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I Måneskin vogliono lasciare un segno indelebile nella storia

«Il rock noi lo facciamo per passione, non per soldi. È un aspetto che per il momento ci interessa poco. Quando in Immortale canto “Tu che lo fai per il dinero/Io per diventare immortale” è un modo per rimarcare questo concetto. Il nostro obiettivo in questo momento è lasciare un segno indelebile nella storia». A parlare è il leader dei Måneskin, la band romana che è riuscita a riportare il rock al centro della scena musicale italiana. In un anno scandito da uscite a sorpresa (prima Morirò da Re poi Torna a casa), i Måneskin si sono piazzati sotto i riflettori del mondo del pop rock e se all’inizio il progetto poteva sembrare un fuoco di paglia, oggi l’idea che ci siamo fatti è completamente diversa: Il ballo della vita – il disco d’esordio in uscita venerdì per Sony Music – è un lavoro maturo ed eterogeneo che spazia dal pop di Alice Merton al rap di Vegas Jones. L’album è stato scritto interamente dai Måneskin insieme a Fabrizio Ferraguzzo ed è un racconto autobiografico che riflette nelle dodici tracce le quattro anime dei componenti unendo le influenze musicali di ciascuno («Ci ispiriamo ai nostri idoli, agli artisti e alle band degli anni Settanta e Ottanta. Quello che abbiamo più nel cuore è David Bowie»). A legare i brani Marlena, il fil rouge che racchiude le anime di Damiano (voce), Victoria (basso), Thomas (chitarra) e Ethan (batteria).

Cosa vi ha ispirato nella scrittura dei testi?
Damiano: Abbiamo voluto raccontare noi stessi. Io mi sono fatto portavoce di tutte e quattro perché alla fine la visione del mondo che abbiamo è molto simile. Ho cercato di poetizzare la nostra voglia di spaccare il mondo e le esperienze che abbiamo vissuto nell’ultimo anno. Il risultato è Il ballo della vita.

Il rischio all’uscita di un talent show come X Factor è quello di ritrovarsi mediaticamente soli. Voi probabilmente siete più popolari ora di allora e state crescendo anziché involvendo. Come siete riusciti a cambiare questa tendenza?
Thomas: Ci chiedono spesso di dare consigli ai ragazzi che vogliono affrontare un talent show. La nostra forza è stata quella di rimanere noi stessi. Venivamo da una gavetta fatta di molte giornate in sala prove e concerti nei piccoli club di fronte a cinque persone. Nonostante ciò eravamo felicissimi di suonare in quei posti.

Quali sacrifici avete intrapreso per arrivare dove siete oggi?
Damiano: Abbiamo sacrificato il tempo libero per suonare. Appena tornavamo da scuola ci chiudevamo in sala prove fino all’ora di cena. Ci siamo prefissati un obiettivo e abbiamo lavorato duramente per raggiungerlo.

Quanto siete cambiati?
Damiano: In realtà siamo rimasti gli stessi di prima. Cerchiamo di vivere le nostre vite nella maniera più normale possibile. Chiaramente siamo continuamente portati da una parte all’altra, abbiamo un milione di impegni. Ma questo per noi è solo motivo di orgoglio e gioia. Nel nostro tempo libero però continuiamo a frequentare gli stessi posti, le stesse persone e la sera si torna a casa da mamma e papà (ride ndr.).

Quindi non siete così trasgressivi come volevate far credere durante X Factor. Secondo voi oggi la trasgressione cos’è?
Damiano: Fare quello che gli altri non si aspettano da te.

Quali sfizi vi siete tolti con i primi guadagni?
Damiano: Io ho preso la patente ma ancora guido il pandino di mamma (ride ndr.). Comunque ho speso principalmente in vestiti e vacanze.

Continuate a collezionare sold out su sold out. Alla gente cosa piace di voi?
Victoria: Il live è la nostra dimensione e ci esprimiamo al cento per cento. Con i fan abbiamo un rapporto stretto: il fatto di condividere emozioni, sudore e ambizione è molto importante. A noi questo dà tanto e speriamo di dare tanto anche al nostro pubblico. Poi secondo me tutto questo funziona perché siamo una delle poche band in Italia che sale sul palco con gli strumenti.

Ho notato che siete apprezzati anche dagli adulti.
Damiano: Sì, abbiamo un pubblico trasversale. Più che un pubblico, abbiamo un esercito.

Anche il vostro linguaggio è trasversale.
Damiano: Nell’adulto scateniamo un po’ un ricordo. Un ricordo della rock band, del frontman che ti viene face to face, dell’assolo di chitarra e del sudore. Mentre per il ragazzetto il nostro genere potrebbe essere nuovo anche perché nel grande mercato musicale di oggi ci sono poche rock band come noi.