Opinion

Woodstock 50 è un Lollapalooza di cattivo gusto

Era l’agosto del 1969 quando quattrocentomila giovani diedero vita al festival rock simbolo di un’intera generazione: Woodstock. Giovani che avevano sposato la causa del pacifismo e che sono riusciti a cambiare le sorti della storia senza l’aiuto della propaganda social. A distanza di cinquant’anni esatti l’occasione di festeggiare il mezzo secolo non è sfuggita. Prima annunciato, poi cancellato; la novità di questi ultimi giorni è che gli organizzatori di Woodstock 50 hanno trovato un nuovo finanziatore (una banca d’investimento e già da questo si può percepire la distanza dai principi ispiranti degli anni sessanta), interrompendo quindi il sodalizio con Dentsu Aegis, finanziatore iniziale. «Non vediamo l’ora di organizzare un festival incredibile», ha affermato Michael Lang, l’organizzatore del primo (ma anche del nuovo) Woodstock.

A valle di tutte le controversie giudiziarie tra produzione e finanziatori (vecchi e nuovi) resta il fatto che – nonostante l’ottimismo dell’ente organizzativo – ancora non sono stati ottenuti alcuni dei permessi fondamentali, tra i quali uno dal Ministero della Sanità dello Stato di New York. Senza questo permesso i biglietti non possano essere messi in vendita. Ma varrà la pena esserci? Woodstock 50, già solo per il nome, dovrebbe avere un fil rouge diretto con lo spirito che ha animato mezzo secolo fa tutte quelle persone, su e giù dal palco. Oggi – a parte i moti di coinvolgimento verso Greta Thunberg – a livello internazionale altri grossi schieramenti giovanili non se ne vedono. E la line up è al traino di questo.

Qualche nome storico che arriva dal primo storico raduno è stato reclutato anche se ovviamente non ci potranno essere i vari Jefferson Airplane, Janis Joplin e Jimi Hendrix. Presenti quest’anno saranno i Dead and Company (spin-off dei Grateful Dead), Santana, Country Joe Mcdonald, John Sebastian, Hot Tuna, Canned Heat e John Fogerty (leggasi Creedence Clearwater Revival). Non ci saranno invece (perché hanno rifiutato l’invito) gli Who e Neil Young. Presente invece Robert Plant per la quota rock old school. Per il resto siamo di fronte a nomi mainstream come Jay-Z, Miley Cyrus, Imagine Dragons, Black Keys, The Killers, Chance the Rapper, Cage The Elephant e Vince Staples, molti dei quali suoneranno come headliner (la voce di Wrecking Ball, giusto per fare un esempio, si esibirà dopo il Re del rock latino Carlos Santana). Insomma, il nuovo Woodstock appare oggi come una copia fake del Lollapalooza. Non ci resta quindi che puntare tutto sui Greta Van Fleet certi che anche un altro tassello della storia del rock è stato dissacrato.

Cristina Torti
Autore

Da che ho memoria ricordo di amare la musica. Mi piace scrivere, adoro il cinema e le serie tv. Da qualche anno mi dedico anche alla fotografia con una particolare predilezione per gli eventi live.