Interviste

I Fast Animals and Slow Kids sono ancora incazzati

Animali notturni: esattamente come loro. Si intitola così il nuovo album dei Fast Animals and Slow Kids. Il quinto per la band di Perugia e – in un certo senso – quello della svolta. «Cerchiamo sempre un titolo che racchiuda tutta la nostra anima e questo disco ha due anime: una vissuta e una speranzosa», ci dice Aimone. «Gli animali notturni sono come noi, che magari passiamo un’intera nottata a bere, senza pensare a nulla. Ma poi il giorno successivo stiamo tutto il giorno a casa, a riflettere, a studiare, a suonare».

C’è un riferimento al film di Tom Ford?
No, però dopo aver scelto il titolo l’abbiamo visto ed è una figata. Quindi siamo contenti, anche perché ci sono diversi rimandi alla pellicola. Ma inconsapevoli, visto che non la conoscevamo.

Sembra un disco meno incazzato rispetto agli altri
Forse per il pubblico lo è, ma non per noi. È uno dei nostri lavori più oscuri e più tristi, che si muove in un passato abbastanza pesante in termini emotivi, per poi manifestarsi in una forma incazzata, forte, rock. C’è tanta, forse troppa soggettività nel dare un giudizio: io ne do uno, tu un altro.

Quello che è oggettivo è l’ingresso di Matteo Cantaluppi alla produzione
Ne avevamo provati già quattro prima di lui e, tra tutti, era la persona con cui pensavamo che avremmo funzionato meno, soprattutto per alcune sue produzioni passate. Invece, appena ci siamo conosciuti, siamo entrati subito in sintonia e lo scetticismo è andato via in un baleno. Ci ha aiutato parecchio la sua mano in questo disco.

E poi anche il passaggio alla Warner Music. Vi starete mica poppizzando?
Che, scherzi? Noi siamo rock e saremo sempre rock. A noi non ce ne frega niente di quello che si ascolta, noi facciamo quello che ci piace. Siamo passati alla Warner Music e abbiamo avvertito il salto in avanti a livello di professionalità ma per noi in realtà cambia veramente poco, perché l’entourage che abbiamo intorno rimane sempre lo stesso.

Comunque questo disco è il giro di boa?
Sì, ma per il nostro approccio alle canzoni più che per le canzoni in sé. Ne abbiamo scritte parecchie, molto più del solito. Cambio di produttore, cambio di etichetta, nuove tematiche. Quindi, sì: è decisamente il giro di boa.

Laura Berlinghieri
Autore

Nata a Venezia, studentessa di Giurisprudenza a Padova e giornalista a Milano. Classe 1993. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, D.Repubblica.it e Young.it. Giornalista pubblicista, da sette anni inviata alla Mostra del Cinema di Venezia. Mi trovate anche su Amica.it, la Nuova Venezia, il Mattino di Padova, la Tribuna di Treviso, FoxLife, Trentino, Alto Adige, DireDonna e Italpress.