Opinion

Meglio uno stadio vuoto che un palasport pieno?

Sta girando sottotraccia, ma neanche tanto, la notizia che lo Start Tour di Ligabue negli stadi non stia andando esattamente come i promoter avevano previsto: pochi biglietti venduti, stadi mezzi vuoti e una produzione costretta, data dopo data, a spostare il palco in base all’affluenza. Il che evidentemente, trattandosi di uno dei mostri sacri della musica italiana, ha colto di sorpresa un po’ tutti compreso lo stesso Luciano che su Facebook ha arginato le polemiche con un post in cui ammette (se così vogliamo chiamarla) la sconfitta. “Allora: il tour è cominciato e se da un lato è vero che in alcuni stadi, a questo giro, l’affluenza di pubblico è inferiore alle previsioni dell’agenzia, dall’altro è anche vero che l’altra sera a Bari è stato meraviglioso ritrovarvi con tutta quella energia e passione e bellezza che solo voi sapete sprigionare”, ha scritto per poi aggiungere che la produzione (e quindi lo spettacolo) non verrà ridotta in nessuna città.

Certo, l’affluenza che si è riscontrata negli ultimi show è veramente preoccupante: poco più di diciassettemila (circa un terzo della reale capienza) i biglietti venduti per il concerto inaugurale dello scorso venerdì allo Stadio San Nicola di Bari, il che ha costretto l’organizzazione a spostare un bel po’ avanti il megapalco, ma non di qualche metro, proprio a ridosso della curva. Stessa sorte tre sere dopo a Messina: a colpo d’occhio lo stadio è pieno ma il palco è posizionato a metà campo. Ventimila i biglietti venduti per il live a Firenze, ottomila per Pescara, l’equivalente in pratica di un concerto in un palasport. Rischia il flop anche il concerto nella Capitale del 12 giugno al punto che la produzione ha deciso di scontare i biglietti per il settore prato del cinquanta per cento grazie ad una collaborazione con ATAC (qui tutte le informazioni).

Le considerazioni da fare, restando obiettivi, sono prevalentemente legate alle scelte della produzione e al contesto. Posto che la Friends&Partner (booking dell’artista) non è nuova a questo tipo di scelte non azzeccatissime e consolidato il fatto che non è l’artista, in generale, che prende queste decisioni, resta che il rischio maggiore in questo momento sia il grande danno d’immagine. Chiaro, se sei abituato a vedere stadi pieni, l’acquolina in bocca del sold out ti viene, soprattutto se ti chiami Ligabue e fino a due anni fa detenevi il record europeo di spettatori per un singolo concerto. Ma ad un certo punto occorre fare i conti con la realtà e rendersi conto che per salvare l’immagine è meglio avere un palasport pieno che uno stadio mezzo vuoto. Un flop, quello di Ligabue negli stadi, che si sarebbe potuto facilmente prevedere anche solo analizzando i dati FIMI delle vendite dei suoi ultimi lavori in studio: nell’ultima decade c’è stata una contrazione delle vendite pari al novanta per cento (circa cinquecentomila le copie vendute di Arrivederci, mostro!, cinquatamila quelle dell’ultimo disco).

Ligabue non è certo né il primo né l’ultimo: tre anni fa, e proprio sulla scia del Festival di Sanremo, due ex amici della De Filippi, Elodie e Alessio Bernabei, hanno da prima annunciato tour in grandi location per poi doverle annullare, di fatto, per evitare un palese flop di vendite. Sì, perché va detto, un click o un like non costano, andare ad un concerto invece costa (e pure parecchio se non abiti dietro il locale scelto dall’artista). Nel tempo di annunci strani se ne sono visti tanti e abbiamo anche visto riempire stadi enormi a colpi di biglietti omaggio o scontatissimi; famoso fu il caso di Biagio Antonacci che nel 2007 riempì San Siro con sessantamila persone: lo stadio risultò effettivamente pieno, ma pieno di chi? In quell’occasione furono messi in circolazione una valanga di biglietti gratuiti dalla Friends&Partner che si beccò persino una diffida da Assomusica, l’associazione di categoria dei promoter.

Tra i casi più clamorosi anche quello di Van De Sfroos che nel 2017 si è esibito nello stadio milanese di fronte a poco meno di ventimila spettatori. Dietro l’angolo c’è anche il nuovo tour negli stadi di Laura Pausini e Biagio Antonacci che debutterà a fine mese dallo Stadio San Nicola di Bari: sia chiaro, è prematuro parlare di insuccesso ma le vendite, anche in questo caso, sembrano non stiano andando esattamente come previsto. Resta quindi la domanda di fondo: perché buttare in pasto ad un possibile flop gli artisti? Ovviamente per la suggestione da effetto annunci e per fare curriculum, sia come artista che come entourage. Tanto il pubblico ha la memoria corta e le polemiche finiscono nel dimenticatoio, mentre la bandierina sugli stadi resta.

Cristina Torti
Autore

Da che ho memoria ricordo di amare la musica. Mi piace scrivere, adoro il cinema e le serie tv. Da qualche anno mi dedico anche alla fotografia con una particolare predilezione per gli eventi live.