Opinion musica

Diodato vince, ed è la cosa meno interessante di Sanremo 2020

Diodato vince Sanremo, ed è di gran lunga la cosa meno interessante fra quelle successe in questi cinque giorni di Festival. Non solo la meno interessante, ma anche la più prevedibile! Persino in classifica Diodato non brilla, superato ovunque dai brani di Achille Lauro e Elettra Lamborghini. La verità è che, anche se Diodato canta Fai rumore, di rumore non ne ha fatto abbastanza, perché neanche stamattina si parla di lui. Questo perché, in maniera più o meno inconsapevole, abbiamo assistito all’edizione più assurda è imprevedibile della storia della canzone italiana, ed ogni pezzo che ha composto questo puzzle ha aiutato gli incredibili ascolti che il padrone di casa ha registrato. Nonostante tutto, è stato davvero un bel festival, ma è davvero difficile spiegarne il perché. La verità è che i veri protagonisti del palco dell’Ariston sono stati l’improvvisazione e il caos. L’imprevisto è stato il sale di ogni serata. Sanremo non è mai stato così anarchico.

CONDUTTORI

Amadeus e Fiorello. Due fuoriclasse che conoscono la macchina dell’intrattenimento e della televisione. Una coppia inedita, ma che funziona meglio di Boldi e De Sica nei cinepanettoni.

TIZIANO FERRO

Presente, fin troppo. Un po’ come lo zucchero nel caffé. Va dosato, senza strafare.

IL CAST

24 cantanti. Un caleidoscopio coloratissimo, con qualche pezzo da novanta, ma tanti tanti buchi. Anzi, Bughi.

LA FORMULA DEL FESTIVAL

Obiettivo fallito, comandante. Nonostante il “festival dell’amicizia” auspicato da Amadeus, Sanremo non è stato affatto pacifico. Tiziano Ferro che litiga con Fiorello per via della lunghezza dei suoi interventi. Litigio durato meno di ventiquattr’ore, chiaramente, ma che ha acceso l’ennesima polemica in un festival già pieno zeppo. Soprattutto il momento clue di tutte e cinque le serate: Bugo e Morgan. Impazza ovunque. L’iconica versione Morgan solo, in cui l’ex leader dei Bluvertigo insulta il collega cambiando il testo della canzone. Bugo abbandona prontamente il palco, provocando, di fatto, la squalifica della coppia. Ora Barbara D’Urso avrà materiale per altre venti puntate, e noi non vediamo l’ora di goderci il resto degli episodi, sperando che non si spostino dagli studi televisivi alle aule di tribunale.

LE VALLETTE

Assolte tutte dai loro peccati. Ma d’altronde scagli una pietra chi non ne ha! Eppure una tra tutte ha deciso di brillare prepotentemente: Alketa. Il web la vuole alla guida di qualche programma anche in Italia, e tutto sommato, considerando la velocità con cui parla, non mi stupirei a vederla alla guida del gioco finale di Avanti un altro. Bonolis, trema.

IL FESTIVAL DEI BACI

Non si è mai vista tanta inclusività in prima serata su Rai1. Nello show che tiene incollati alla televisione milioni di persone di tutte le età. Il vento sta cambiando. Perché Sanremo è Sanremo!

SCENOGRAFIA

Da anni non si vedeva una scenografia così bella a Sanremo. L’architettura del palco è un piccolo gioiello di cui andare davvero fieri. Pochi show nel mondo possono vantare una complessità simile.

L’ACHILLE LAURO SHOW

Che festival sarebbe stato senza gli outfit iconici del Lauretto nazionale? Il cantante romano ha monopolizzato il Festival con i suoi imprevedibili look firmati da Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci. Il performer ha indossato i panni di vari personaggi in queste serate:, da San Francesco, a David Bowie, fino alla marchesa Casati e alla regina Elisabetta I. Il messaggio di Achille Lauro contro la mascolinità tossica è arrivato forte e chiaro, rendendo speciale ogni serata del festival.

IL KARAOKE DI ELETTRA LAMBORGHINI

Eh sì, ragazzi. Nonostante gli ultimi posti delle varie classifiche, Elettra ha interpretato il desiderio di leggerezza di questo paese. In particolar modo il momento cover con MYSS KETA sulle note di Non succederà più. Noi invece speriamo succeda ancora, e ancora, e ancora.

ELODIE, LA VINCITRICE MORALE

Il web la decreta la vera vincitrice. Un connubio perfetto fra stile, eleganza e talento. Lei ce la meritavamo all’Eurovision Song Contest. Peccato!

Stefano Molinari
Autore

Musicalmente polemico da 24 anni. Da piccolo volevo fare il lanciatore di coltelli, ma poi ho capito che scrivere è ancora più pericoloso. Vivo ogni giorno come se fosse capodanno a Courmayeur: ma io sono quello che serve ai tavoli. “Un gentleman col cuore punk”, dicono. Peccato per il pacemaker.