Concerti

Gli stadi sono l’habitat naturale di Marco Mengoni

Una caldissima domenica di giugno è quella della prima volta di Mengoni a San Siro. Marco accoglie la stampa un paio d’ore prima dell’inizio del concerto sfoggiando un sorriso rasserenante, ma che nasconde in realtà non poco nervosismo. «Ho scelto di ripartire dal pubblico e condividere con chi sarà negli stadi quanto più possibile di questo show – dice – Torno ai live dopo due anni e mezzo e, in questo periodo complicato, mi è mancato tantissimo lo scambio di energia dei concerti. In questo show porto sul palco tredici anni di carriera». Il tempo di raccontare la struttura del live, di anticipare qualche dettaglio in più sullo svolgersi dello spettacolo, di come è stato disegnato il palco ed arriva anche la notizia che in autunno l’appuntamento sarà nei palazzetti: «Certo, non con questo allestimento, altrimenti dentro ci starebbe solo il palco e il pubblico dovrebbe stare fuori». Il palco sembra una enorme nicchia a forma di mezza sfera, con maxischermi laterali (un classico).

Lui arriva attraversando un corridoio fra il pubblico per poi salire sulla lunga passerella che arriva dal centro del parterre direttamente sul palco principale. Il concerto inizia con Cambia un uomo, seguita da Esseri umani che scalda San Siro. Del resto, sembra scritta appositamente per essere cantata in coro in uno stadio. Cambio d’abito – pantaloni neri e canotta metallica – e siamo al secondo set del concerto che inizia con Voglio, illuminata da fuochi che salgono dal palco e perfetta premessa per Muhammad Alì, seguita poi da Psycho Killer dei Talking Heads proposta con un arrangiamento che rimanda agli anni Settanta. Durante lo show la voce di Marco sale tantissimo con acuti che in pochi, va detto, nell’attuale panorama italiano si possono permettere. La scaletta arriva a L’essenziale, il pezzo che lo ha sdoganato al grande pubblico portandolo alla vittoria di Sanremo e che tutti stasera cantano a squarciagola, lui compreso. I 54mila lo acclamano e lui, come una spugna, assorbe tutta l’energia. Per Ti ho voluto bene veramente un grosso cubo che lo porta a posizionarsi ad alcuni metri dalla basa del palco. L’emozione sale, dal palco Marco fa accendere tutte le luci dello stadio per vedere meglio il pubblico. «Vi chiedo scusa per la mia emotività ma vi auguro di provare le stesse cose che sto provando io stasera – dice con la voce rotta – tredici anni fa io non ci avrei mai pensato e se sono qui è tutta colpa vostra».

Salta e scarica la tensione definitivamente e si arriva verso il blocco finale dello show che vede anche Ma stasera, il brano più suonato dalle radio della scorsa estate, seguita da Io ti aspetto e Buona vita a chiude uno show grandioso. Forse quello che davvero manca è un po’ di quella voglia di divertirsi che Mengoni portava sul palco nella prima parte della sua carriera. Quel ballare, ridere e scherzare che rendeva tutto leggero e che ora ha lasciato del tutto il campo alla struttura rigida di un grande show ideato per uno stadio. Alla fine i cambi d’abito saranno ben sei, non esattamente una cosa da poco, ma questa sera, quello che è sicuro, è che Marco Mengoni ha tirato le somme di quanto ha fatto sino ad ora.

Cristina Torti
Autore

Da che ho memoria ricordo di amare la musica. Mi piace scrivere, adoro il cinema e le serie tv. Da qualche anno mi dedico anche alla fotografia con una particolare predilezione per gli eventi live.