dark mode light mode Search Menu
Search

Gli Imagine Dragons a Firenze, un monumento al pop

Entra, spacca, esci, diceva un vecchio detto e gli Imagine Dragons sembrano averlo preso alla lettera ieri sera a Firenze, sul palco di una Visarno Arena piena fino all’inverosimile. Cinquantacinquemila spettatori: la storia che si ripete (un anno dopo il concerto record al Milano Rocks) e che riconferma la monumentalità della band di Las Vegas. D’altronde la traiettoria che gli Imagine Dragons hanno percorso è sorprendente: dieci anni di carriera, quattro album spietatamente commerciali pubblicati e un seguito che anno dopo anno diventa sempre più importante. Insomma, un classico esempio di successo che sembra ormai d’ispirazione per un nuovo filone di artisti.

Quello alla Visarno Arena non è un concerto qualsiasi, è l’unica data europea di un tour che si limiterà a toccare qualche città qua e là in America. Non c’è una scenografia elaborata, non ci sono effetti speciali, se non qualche coriandolo sparato sul pubblico durante i pezzi cardine della setlist. Nonostante ciò, questo concerto è da alieni fuoriclasse del pop (e i dati dell’affluenza lo sono: cinquantacinque mila presenze dichiarate, numeri che a Firenze solo i Guns N’ Roses e i Foo Fighters sono riusciti ad eguagliare).

Più che una scaletta, quello che propongono è un greatest hits e non poteva essere altrimenti considerato che siamo di fronte agli Imagine Dragons in persona e quindi ecco arrivare Believer, Whatever It Takes, Natural. Quelle cantate da Dan Reynolds non sono solo semplici canzoncine adolescenziali; dietro quelle melodie ultra-pop si nascono anche temi impegnati, valori e messaggi. «Ho sofferto di depressione, ciò fa parte di me, della mia musica. Mi sono fatto aiutare da un terapista e questo non mi ha spezzato. Mi rivolgo a chi ha questi problemi, non chiudetevi. Ogni vita necessita di essere vissuta», dice in lacrime prima di cantare Demons. È il paradosso degli Imagine Dragons: la loro anima profonda e impegnata di Bad Liar (suonata in veste inedita con Wayne Sermon al piano) che si contrappone a quella spensierata di Mouth of the River.

Imagine Dragons a Firenze, foto di Elena Di Vincenzo

Sul palco la band americana porta il passato, presente ma anche le sue passioni. Una di queste sono i Police di Sting che omaggiano con una versione chitarra e voce di Every Breath You Take che strano a dirsi rientra perfettamente nelle corde di Dan Reynolds e in generale nel mood pop dell’intero show. Seguono le vere bombe, quelle che tutti aspettano e che uniscono in un unico coro Zero, Walking the Wire, On Top of The World. Due ore, ventiquattro brani e uno spettacolo semplice ma barbiturico che si conclude con il coro mastodontico di Radioactive. L’ultimo abbraccio all’Italia, prima di congedarsi con una promessa: «Torneremo presto». E noi ci crediamo.

[URIS id=4271]