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Lenny Kravitz live è sempre una garanzia

Non ci sarebbero bisogno di ulteriori dimostrazioni sul fatto che, in questi decenni, il percorso di maturazione di Lenny Kravitz lo abbia trasformato in un’icona che non si ferma al semplice valore di sex symbol. Tuttavia, per i pochi miscredenti che ancora pensano al polistrumentista newyorkése come ad un belloccio senza arte né parte all’interno del panorama musicale degli ultimi trent’anni, lo spettacolo al Mediolanum Forum ne rappresenta la prova definitiva. Uno show che si dimostra poco artificioso, durante il quale le coreografie di luci e la scenografia allestita non rubano la scena al vero cuore delle esibizioni, ovvero Mr. Kravitz e il gruppo di talentuose personalità di cui si è circondato in occasione di questo Raise Vibration Tour.

La grande potenza del live, infatti, risiede in una ricerca minuziosa di un vasto numero di sonorità tra le più distanti tra loro, passando dalla tranquillità di ritmi reggae, fino ad arrivare a performance accompagnate da cori gospel, con un forte richiamo quindi alla dimensione ecclesiastica e di amore universale. In questo spaziare da un genere all’altro, Kravitz non si dimentica assolutamente del rock made in U.S.A. che ne ha garantito la fortuna e che gli ha permesso di raggiungere lo status leggendario che da anni si trova a ricoprire, facendolo diventare il collante tra un pezzo e l’altro. Anche perché è evidente quanto Kravitz ami il pubblico che si riversa ai suoi concerti e la sua gioia nel sentirlo intonare le sue canzoni più iconiche, tanto che per tale motivo vuole spesso renderlo partecipe di questa grande festa con diversi momenti di interazione con esso, unendo persone di diversissima estrazione anagrafica in un unico chiassoso canto.

Inutile dichiarare quanto Milano si accenda e soprattutto quanto Lenny si diverta nell’applicare tutto quell’immaginario di azioni, movenze e gesti ormai impressi nella collettività, regalando al pubblico attimi di vera esaltazione e facendogli dimenticare che il corpo che si dimena forsennato sul palco abbia ormai quasi cinquantacinque anni. L’apice di questo sentimento si respira durante Are You Gonna Go My Way, alla quale segue senza interruzione Love Revolution; nell’esecuzione di entrambi i brani l’entusiasmo della folla e dello stesso Kravitz, intento più volte nell’atto di incitarla ancora di più, è palpabile.

Lenny Kravitz a Milano, foto di David Hindley

Lo spettacolo, tuttavia, non è esclusivamente un’interminabile baldoria: a questa baraonda all’apparenza inarrestabile si intervallano situazioni più composte e intime, durante le quali lo sfarzo e l’esuberanza dello sfacciato stereotipo del rocker lasciano spazio all’uomo dietro alla celebrità, al suo sentito messaggio di amore e fratellanza universale, grazie al quale riesce ad instaurare un dialogo con gli ammaliati presenti. Particolarmente incisivi in questo senso sono i pezzi finali (Here To Love, Let Love Rule e Again), accompagnati da uno stuolo di luci provenienti dalle tribune e dal parterre, le quali contribuiscono alla creazione di un’atmosfera ancora più magica e slegata dalla realtà.