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Tutti i film di Mission Impossible dal peggiore al migliore

Tom Cruise compie sessant’anni. E questa è già una notizia. Ai più sarà senz’altro sfuggito, ma come biasimarli? L’atletico attore che abbiamo di recente visto in sala nei panni di Maverick e che nel 2023 torneremo ad ammirare nelle vesti dell’agente Ethan Hunt, tutto sembra fuorché un sessantenne. Certo, il ragazzino di ventiquattro anni che con esuberante spavalderia conquistava il pubblico sfrecciando sugli F-14 in Top Gun è senz’altro maturato parecchio. Ma guardando il fisico di Tom Cruise si fatica a credere che gli anni trascorsi siano ben trentasei. Ad ogni modo, nonostante le apparenze, il tempo passa anche per lui. Per celebrare la ricorrenza, abbiamo quindi deciso di proporvi la nostra personale classifica di tutti i suoi Mission: Impossible (almeno di quelli usciti fino ad ora), dal meno riuscito al più bello.

6. Mission: Impossible II

Il secondo capitolo di Mission: Impossible è senza dubbio il peggior film della saga. Di fatto consiste in un dimenticabile remake di Notorious, capolavoro hitchcockiano che John Woo tenta di riadattare in chiave action. La regia è scialba, il montaggio caotico e la scrittura abbonda di spiegoni ridondanti. Tutta la pellicola è pervasa da un’enfasi melodrammatica che sconfina troppo spesso nel ridicolo. Anche la gestione delle fasi action (che rimangono comunque la cosa migliore del film) appare poco riuscita. Debole il cast, che vede un Tom Cruise supportato dai poco convincenti Dougray Scott e Thandie Newton.

5. Mission: Impossible III

Il terzo capitolo di Mission: Impossible è segnato dall’impronta di J.J. Abrams (qui all’esordio da regista, poi produttore dei film successivi), che tra un easter-egg di Lost e l’altro crea una origin story capace di rivoluzionare la saga, da questo momento non più antologica, ma legata da una certa continuità narrativa. Convincenti le musiche di Michael Giacchino e la saturazione cromatica della fotografia. Poco accattivante la sceneggiatura, in troppi punti banale e incapace di intrattenere. Splendida interpretazione di Philip Seymour Hoffman, che alza da solo il livello della tensione e costringe Tom Cruise a overperformare (sia sul piano diegetico che su quello attoriale).

4. Mission: Impossible – Fallout

Il sesto capitolo di Mission: Impossible risulta quasi una seconda parte di Rogue Nation, sia per la forte continuità narrativa, sia per il ritorno alla regia e alla sceneggiatura di Christopher McQuarrie, scritturato anche per i titoli a venire (che vedremo a partire dal 2023). Nonostante il sempre ottimo livello delle scene action, anche qui altamente spettacolari, la pellicola paga un incremento eccessivo della linea comica e del didascalismo, oltre a un appiattimento generale della trama, meno accattivante rispetto ai capitoli quattro e cinque. Più impreciso anche il montaggio. Poco carismatico Henry Cavill, non all’altezza di un Tom Cruise a dir poco spericolato.

3. Mission: Impossible

Il primo capitolo di Mission: Impossible segna l’esordio alla produzione di Tom Cruise, prodauttore (produttore, autore e attore) della fortunatissima saga action dall’impronta dichiaratamente hitchcockiana. La regia di Brian De Palma si avvale di continue soggettive e avvolgenti piani olandesi, esaltandosi nella gestione dei momenti di tensione. Non altrettanto avvincente appare invece la scrittura, nel complesso banale e talvolta farraginosa nel suo sviluppo. Ottime le musiche e il montaggio. Un film invecchiato piuttosto bene.

2. Mission: Impossible – Protocollo fantasma

Il quarto capitolo della saga di Mission: Impossible presenta un duplice passo in avanti rispetto ai due titoli precedenti. da una parte l’intreccio politico si fa più raffinato e intrigante, dall’altra il livello degli stunt si alza notevolmente (la sequenza di Dubai lascia lo spettatore senza fiato). Malgrado ciò, il film presenta una durata eccessiva e l’introduzione della linea comica risulta nel complesso poco gradita. Tutto sommato, un action più che discreto, con un Tom Cruise in stato di grazia.

1. Mission: Impossible – Rogue Nation

Con Rogue Nation, Mission: Impossible raggiunge (almeno fino a questo momento) il punto più alto della saga. La sceneggiatura presenta una spy story piuttosto elaborata (il doppio gioco della splendida Ilsa Faust di Rebecca Ferguson, seppur privo di originalità, si dimostra comunque efficace) ed è caratterizzata da un susseguirsi continuo di scene action di livello assoluto (dall’incipit in volo fino alla sequenza subacquea, passando per quella hitchcockiana alla Wiener Staatsoper, che culmina col Nessun dorma dalla Turandot di Puccini, tema musicale di riferimento del film). Tensione e adrenalina incredibili per intensità e costanza. Spettacolo puro.

Mattia Liberatore
Autore

Pescara, 1994. Classicista; militare; giurista. Cinefilo dal primo incontro con Stanley Kubrick. Utilizzo le mie capacità nel modo più completo, il che, io credo, è il massimo che qualsiasi entità cosciente possa mai sperare di fare.