Recensioni

Joe Keery non è solamente Steve Harrington, e “Decide” ce lo conferma

Essere catapultati nell’Olimpo dello star system e ritrovarsi ad interpretare uno dei personaggi più amati di una serie tv che nell’arco di soli sei anni è diventata un fenomeno culturale globale, può lasciare alquanto spaesati. Non resta che costruirsi un’identità alternativa nella quale rifugiarsi per scrivere, comporre, produrre, suonare e tracciare un ritratto di sé stessi. Poco importa che i contorni di questa opera siano sfumati, come è giusto che sia. Contano la sostanza, l’intenzione e la vulnerabilità stessa dell’artista, che viene messa su un piatto d’argento a disposizione di quei milioni di spettatori che hanno deciso di premere play su Netflix e di seguire le sue avventure sul piccolo schermo. Joe Keery, in arte DJO, sveste i panni del buon Steve Harrington e torna con il suo nuovo progetto discografico (da indipendente): Decide un album dalle sonorità avvolgenti e pungenti al tempo stesso. Un viaggio psichedelico che ripercorre la temuta fase di passaggio tra i venti e i trenta anni, condito da synth tipicamente anni Ottanta, distorsioni, chitarre graffianti e una spruzzata di pop – quello buono.

Love and hate subside/Money grows and dies/People never change/But I have to try”, canta nella opening track dell’LP, Runner. Il confronto a muso duro con la fama e la ricerca di un equilibrio interiore tra la sua vita privata e pubblica (Half Life) e il bisogno di liberarsi dalle aspettative altrui per sentirsi padroni del proprio presente (Gloom), guidano il processo catartico di DJO e lo spingono a mettere l’accento su quella parolina che da anche il titolo all’intero corpus artistico: Decide, ovvero “decidere”. Se viene letto come un imperativo, può essere un invito all’azione. Alla reazione. Change, il primo singolo estratto dal disco, è la chiara personificazione di questo sentimento e degli impulsi che in un modo o nell’altro influenzano il nostro agire (“Change/For a minute in the sunlight/Change/At the mention of a conflict/I change/When the jacket doesn’t fit right/Change/When you know it isn’t perfect”). L’attore e cantautore statunitense ci tiene con i piedi per terra, ci racconta il suo passato e quel senso di nostalgia e spensieratezza legato ad esso (End of Beginning), le sue insicurezze (Go For It) e il bisogno primario di capirsi per cambiare prospettiva e guardare oltre l’orizzonte (Figure You Out).

Tre anni dopo l’uscita di Twenty Twenty, ritroviamo un Joe Keery più saggio, ancora più curioso e forse meno disincantato. Decide, che vanta la produzione dell’amico e collega Adam Thein ed è stato registrato a cavallo tra il 2020 e il 2021 nella popolare Sound Factory di Los Angeles, richiama l’universo dei Crowed House, Tame Impala e INXS. Fondendo space rock, neopsichedelia, new wave e alternative-rock, ma soprattutto scostandosi da noiosissime logiche di mercato che vedono al vertice delle classifiche internazionali tutt’altre sonorità, Keery pubblica uno degli album più interessanti del 2022 e si conferma un artista da tenere sott’occhio nei prossimi mesi. Compatibilmente con i suoi impegni sul set (attualmente sta girando il nuovo film di Saverio Costanzo Finalmente l’alba in quel di Roma), l’intenzione di portare la sua musica sui palcoscenici globali è stata ribadita più volte. Aspettiamo solamente una data in Italia per lasciarci conquistare dal vivo. 

Alessia Bisini
Autore

Classe 1995, milanese, Editor e Ufficio Stampa Freelance. La costante della sua vita sono i negozi pieni zeppi di vinili, in cui puntualmente si perde. Prova a raccontare quotidianamente la musica e quando non sta scrivendo, sta sicuramente creando una playlist su Spotify. La domenica, invece, tifa Milan. Un bel rebelòt.