywood e soprattutto in Django Unchained: uno dei motivi della colonna sonora e un’importante uccisione sono infatti citazioni de Il mercenario, film del 1968 con Franco Nero.

Django (Sergio Corbucci, 1966)

Che Django Unchained sia un liberissimo remake del Django dello stesso Corbucci, con protagonista sempre Franco Nero, è un fatto noto, ma è meno noto che nel western del 1966 sia presente una scena in cui a un personaggio viene tagliato un orecchio, scena che ha ispirato Tarantino per il momento più iconico del suo Le iene.

Kansas City Confidential (Phil Karlson, 1952)

Per il suo esordio, Tarantino si è ispirato principalmente a film crime incentrati su rapine. Sono interessanti le somiglianze con Cani arrabbiati di Mario Bava, girato nel 1974 ma uscito in versione integrale solo qualche anno dopo il rilascio di Le iene, con Rapina a mano armata di Kubrick e con un altro noir americano decisamente più dimenticato, Kansas City Confidential (Il quarto uomo in italiano) di Phil Karlson, in cui è mostrato il colpo di un gruppo di rapinatori che non conoscono il nome l’uno dell’altro.

(Federico Fellini, 1963)

Il fatto che tra le ispirazioni per Le iene ci sia un film di Kubrick dimostra che Tarantino, per quanto tenda a preferire film di serie B, non ignora affatto il cinema alto e d’autore: lo dimostra la scena più iconica e amata di Pulp Fiction, quella del ballo tra Mia Wallace e Vincent Vega, che si ispira alla danza tra Barbara Steele e Mario Pisu in , capolavoro di Fellini.

Cinque dita di violenza (Chang-hwa Jeong, 1972)

La saga di Lady Snowblood è giapponese, ma Tarantino, per creare la trama di Kill Bill, ha guardato soprattutto a una stagione da lui molto amata, quella del cinema delle arti marziali di Hong Kong: in particolare, la letale tecnica dell’esplosione del cuore con cinque colpi delle dita si ispira a King Boxer, film del 1972 noto anche con il titolo Five Fingers of Death.

Il laureato (Mike Nichols, 1967)

Un altro cult della New Hollywood è Il laureato, la cui scena iniziale, che vede Dustin Hoffman attraversare l’aeroporto di Los Angeles, è una delle più citate della storia del cinema: Tarantino non fa eccezione e la ripropone sia in C’era una volta a… Hollywood, sia nell’incipit di Jackie Brown.

Coffy (Jack Hill, 1973)

Jackie Brown, vero e proprio omaggio al genere della black exploitation, è uno dei film più citazionisti di Tarantino. La protagonista è interpretata da Pam Grier, attrice simbolo di quella stagione cinematografica, durante la quale ha prestato il volto ad almeno due personaggi iconici che danno il nome a film omonimi: da Foxy Brown, del 1974, Tarantino riprende direttamente il titolo, ma il personaggio della Grier era già stato codificato in Coffy, pellicola ingiustamente dimenticata che il regista inserisce tra le sue preferite di tutti i tempi.

Cleopatra Jones (Jack Starrett, 1973)

L’altra attrice simbolo della black exploitation è Tamara Dobson, che nel 1973 dà vita all’agente segreto Cleopatra Jones, splendida e letale combattente del crimine: il personaggio è sicuramente un modello per la protagonista di Jackie Brown, ma il fatto che Cleopatra Jones conosca i segreti delle arti marziali la rende una plausibile ispirazione anche per le assassine di Kill Bill.

Lady Snowblood (Toshiya Fujita, 1973-74)

Se già Jackie Brown è molto citazionista, Kill Bill si configura come un certosino mosaico di omaggi ai più particolari e sconosciuti in Occidente tra i film amati da Tarantino: la principale fonte di ispirazione è il dittico di Lady Snowblood, da cui sono ripresi il concetto della narrazione bipartita, le tematiche dell’amore e soprattutto della vendetta (il sottotitolo del secondo capitolo è Love Song of Vengeance) e la caratterizzazione di O-Ren Ishii, interpretata da Lucy Liu.

Il padrino (Francis Ford Coppola, 1972)

In C’era una volta a… Hollywood, le citazioni al grande cinema americano sono numerose. L’omaggio a La grande fuga è evidente, ma ancora più divertente è quello a Il padrino: in una delle scene inziali Al Pacino, protagonista del cult del 1972, guarda nel suo cinema privato una pellicola inesistente intitolata I quattordici pugni di McCluskey, ispirata al nome del poliziotto che ne Il padrino dà un pugno proprio al personaggio di Pacino.

The Doll Squad (Ted V. Mikaels, 1973)

La genialità di Tarantino sta anche nella capacità di conferire dignità a prodotti apparentemente insalvabili: The Doll Squad, distribuito in Italia come Squadra speciale con licenzia di sterminio, è di un livello talmente basso da essere etichettato addirittura come Z movie, ma il regista californiano vi ha comunque intravisto un’idea brillante, quella della squadra di letali assassine specializzate, che, raffinata e migliorata, ha inserito prima nel racconto di Mia Wallace in Pulp Fiction e poi nel dittico di Kill Bill.

Lucia Ferrario
Autore

Classe ‘98, cinefila compulsiva che quando parte "My Way" alla fine di "Goodfellas" si sente come Alex mentre ascolta Ludovico Van.