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Con “Your Favorite Toy” i Foo Fighters si ricordano chi erano

Da una band che ha perso la bussola da almeno una decina di anni, già avere un album decente avrebbe fatto gridare al miracolo. Fortunatamente, alla fine, cari Foo Fighters, è andata così

I Foo Fighters sono e rimangono una delle più grandi rock band degli ultimi trent’anni. E vedere uno come Dave Grohl continuare a fare musica dopo aver vissuto due toccanti lutti (Kurt Cobain nel 1994 e quasi trent’anni dopo il batterista e amico Taylor Hawkins) merita tutta la riconoscenza di questo mondo. Il problema è che i Foo Fighters vanno avanti ad inerzia da almeno tre lustri e l’ultimo loro brano che mi è rimasto in testa è The Feast and the Famine, anno domini 2014. Metto le mani avanti: Your Favorite Toy non è assolutamente un brutto disco e le recensioni entusiastiche che si leggono in giro hanno il loro perché. Oltretutto, rispetto a certi episodi della loro più recente discografia, il riprendere le sonorità ruvide del primo omonimo lavoro mostra una faccia della band che sembrava ormai smarrita.

Spogliato di ogni struttura arena rock (escludendo il ritornello di Spit Shine) e di quelle influenze pop che hanno caratterizzato quasi tutta la loro carriera, il suono diventa più abrasivo e diretto, al punto da risultare quasi grezzo come una registrazione da sala prove, anche grazie alla scelta della presa diretta per le basi ritmiche. Il problema di fondo è che Your Favorite Toy non va oltre il mestiere, trasmettendo ben poco che non si sia già sentito nel loro repertorio o in quello di altri. E tutto ciò nonostante l’ingresso del nuovo batterista Ilan Rubin, che da abile professionista entra nei Foo Fighters adeguandosi all’ambiente ma inserendo un tocco più personale che gli permette di distinguersi dai due predecessori (Taylor Hawkins e Josh Freese). È da riconoscere a Grohl e soci la furbizia e la capacità di citare ed autocitare senza cadere nel plagio. Su Window l’intro ricorda molto l’intercalare iniziale di Get It On dei T-Rex (no, non quella dei The Power Station) e le iniziali Caught In The Echo e Of All People sembrano degli outtake degli esordi. In un disco che scorre senza infamia e senza lode e con pochi filler (Child Actor), e nel 2026 questo può essere anche un pregio, emerge nella settima traccia Unconditional, forse l’unico momento che colloca questo disco nella parte più mainstream della carriera degli statunitensi, quella di There Is Nothing Left To Lose.

Un episodio anomalo, tra suoni ruvidi, chitarroni e urla sguaiate, che ci presenta quello che ha tutte le carte per diventare il brano che può rimanere dell’intero lotto. Your Favorite Toy ci mostra dei Foo Fighters che sono lontani dai fasti del passato. Il ritorno a sonorità non iperprodotte ci mostra una band che vuole fare l’occhiolino ai fan della primissima ora e che cerca di riprendere l’attitudine del loro ultimo grande album, Wasting Light, spogliandolo di ogni pulizia di suono. Il tutto con l’umiltà di chi è consapevole del tempo passato, non cercando di volare verso il capolavoro come un moderno Icaro ma fermandosi in un più concreto e meno ambizioso disco di mestiere. E, sia chiaro, il disco di mestiere dei Foo Fighters è sicuramente meglio di molti dischi rock usciti nell’ultimo decennio.