Interviste

La seconda vita di Side Baby

Dopo aver lasciato la Dark Polo Gang e aver passato una fase piuttosto turbolenta della sua esistenza, Arturo Bruni (da questo momento in poi Side Baby), classe 1994, è tornato con un nuovo lavoro solista. L’appuntamento è direttamente nella Side House, una temporary house allestita appositamente per incontrare i fan in un posto che richiamasse fortemente la sua vera dimora, con tanto di letto e zona videogiochi. Arturo è una discesa graduale verso il vero Side Baby, partendo da pezzi più simili al mondo Dark Polo Gang per arrivare alla sua parte più intima: «Dentro di me ci sarà sempre qualcosa fortemente legato alla Dark Polo Gang, semplicemente perché quel progetto è stato creato anche da me», dice. «Il disco è stato affrontato in maniera molto diversa da Sick Side: quello era un progetto più leggero, un mixtape; questo è un disco per il quale ho compiuto un lavoro di selezione più accurato. Diciamo che è un lavoro più pensato, nonostante rimanga il mio stile di rap quasi improvvisato».

La qualità dei featuring è incontestabile, ma non credi che il loro stile vada in contrasto un po’ con l’andamento dell’album e con l’idea di nuova scuola di cui sei parte?
Il featuring non sono stati assolutamente pianificati. Quello con Luché è nato da una cena assieme a Skinny (produttore di nove delle undici tracce ndr.), mentre mangiavamo arrosticini: parlando del progetto ha cominciato a interessarsi, poi quando ha sentito la traccia si è definitivamente deciso. Lo stesso è accaduto con Gué Pequeno: eravamo in studio da Skinny, lui ha cominciato ad ascoltare alcune tracce a cui stavamo lavorando, e quando ha sentito Frecciarossa ha capito che sarebbe nato qualcosa di bello assieme.

Da dove nasce la scelta di collaborare con Night Skinny?
È nata da un’idea di Filippo (il suo attuale manager ndr.) che ci ha fatto conoscere: ci siamo trovati subito. C’è tanta alchimia. Abbiamo molte passioni in comune, dei gusti simili riguardo lo stile e la musica, è un fratello prima che un producer.

Gli fa eco Skinny: «Abbiamo lavorato tantissimo, prodotto una marea di tracce e fatto un enorme lavoro di selezione. Quando ci siamo conosciuti, l’anno scorso, è stato amore a prima vista: mi son trovato a quello che per me è il primo artista in Italia che scrive di getto, un po’ alla Jay-Z: è stato divertentissimo, sono molto contento».

Com’è stato lavorare con l’approccio diverso di cui parlate?
Io sono un fan puro del rap, lo ascolto da quando ho sei anni, quando mio padre mi regalò The Slim Shady EP (l’EP di Eminem uscito nel 1997 ndr.). Il rap è mia passione e sento di poter rappare su tutto, tanto che io non arrivo mai con un’idea in studio: ascolto un suono e se mi piace cominciamo a lavorarci sopra: Skinny è il king assoluto in questo, perché sa fare benissimo tutto.

Passando alla copertina, la trovo molto iconica…
Sì, non ci sono né scritte né disegni. Quel peluche è stato regalato a mia madre il giorno del parto, quindi ce l’ho dalla nascita. E poi anche l’acqua è un simbolo molto forte, esprime l’idea di un secondo battesimo, di riemersione dal passato: in generale il concetto chiave dell’intero album è proprio quello della rinascita.

Qual è il sentimento prevalente del disco? La voglia di riscatto, di affermazione e rinascita oppure la volontà di raccontarsi e farsi capire?
I miei pezzi variano molto, questo perché son stati scritti in momenti molto diversi durante l’ultimo anno: di norma entro in studio e, a seconda di come mi sento quel giorno, il mood del pezzo cambia.

Da dove è nata la scelta di mettere Medicine su Soundcloud?
Ho scelto di caricare Medicine su Soundcloud perché ho voluto regalarlo, volevo che tutti potessero sentire cosa volessi esprimere in quel momento. Non so se in Italia possa nascere una scena Soundcloud come la Soundcloud Wave americana che ha fatto nascere tanti di quelli che sono considerati i più grandi artisti rap emergenti del momento, ma lo spero, sarebbe molto figo.

Ascoltando Arturo e riascoltando Sick Side si ha la netta sensazione che questi due album non possano esistere da soli, come se il lamento del primo trovasse la sua redenzione nel secondo: tanto diversi quanto complementari…
Ci sono alcuni aspetti fissi della mia carriera, uno su tutti la mia sincerità, a volte un po’ bipolare, ma genuina, che può trasmettere a volte una sorta di distonia fra disperazione e spensieratezza. Non mi sento di dire che Arturo sia la versione più matura di Sick Side, perché mi rendo conto di non essere ancora maturo; ciò non toglie che comunque quest’album sia un progetto più pensato. Sick Side era diverso già a partire dalla copertina e dal titolo: da una parte la camicia di forza fatta di cinture di marca, dall’altra una rinascita; da una parte il gioco di parole che sì, è l’unione di Side e Sick Luke, ma è soprattutto l’idea del lato malato, dall’altra un Side che si è liberato della parte più Sick.

Davide Colli
Autore

Iniziato alla settima arte sin dalla tenera età, Davide è un giovane totalmente alienato dalla realtà circostante, che scrive di cinema, tv e musica ovviamente in un modo tutto suo. Qualche volta riesce ad imbucarsi a qualche festival importante, e non lo hanno ancora scoperto. Vorrebbe diventare uno sceneggiatore in futuro, ma come quelli di "Boris".