Opinion

Il successo di Elettra è la sua leggerezza, anche quando si incazza

Secondo la rivista Consumer Reports, dal 1975 al 2008 il numero medio di prodotti in vendita in un supermercato è passato da 9.000 a quasi 47.000. E continua ad aumentare. Qualche anno fa potevamo scegliere fra tre o quatto marche di zuppa, oggi ne abbiamo a disposizione una ventina. La musica ha avuto, in linea generale, la stessa parabola di sviluppo. Se un tempo i tormentoni estivi riuscivano a malapena a riempire due CD-ROM del Festivalbar, oggi ce ne sarebbero a sufficienza per riempire altre dodici compilation come quelle. I protagonisti delle nostre estati, però, sono da anni sempre gli stessi. Basterebbe prendere una classifica qualunque di giugno dell’anno scorso e confrontarla con quella di quest’anno. Cosa cambia? Nulla. Si accoppiano, si scoppiano, si ricongiungono, ma ogni anno ce li ritroviamo sempre lì: in radio.

Anche quest’anno il derby dell’estate lo gioca Baby K contro Giusy Ferreri, e se la prima gioca la carta “influencer milionaria”, la seconda cala il jolly “duetto con ereditiera sexy”. E vince! Ma perché? Ma perché Elettra Lamborghini vince sempre, e noi ce ne siamo accorti già quando faceva volare stracci nei reality spagnoli. Già, perché il segreto del successo di Elettra è la sua stessa leggerezza, anche quando si incazza. La Isla, il brano uscito ieri che la vede al fianco di Giusy Ferreri, ne è la prova, e a noi è bastato un solo ascolto per eleggerla – canzone dell’estate post Covid – e le polemiche attorno a questo brano ne sono solo la prova più certa. Elettra è l’incubo di quelli che banalmente chiamo “gli integralisti della musica italiana”. Quelli che sotto l’ombrellone ascoltano Tenco e che non riescono a sopportare niente che non porti la firma di Mogol o De Gregori.

Loro che “è tutta colpa del raggaeton”, ma poi cantano Despacito a memoria. Vi sembrerà assurdo, ma La Isla funziona solo grazie a loro. Grazie ad un Sanremo che la vede in gara in fondo alla classifica, ma sempre altissima fra vendite e views. Grazie ai tweet di Ermal Meta che, al vetriolo, punzecchia le sonorità latine che ritornano l’estate come le zanzare e le code in tangenziale. “Chissà cosa mangia l’estate per vomitare così tanto reggaeton!”, scrive, ed Elettra risponde: “D’accordissimo”, con una serie imbarazzante di smile. Ma soprattutto grazie a quelli che Elettra stessa chiama “i critici”. È successo ieri, poche ore dopo il lancio. Qualcuno, evidentemente adirato dall’assenza di Guccini fra i primi posti in classifica, boccia con parole dure il brano appena uscito. Elettra twitta: “Sapete solo sminuire, non ne avete per NESSUNO. Casualmente i pezzi che non si inc*la nessuno (scusate il francesismo) gli date la lode… invidia?! Boh! Siete i critici della sagra della salsiccia”.

Nemmeno il tempo di pensare all’ingiustizia delle sagre cancellate a causa del covid, che arriva la controrisposta: “Le recensioni migliori le abbiamo fatte per Bugo e Ermal Meta, Emma, Zucchero, Le Vibrazioni, Brunori, Masini, Modà, Moro, Antonacci. Così non offendi noi ma offendi tutti loro. A noi purtroppo manca la cultura necessaria per capire chi sbatte le chiappe a ritmo di pem pem”. Ammettiamolo, ci aspettavamo come minimo un altro tweet alla “mi culo es verdadero, bella”, ma apprezziamo lo stesso anche il più eloquente dei silenzi. Sì, perché dietro quei silenzi c’è, indubbiamente, un lavoro colossale. E il problema non è di Elettra, ma di chi non sa andare oltre le sue chiappe leopardate, e oltre la scelta libera di una donna di muoverle come vuole, senza per forza essere giudicata come poco seria.

La Isla, che vanta la produzione di Takagi e Ketra, funziona proprio per la volontà, per niente sottintesa, di donare leggerezza, di giocare col ritmo, con la libertà, con il buonumore. È facile, in questo momento storico, fare leva sulla sensibilità delle persone, sulla loro fragilità. Più difficile, invece, è farle ridere, farle divertire a distanza di sicurezza. Donare loro l’illusione che sia un’estate come tutte le altri. Che il mojito in riva al mare si possa ancora prendere, senza la mascherina, abbracciati con l’avventura di una notte. Siamo sicuri anche noi che non è il capolavoro d’originalità del millennio e che probabilmente si chiama La Isla solo perché La Playa l’aveva già usato Baby K. Ma sapete una cosa? Chi se ne frega. Se è riuscita a farvi muovere il piede già dal primo ascolto, ha centrato l’obiettivo. Il supermercato è passato a 47mila prodotti in vendita, decine e decine di zuppe diverse, e pensandoci bene, quest’estate la zuppa ci piace così: piccante, quanto basta.

Stefano Molinari
Autore

Musicalmente polemico da 24 anni. Da piccolo volevo fare il lanciatore di coltelli, ma poi ho capito che scrivere è ancora più pericoloso. Vivo ogni giorno come se fosse capodanno a Courmayeur: ma io sono quello che serve ai tavoli. “Un gentleman col cuore punk”, dicono. Peccato per il pacemaker. Mi chiamo Stefano, diamoci del tu.