Opinion musica

Il tour d’addio degli Slayer è tutta una messinscena? Forse sì e vi spieghiamo il perché

«Mi mancherete», gridava un anno fa Tom Araya in un Mediolanum Forum completamente sold out: l’ultimo saluto ai fan italiani prima del grande ritiro Slayer dalle scene. Ma si sa, storicamente questi addii nel rock come nel pop non sono mai definitivi, lo sa bene Adele ma anche Michael Bublé, tornato sulle scene subito dopo aver annunciano nel 2018 il ritiro. Nel caso degli Slayer, le poche date in America e Europa dello scorso anno si sono trasformate in un world tour che conta oltre cento show e oggi – a pochi giorni dall’ultima data, quella al The Forum di Los Angeles in programma per il 30 novembre – arriva da parte di Rick Sales, storico manager degli Slayer, una nuova rettifica che smonterebbe l’ultimo ambizioso progetto della band americana. Pare infatti che il Final World Tour (impossibile equivocare l’intento della tournée) non segnerà la fine degli Slayer poiché al momento hanno ancora «un paio di cose in cantiere». «La band smetterà di fare tour però non significa che la band finirà – ha continuato Rick Sales – L’ho sempre pensata come: esci di scena quando sei al top». Insomma, un chiaro dietrofrónt con cui il manager americano non esclude progetti futuri («Magari potremmo farci venire in mente qualche sorta di evento», annuncia l’altro collaboratore della band, Kristen Mulderig). Ritiro o non ritiro ci si chiede se senza l’annuncio ad effetto gli Slayer sarebbero stati in grado di riempire fino all’orlo le arene di mezzo mondo. Impossibile saperlo ma qualche dubbio ci sorge.

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