Interviste

Pino Scotto ha rinunciato agli eccessi, ma non alla sincerità

Non sono molti gli attori che hanno impersonato tanti personaggi diversi come il camaleontico Johnny Depp. Da poliziotto corrotto a cioccolataio, da barbiere psicotico ad astronauta, è un modello di incoerenza, un maestro nel non imitare sé stesso. L’esperto massimo dell’interpretare un personaggio diverso da ciò che realmente è. Le cose che accomunano Pino Scotto e Johnny Depp non sono molte, diciamocelo. Sono due rockstar, che hanno vissuto la loro vita a duecento all’ora. Forse Pino non sarà un sex simbol come il pirata più famoso del cinema americano, ma a 70 anni compiuti mi sembra più in forma che mai. In una cosa, però, Pino è decisamente più bravo: interpretare la parte del cattivo. Perché se la parte di Johnny dura il tempo di un film sul grande schermo, quella di Pino dura da vent’anni. Ininterrottamente. Pino recita la parte del bieco ingiuriatore, dell’infausto persecutore del pop italiano e del trash televisivo. Ma quello che resta dell’intervista di oggi è un Pino completamente diverso. Un Pino che ama troppo, oserei dire: ama troppo la musica per stare lì in silenzio a vederla brutalizzata, ama troppo l’Italia per vederla preda dei soliti sciacalli politici e ama troppo il genere umano da restare indifferente davanti questo inarrestabile declino.

Come stai passando questo lockdown?
Siamo un po’ come dei leoni in gabbia dopo un mese, ma bisogna starci. Mi tengo occupato facendo tanta promozione e in più faccio cose che non ho mai fatto, tipo leggere. Avevo lasciato indietro un sacco di libri, anche perché a casa ci ho passato pochissimo tempo.

Non ti vedremo fare dei tutorial di cucina quindi.
No quello penso di no, anche se ho scoperto che mi piace cucinare; se ti ci metti con passione non è mica male.

Michael Stipe in una recente intervista ha detto che la situazione che stiamo vivendo è semplicemente un’occasione per voltare pagina e andare avanti solo con ciò di cui abbiamo bisogno. Sei d’accordo?
Sono più che d’accordo, anche se penso che l’essere umano non ha memoria e la storia ce lo racconta. Però, spero che questa situazione ci faccia riflettere un po’, perché questa è una grande lezione di vita che ci dovrebbe far tornare a quei valori, quelli importanti. Tutto il resto non serve a niente. Abbiamo distrutto un mondo, abbiamo distrutto la natura per costruire delle cose che non servono a niente.

Siamo al tuo 21esimo album, Dog Eat Dog. Rispetto ai tuoi album precedenti, che disco è?
Si può dire quasi che è un sequel dei precedenti. Ormai saranno più di 15 anni che ogni due anni faccio uscire un album e poi me ne vado in giro per un anno e mezzo in tour. Gli altri sei mesi ritorno in studio e ne registro uno nuovo. Già dopo l’album Live For A Dream mi era ritornata questa voglia di hard rock, così è nato Eye For An Eye. Con quest’album mi sono voluto spingere oltre, perché ho voluto fare 11 tracce un po’ come si faceva negli anni ’70. Ho scritto tutto quello che mi veniva, senza nessun condizionamento. Questo è l’album più libero di quelli che ho fatto fino ad oggi, anche per come l’ho affrontato; gli altri album avevano sempre un po’ di stress, questo invece l’ho fatto in piena calma.

Don’t Waste Your Time è un brano molto personale. Provi nostalgia per il passato?
No perché non ho mai perso tempo nella mia vita. Sono andato sempre a duecento all’ora. Ma dopo una serie di eventi, sono tornato un po’ sulla retta via. Ho smesso con gli eccessi, ho smesso di bere come non so ché. E non dico che ho smesso di fumare, però ho ridotto anche le sigarette.

Nel brano racconti cosa succederebbe se Dio decidesse di riversare sull’umanità la sua rabbia e all’uomo non restasse più molto da vivere. Insomma, sembra raccontare i tempi che stiamo vivendo, non credi?
Vuole essere un consiglio per i più giovani, a non perdere più tempo nella vita. Chissà per quale motivo uno se ne accorge sempre quando sono già passati gli anni. Anche a me, quand’ero giovane, mi dicevano sempre queste cose. Tu pensi che abbia mai ascoltato qualcuno di questi consigli?

Hai sempre detto con fierezza che hai lavorato per 35 anni in fabbrica. Dici che ai giovani artisti d’oggi manca rimboccarsi le maniche?
Sicuramente. Ormai è tutto più facile per loro, ma la vita non è poi così facile. Questi talent hanno rincoglionito completamente le nuove generazioni. Innanzitutto hanno fatto capire che andando lì sia tutto rose e fiori, invece questi programmi fanno dei danni irreparabili. Loro ti usano, ti succhiano il sangue. In giro per l’italia ne ho conosciuti tantissimi di questi ragazzi e la maggior parte di loro è ancora in analisi. Lì dentro ti fanno sentire delle star, ma quando escono da lì si rendono conto che sono solo tutto fumo. Io queste cose le dico da vent’anni su RockTV. È come la politica, no? Tu a certa gente gli dici le cose, ma non capiscono. Non per niente siamo il Paese più ignorante d’Europa.

Potremmo avere il primato d’ignoranza sul mondo, quindi.
Questione di tempo.

In One Wold One Life parli del miracolo della vita, di tuo figlio.
L’ho dedicata a Bryan. Quando è nato, mi ricordo, l’ho preso in braccio e ho pianto per un’ora. One Wold One Life racconta quello che ti succede quando nasce un figlio

Il rock quindi può essere anche sentimentale.
Assolutamente sì. Le ballad più ascoltate e con i testi più belli di tutti i tempi, le hanno scritte le band rock. Ma poi, sentimento cos’è? Io lo intendo un po’ come la politica. Tutti dicono rossi, gialli, centrodestra, centrosinistra. Per me esistono solo due tipi di musica: la musica e la musica di merda. Ad esempio c’è del pop fatto con classe, fatto bene e al contrario, anche nel rock c’è un sacco di fuffa. Un sacco di roba da buttare via. Quello che dico sempre ai ragazzi: ascoltate tutto prima di dire cosa vi piace.

Ti sei fatto conoscere sul web per le tue idee e per la tua forte personalità. Ti ha mai dato problemi esporti in questo modo?
Ti dirò, nonostante ne ho dette di cotte di crude, non ho mai avuto nessun problema a livello legale.

Riconosci a te stesso la forza di non esserti mai venduto, come invece molti altri tuoi colleghi hanno fatto. Ti faccio una serie di eventuali proposte, e mi dici se accetti o rifiuti: 5.000 euro per registrare un brano con Albano e Romina.
Ma manco se me ne danno 50.000. Anzi, forse per 50.000 lo farei, perché porto avanti dei progetti umanitari. Con 50.000 euro, sai quanti bambini in Guatemala salverei?

Allora alzo la posta, 50.000 euro per partecipare ad una puntata della D’Urso.
Ma io dalla D’Urso ci andrei anche, ma per sputtanarla, come ho fatto da Chiambretti. Se la D’Urso mi dovesse invitare e mi dicesse: «Vieni e ti lascio dire le cose che vuoi dire», io ci andrei subito.

100.000 euro per partecipare al Grande Fratello.
Se mi lasciassero entrare con due lanciafiamme, magari sì, lo farei.

200.000 euro per cantare sul palco di Sanremo con Emma Marrone.
Tutti pensano che io ce l’abbia con Emma Marrone (ride ndr.). Ma lei è solo una delle tante nel calderone. Sono anni che io non sento niente di originale. L’unico uscito da un talent, e forse l’unico un po’ bravo, è Marco Mengoni. Ho conosciuto musicisti che lavorano con lui, e tutti dicono che è un bravissimo ragazzo. Ma lui, come anche Tiziano Ferro, hanno cercato di imitare un ragazzo di Roma che non c’è più, Alex Baroni. La Marrone cerca di imitare la Nannini. L’Amoroso copia la Pausini, quando l’ascolti sembra di sentire le canzoni più brutte della Pausini, almeno la Pausini è intonata, sa cantare. Non c’è stato niente, uscito fuori da quei talent, che mi ha emozionato tre secondi. Dico tre! Sono tutti delle brutte copie. E credimi, ce n’è di gente brava. Ma non li prendono quelli bravi, loro vogliono solo quelli che fanno il karaoke.

Negli ultimi anni ti abbiamo visto politicamente schierato con il Movimento 5 Stelle. Che ne pensi della querelle fra Conte e Meloni/Salvini?
Ma guarda, io penso che per la prima volta abbiamo un Presidente del consiglio in questo Paese. Per la prima volta abbiamo uno che si preoccupa per il popolo. Poi la gente dice: “Ma prende 100.000 euro al mese”, ma perché gli altri non li hanno mai presi questi soldi? Io conosco il Movimento 5 Stelle dagli inizi, hanno rinunciato a parte dei loro stipendi, ai loro vitalizi. Milioni che hanno dato alle piccole imprese. Chi l’ha fatto questo? Basterebbe vedere solo questo. Gli altri sono una massa di pezzenti. Già questo dovrebbe far capire con chi abbiamo a che fare. Anche adesso con gli eurobond, chi è che ha votato contro? Berlusconi e Salvini.

Tornando al nuovo album, ti sei ritrovato a pubblicarlo in una momento storico nuovo anche per l’industria musicale. Con il blocco dei concerti, hai già pensato ad un piano B per promuoverlo?
Purtroppo qua non si vedrà la luce del sole fino al prossimo anno e se non arriva il vaccino siamo nella merda tutti quanti. Guarda l’America e la Francia che ci prendevano per il culo, e poi si sono trovati nella merda peggio di noi. Purtroppo nessuno era preparato ad una cosa del genere. Certo, dovevamo essere preparati a tutto, ma questa è colpa degli altri governi che hanno succhiato miliardi alla sanità per darli agli ospedali privati o ai loro amichetti a cui chiedevano i voti. E poi alla fine si sono cagati tutti sotto perché non c’erano posti negli ospedali.

Non pensi di fare livestream o qualcosa del genere come hanno fatto molti tuoi colleghi?
Ci si sta organizzando un po’ tutti quanti per fare qualcosa da casa, ma queste cose a distanza sono come fare l’amore con YouPorn.

Visto che parliamo di rock, non posso non citare Vasco Rossi. Per lui non hai avuto parole dolci in passato, sei rimasto della stessa idea?
Io sono stato uno dei più grandi fan di Vasco, fino a Liberi, liberi. Poi anche lui, come tutti gli altri, non ha fatto più un disco decente. Io non ho mai parlato male di Vasco come artista, io ho solo detto che questa gente non si è mai esposta. Questi hanno talmente tanti fans che avrebbero potuto esporsi e dire la loro. Non l’hanno mai fatto. Quando taci, tutti pensano che va bene così. Io purtroppo non riesco a mettere in moto il cervello prima di aprire la bocca, sono sempre stato fatto così.

Eppure la tua spontaneità ha avuto fortuna.
Certo, ma perché mettersi una maschera? Perché lavarsi dieci facce tutte le mattine? Io me ne lavo una sola. È così comodo.

In questi giorni da una parte c’è la polemica alzata da Tiziano Ferro con cui chiede al governo risposte per la stagione estiva, dall’altra ci sono alcuni esperti che chiedono di bloccare la musica live almeno fino ad ottobre 2021. Ti sei fatto un’idea a riguardo?
Sinceramente non lo so, ma qui se ne parlerà dopo settembre. Non abbiamo ancora risolto niente. Ma soprattutto, quando saremo in sicurezza, quanta gente si fiderà di andare in posti affollati? Purtroppo la situazione, per quanto riguarda l’arte, è tragica. L’arte è una cosa di cui il popolo ha bisogno. Perché un Paese senz’arte è un Paese morto. Tra l’altro, eravamo un paese che ha insegnato al mondo l’arte. Da un bel po’ di anni siamo diventati una barzelletta.

C’è un forte momento di sofferenza artistica in Italia?
Quello che mi spaventa non è Ultimo o Sfera Ebbasta, ma i ragazzini che li ascoltano. Anche per i testi che scrivono, anzi, le stronzate che scrivono. Questa è una cosa che mi fa paura. Io, se fossi lo Stato, interverrei su queste cose e non è dittatura. Questi ragazzini, che continuano ad ascoltare questa merda, questi coglioni che dicono queste cazzate, come cresceranno? Crescono senza valori, senza senso, senza anima. E sì, tutto questo si vede anche dalla musica che ascoltano. Adesso in Italia, o c’è il pop più becero oppure ci sono questi trapper che si mettono a parlare di cocaina e altre stronzate. Sesso qua, sesso là. Ancora ti pisci a letto, ma quale sesso.

Il mondo è insorto per delle tue recenti dichiarazioni sul mondo dell’indie e su Tommaso Paradiso. In Italia non riusciamo più a fare neanche musica leggera?
Io per primo mi lamentavo quando sentivo Claudio Villa, quelle robe lì, ma almeno quelli cantavano. Avevano delle voci eccezionali. Adesso non sono più capaci di scrivere una canzone e la maggior parte è messa malissimo a intonazione. In più, manca lo sforzo di modernizzarsi. Guarda il socio di Malgioglio, Achille Lauro, che si cambiava i vestiti ogni cinque minuti. Tanta gente dice: “È uno diverso. Lui si veste, si cambia”. Ma che cazzo me ne fotte a me che si cambia questo. Vada a fare le sfilate. Io parlo sempre di musica e musicalmente non c’è niente sotto. Non c’è sostanza. Poi da quando non si vendono più dischi le etichette discografiche non investono più una lira, e qualcuno su cui varrebbe la pena di investire, non viene considerato. Si sono fatti i loro programmi e i loro talent show perché sanno che almeno quando finiscono quattro dischi li vendono.

Se hai voglia di cambiare le cose, potresti fare il giudice di un talent.
Ma se me lo facessero fare come voglio farlo io, lo farei anche gratis. Solo musica originale, niente cover, niente karaoke. E soprattutto, sapendo chi sono gli altri giudici che vengono lì con me.

Non lo faresti, quindi, accanto ad Achille Lauro?
Assolutamente no.

Foto di Nicola Allegri
Cover Story di Jadeite Studio

Stefano Molinari
Autore

Musicalmente polemico da 24 anni. Da piccolo volevo fare il lanciatore di coltelli, ma poi ho capito che scrivere è ancora più pericoloso. Vivo ogni giorno come se fosse capodanno a Courmayeur: ma io sono quello che serve ai tavoli. “Un gentleman col cuore punk”, dicono. Peccato per il pacemaker. Mi chiamo Stefano, diamoci del tu.