Opinion musica

L’arte sta normalizzando il sesso, ma la strada è ancora lunga

E tu l’hai mai visto un porno? Chi dice di no sta mentendo. Negli ultimi anni la musica ha intrapreso una strada (purtroppo ancora lunga) verso la normalizzazione del sesso, della masturbazione e del desiderio sessuale (specialmente) al femminile che, per troppo tempo, anche nella musica, risultavano essere dei tabù invalicabili, qualcosa da nascondere, o da narrare infiocchettandoli come fossero favolette per bambini. Ricordiamo lo scalpore destato da America di Gianna Nannini che citava “E allora accarezzo la mia solitudine/Ed ognuno ha il suo corpo a cui sa cosa chiedere”, eppure poetica e didascalica, con delle remore, un’autocensura dettata certamente dal periodo storico e da una società che ha imposto certe regole diversi secoli fa, regole complicate da scardinare: ma niente è impossibile. Se una ragazza posta una foto allo specchio con un asciugamano che le copre completamente il corpo potrebbe imbattersi nei classici maniaci del Direct di Instagram che ritengono lecito, simpatico, ammiccante commentare con frasi poco eleganti e che tendono a sessualizzare il corpo femminile a priori, forse proprio perché sfugge all’utente medio la linea sottile tra sensualità e pornografia, sfugge la linea sottile tra libertà d’espressione e dar fiato alla bocca (ledendo la libertà dell’altro inevitabilmente), forse perché l’utente medio banalmente si eccita con poco.

Se una qualsiasi donna inevitabilmente si pone qualche domanda prima di postare una foto sensuale o esplicita a causa dell’immaginario comune, gli artisti e le artiste fino a poco tempo fa si ponevano certamente delle domande per spiegare il sesso nelle canzoni senza oltrepassare quella linea immaginaria imposta e, perché no, anche autoimposta di conseguenza. Si pensi a quel capolavoro di Grey Goose del nostro Cremonini Nazionale che, nel brano, elegantemente – come solo lui sa fare – racconta una sveltina con una ragazza conosciuta in discoteca la notte precedente. La musica però sta muovendo importanti passi in avanti per spiegare e normalizzare il sesso, si pensi ad un giovane autore come Blanco che nei suoi brani, con la sua sincerità disarmante, tratta il sesso come parte integrante della sua normalità – appunto – della sua scrittura, e del suo vissuto senza porre freni e censure inutili, risultando poco volgare, molto sincero, sicuramente e involontariamente d’aiuto per la causa in questione. Toccare l’argomento masturbazione femminile tra amiche oggi non è più un problema, consigliare la giusta marca di vibratore nelle storie Instagram sta finalmente diventando la nostra agognata normalità, nonostante ci sia ancora qualcuno li pronto a storcere il naso perché “le brave ragazze non parlano di certe cose” , e poi c’è Madame che in Clito ma anche in Air Force (brano presente nel nuovo album di Massimo Pericolo), spazza via l’immaginario filo Vasco di noi che “ci sfioriamo dentro una stanza” , dolci delicate bambine da proteggere, e lo fa mostrando il fianco senza costruire nulla di romanzato, nulla di fittizio, e noi quel fianco abbiamo decisamente bisogno di mostrarlo perché siamo fatte così, abbiamo un clitoride, guardiamo i porno, ci masturbiamo, e diciamo anche le parolacce, ops.

Deduco per cui che il sesso, il nudo e via dicendo abbiano bisogno di essere normalizzati anche e soprattutto tramite l’arte e purtroppo non saranno di certo le piattaforme come Only F*ns a portare in alto questa bandiera, proprio perché queste piattaforme fanno parte di una nicchia differente, quella dei lavoratori sessuali, settore che senza ombra di dubbio necessita anche esso a sua volta di essere normalizzato ma che non può rispecchiare l’esigenza di una grossa fetta di popolazione: sarebbe come costruire un tetto senza le fondamenta, non si può proprio fare, ed è per questo motivo che, secondo me, gli artisti dovrebbero impugnare più di tutti la bandiera e marciare verso qualcosa che dovrebbe essere di per sé un diritto: essere liberi dal peso del senso di colpa che ancora oggi attanaglia un argomento considerato controverso come il sesso. Ricordo sempre quanto scalpore destò la famosissima gamba accavallata di Sharon Stone in Basic Instinct di Paul Verhoeven (1992) che messa a confronto con un film d’autore come Love di Gaspar Noé (2015) diviene nulla cosmico. Questo significa che abbiamo finalmente svolto dei passi in avanti? Certamente significa che qualcosina inizia a bollire in pentola. Film come Love trattano la sessualità disturbata e disturbante con l’occhio attento di un regista che penetra nelle menti dei suoi personaggi e porta lo spettatore verso uno scenario sessualmente crudo e reale, proprio come Lars Von Trier in Nymphomaniac (2013), proprio come Ozon in Giovane e bella (2013), o in Doppio amore (2017), proprio come l’autobiografica di Valérie Tasso nel libro Paris, la Nuit (2006) ma anche nella pellicola Valérie, diario di una ninfomane (2009), sciente e razionale, erotica, vera.

La ninfomania affrontata in alcuni dei film sopracitati, ma anche in film come Shame di Steve McQueen (esempio al maschile), raccontano il disagio dei disturbi legati al sesso e verso i quali vi sono ancora troppi tanti tabù da dover sdoganare. Parlare chiaro nelle orecchie e negli occhi dello spettatore e dell’ascoltatore medio significa anche sottolineare un importante reminder: non tutto ciò che riguarda il sesso è eccitante, per cui il nudo, i corpi, l’atto sessuale, la masturbazione possono essere elementi importanti per veicolare un messaggio, una storia, un disturbo appunto, e per questo motivo bisogna saper contestualizzare e normalizzare anche in questo caso il corpo come mezzo, strumento, tavolozza a colori. Ora che ci penso quindi qualche passo in avanti abbiamo davvero iniziato a compierlo. Come andrà a finire? Risposta ai posteri. 

Giorgia Groccia
Autore

Caffellatte scrive cose.