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L’orgia rock degli Arctic Monkeys

Quando gli Arctic Monkeys salgono sul palco della Cavea Parco della Musica sono da poco passate le nove e mezza. L’ultima volta della band inglese nella Capitale risale al 2013, da allora molta acqua è passata sotto i ponti, compreso un nuovo album con cui hanno intrapreso una nuova strada dalle sonorità più cupe e meno rock senza però perdere la loro identità che li ha sempre contraddistinti. Camicia beige, giacca nera e occhiali alla Raoul Duke, Alex Turner affida l’apertura alla nuova Four Out Of Five. “Take it easy for a little while/Come and stay with us” canta, ed è subito magia. Nonostante il sound sperimentato con Tranquility Base Hotel & Casino sul palco del Roma Summer Fest la band di Sheffield porta il rock dei primi dischi, perché se è vero che è importante rinnovarsi, è vero anche che è praticamente impossibile distaccarsi dal passato. Soprattutto se quel passato ti ha portato nell’Olimpo della musica. Con Brianstorm inizia l’orgia rock che terminerà solamente sull’attacco di Don’t Sit Down ‘Cause I’ve Moved Your Chair.

In questi quattro anni (grazie anche alla parentesi Last Shadow Puppet) Turner non si è scordato come si sta sul palco. Il ballo sensuale, le pose da playboy e l’omaggio a Mina: «Adesso arriva lui poi si butta sul letto», canticchia prima di attaccare Cornerstone. Oltre ad essere un amante del rock, Turner è un grande estimatore della musica d’autore italiana. Su tutti Celentano e Mina: «In realtà volevo essere come lei», ha rivelato alla vigilia dei due concerti romani. Al centro dello show solamente la musica, ma d’altronde per loro è stato sempre così: poche luci, effetti speciali inesistenti e scenografia ridotta ad una semplice scritta illuminata (Monkeys) posta sul fondale del palco. A loro interessano poco i grandi numeri, le folle oceaniche, gli stadi e i mega palchi. Non a caso la scelta di suonare – almeno per questa prima parte del tour – nelle piccole arene, dove la musica viene suonata senza tanti filtri. E vagli a dare torto.

Pretty Visitors, One for the Road e Do I Wanna Know?, che chiude la prima parte dello show e regala uno dei momenti più alti della serata. Nonostante i tanti smartphone alzati che rendono il tutto decisamente poco rock & roll, i quattromila che affollano la Cavea romana sono uno spettacolo: «Grazie mille» è l’unica frase che esce – in un italiano molto british – dalla bocca di Turner durante le pause tra una canzone e l’altra. La birra continua a scorrere a fiumi (grazie anche al contributo dei tanti inglesi presenti tra il pubblico) e The View From the Afternoon arriva puntuale all’inizio dell’encore che terminerà pochi minuti dopo con R U Mine?, la canzone che più di tutte racchiude l’anima (e il sound) della band inglese. Dopo venti canzoni e poco meno di ottanta minuti si chiude un concerto tiratissimo fatto di poche parole e tanta musica. Ancora una volta gli Arctic Monkeys si sono mostrati per quello che sono, la miglior band indie rock in circolazione. L’ultimo saluto al pubblico prima di uscire di scena (questa volta definitivamente). Next stop Milano, Mediolanum Forum.

Emanuele Camilli
Autore

Nasce nel marzo di un anno dispari. Il primo album che acquista è... Squérez? dei Lunapop. Il suo sogno? Vedere i fratelli Gallagher ancora una volta insieme su un palco.