Interviste

Chadia Rodriguez: «Ho sempre fatto di testa mia»

Più di tre secoli fa gli immigrati olandesi a New York mangiavano un dolce chiamato olykoek, una pallina di pasta zuccherata fritta nello strutto. In pratica era l’antenato delle attuali ciambelle. Uno dei difetti di questo dolce era che la parte centrale non risultava sempre ben cotta. Nel 1847 Hanson Gregory trovò finalmente la soluzione. Prese un macinapepe e fece un buco al centro della pasta, dandole la forma che ha oggi. Non è facile accostare la dolcezza di una ciambella alla grinta di Chadia Rodriguez, ma oggi, la rapper di origini iberiche e nordafricane, assomiglia davvero ad un donut pieno di glassa e zuccherini ovunque. È diventata la migliore Chadia possibile, ma ciò che l’ha mossa non è il suo successo. Piuttosto, la voglia di trovare quello spazio di cui ha bisogno per esprimersi ed esprimere tutta la sua esperienza di vita. Si impegna per gli altri, prova a dare voce a chi grida e non viene ascoltato. Nei suoi testi ci sono le difficoltà che lei stessa ha attraversato, che ha vissuto sulla sua pelle, e da cui ne è uscita migliore, più forte, con nuove consapevolezze. E la pallina di pasta zuccherata è diventata un meraviglioso dolce glassato. Ma lei ne è quasi inconsapevole. È questa la parte migliore di lei.

Come hai vissuto il lockdown?
L’ho vissuto pulendo tutta quella polvere che ho lasciato in sospeso andando in giro per l’Italia a fare live. Poi ho avuto anche il tempo di arredare casa, cosa che non ho mai avuto l’occasione di fare, stando sempre in giro. L’ho arredata un po’ come la volevo io.

Quindi potremo vederti in qualche tutorial sulla cura della casa, sai ora vanno di moda.
Probabile (ride ndr.)

Il tuo nuovo singolo (Bella così, pubblicato ieri) è un brano pieno di coraggio e tutto al femminile, come è nata questa idea?
Un po’ mi è venuta dopo vicende personali che ho attraversato durante la mia vita, un po’ per le storie e le esperienze che mi raccontavano le ragazze che mi sono accanto, fan, amiche. Però ti dico la verità: questo brano non è solo per le donne. Questo è un brano per tutti. Un brano che ti dà quella consapevolezza in più.

La scena urban di cui ti senti parte rappresenta la forza di volontà di quei ragazzi che dalla strada ce la fanno con le proprie forze. Federica Carta, tua compagna di viaggio in questo percorso, esce invece da un talent televisivo. Non li senti come due mondi nettamente contrapposti fra loro?
La scelta è stata fatta proprio per questo. La ragione per cui ho deciso di chiedere proprio a Federica di fare questo pezzo è perché abbiamo due tipi di pubblico completamente diversi e la canzone poteva arrivare a più persone. Non abbiamo fatto una canzone per sembrare le più fighe, le più belle. Questa è una canzone per quelle persone che soffrono veramente, per le persone che hanno bisogno di una mano.

A proposito di quest’ultimo singolo, sulle tue pagine social hai pubblicato un video con alcuni dei commenti atroci che ricevi. Mi piacerebbe leggerli con te e darti modo di rispondere ad alcuni di questi. “Con i soldi che hai, rifattelo il naso”.
I gusti son gusti. A me il mio naso piace, se poi alle persone non piace, ma chi se frega. Il mio naso è bello così com’è. Non giudico le persone che si rifanno (ride ndr.). Io per esempio mi sono rifatta i denti per un problema. Non mi piaceva il sorriso che avevo, allora ho messo le faccette. Questa è una cosa che mi faceva sentire meglio con me stessa e mi sarei rifatta anche il naso se non mi avesse permesso di essere in pace con me.

“EP? Ma accoltellati”.
Perché sprecare il vostro tempo a insultare me, piuttosto che a migliorare voi stessi? Io ho approfittato della quarantena per distogliere l’attenzione un po’ dal mondo dei social e dalle cattiverie. Con l’uscita di questo singolo, ne ho approfittato per lavorare di più su me stessa e mi sembrava davvero il momento più adatto. Quando sento che qualcosa non va bene in me, cerco di lavorarci su e migliorarla, non vado a insultare qualcun altro per sentirmi meglio. Posso darti un consiglio? Non essere così cattivo, perché poi le persone a loro volta saranno cattive con te. Fatti degli amici. Se non hai degli amici, se vuoi, posso essere tua amica.

“Sei più brutta della fame”.
Già mettermi a paragone con la fame è una delle cose più spregevoli che abbia mai sentito.Partendo dal fatto che ci sono persone che patiscono la fame veramente ogni giorno. Io sono marocchina, sono stata in Marocco tantissime volte e la fame che ho visto, la povertà e la disgrazia che c’è nei bassifondi, è incredibile. Voglio fare una domanda a questo utente: ma tu sai che faccia ha la fame? Vorrei che mi mandasse una foto in allegato sul mio Instagram.

“Zingara”.
Loro mi possono chiamare come vogliono. Io mi sono sempre sentita una gitana, quindi per me non è un insulto, anzi…

A proposito, sei metà spagnola e metà marocchina, cresciuta a Torino in un contesto sociale multiculturale ma che nasconde una forte avversione verso lo straniero. Ti hanno mai fatta sentire fuori posto?
A chi non è successo? Però cerco di prendere il lato positivo di quelle situazioni. Io sono arrivata da un contesto di strada, anche se la gente spesso non ci crede. Io ho girato per le zone più malfamate di Torino con tutti i miei amici marocchini e nella mia infanzia ne ho combinate di cose. Ma ecco, son tutte cose che mi hanno dato l’esperienza necessaria per poter aiutare adesso tantissime ragazze che si trovano nella situazione in cui ero io quando avevo 16 o 17 anni. Certo, il genitore, il fratello, ti dice: «Non fare cazzate, stai attenta». Però io ho sempre fatto di testa mia. In quel momento avrei voluto tanto un idolo che mi spingesse dalla parte giusta. Ecco perché mi sento un po’ in dovere di doverlo fare ora, perché ci sono passata e so cosa vuol dire.

Una tua grande passione è il calcio. Il calcio, come il rap, porta con sé il pregiudizio di essere un mondo prettamente maschile.
Anche io sono un maschiaccio, faccio tunnel e goal. Non mi devo difendere da nulla. Fatevi avanti tutti.

Hai altri assi nella manica?
Sono brava con i bambini, so cucinare e lunedì andrò a giocare a tennis, per la prima volta, quindi sono molto carica. Poi sto prendendo lezioni di equitazione, vorrei suonare il sassofono.

Ti senti a tuo agio con ciò che fai o senti l’esigenza di dimostrare sempre più dei tuoi colleghi uomini?
Da quando ho iniziato a fare musica mi sono sempre fatta rispettare da tutti e, a mia volta, ho sempre rispettato tutti. Non ho mai dovuto cambiare niente di ciò che sono e se mi sono migliorata l’ho fatto per me.

Hai lavorato con un king della musica italiana, J-Ax. Com’è stata quell’esperienza?
È stato come se mi avesse chiamato la regina Elisabetta al suo cospetto. Mi si stava fermando il cuore. Però, ripensandoci, anche la canzone che ho cantato con lui (Pericoloso, ndr.) mi ha portata a scrivere Bella così. Sono stati tutti piccoli pezzi, incontri casuali, che mi hanno portata alla creazione di questo progetto. Quindi ringrazio tantissimo J-Ax, innanzitutto per avermi voluta nel suo disco, e poi per avermi ispirato a mettere me stessa al centro in questo progetto, visto che sono stata io stessa a vivere questa situazione. Era arrivato il momento giusto per dire “ok, ora ne parlo”.

Ti spendi molto per l’universo femminile. Il tuo è un impegno femminista?
Non mi voglio etichettare come femminista. L’unica cosa che posso dire è che sono umana e che voglio che ci sia più umanità nel mondo. Tutto quello che faccio, lo faccio per la libertà di tutti, non è una questione donna o uomo. Io voglio che chiunque mi segua possa rivedersi nella mia esperienza.

Nella trap, però, c’è una forte componente maschilista, specialmente nel linguaggio, vedi il caso di Junior Cally. Tu invece lavori in senso contrario.
Il mio lavoro è per tutti, te lo giuro, io odio le etichette. Sono sempre stata per la parità in tutti i sensi. Se mi dovessi definire in qualche modo vorrei essere definita tipo una messia. Il portavoce per tutti. Voglio fare della mia musica un’arma e vorrei usarla a fin di bene

Qual è il futuro delle donne nel rap?
Negli ultimi due anni ci sono state tantissime ragazze che hanno avuto successo. Ovviamente, l’unica cosa che posso dire è che se ci fosse un po’ più di unione magari si potrebbe fare qualcosa in più. Però tempo al tempo, stiamo già raggiungendo grandissimi traguardi.

A proposito di traguardi, hai in programma un album per il tuo futuro?
Sì ma ora come ora è questo il progetto a cui sto dando più importanza.

Hai mai pensato di non farcela?
L’ultima volta che mi è successo è stato quest’estate, quando ho avuto un sovraccarico di tutto, di emozioni, di lavoro. Però sono arrivata alla conclusione che non posso mollare, ormai non riguarda solo me, ma tutti coloro che ci hanno creduto e tutti coloro che ancora oggi mi difendono e tengono alta la mia bandiera. Anche io sono umana, ci sarà sempre la goccia che farà traboccare il vaso.

Mostri fieramente al mondo che si può essere sexy e brave ma soprattutto che una cosa non esclude l’altra. Che rapporto hai con la tua immagine?
Quando ero più piccolina me ne fregava veramente poco, poi ho iniziato ad entrare in contatto con quel lato di me che avevo sempre tenuto fuori dalla mia vita. Il fatto di diventare più sexy e più femminile non esclude il fatto che io sia lo stesso una scaricatrice di porto (ride ndr.). Chi è mio amico e chi lavora con me, lo sa benissimo. Sai, quando ho parlato del revenge porn le persone mi hanno aggredita dicendomi che me lo meritavo. Non nego che ho fatto la fotomodella di nudo e questa cosa mi ha aiutata ad avere ancora più sicurezza in me stessa. Più autostima. Ognuno di noi ha il suo modo per avere più consapevolezza di sé, ma non accetto che le persone invadano la mia privacy solo per sfottere e avere qualche like in più.

Anche Wanda Nara e Diletta Leotta sono state vittime del revenge porn. C’è qualcosa che vorresti dire alle tante donne vittime di questa crudeltà testosteronica?
Che io ci sono e che se si vogliono confidare con me possono scrivermi a qualsiasi ora del giorno e della notte. Perché so cosa significa sentirsi soli e avere paura. Sentirsi a disagio con sé stessi e avere quella costante ansia che ti soffoca e che non ti fa vivere serenamente la vita.

Un’altra donna martire dei commenti sui social e della violenza tipica di questo paese, è Silvia Romano. L’odio riversato nei suoi confronti lo senti affine a quello di cui sei stata vittima anche tu?
Non allo stesso livello però posso dirti che ci sono tantissime donne, tantissime storie di ragazze grandi e piccole, a cui nessuno ha dato voce. Io ho bisogno di esserci per queste ragazze. Io ci sono per chiunque sia vittima di cyberbullismo. Magari vittime di persone che neanche conoscono.

Essere un’artista affermata e avere poco più di vent’anni. Pensi che la tua giovinezza sia un limite o un’opportunità?
Io penso che l’età che ho sia solo un numero sulla carta d’identità. Io mi sento molto più grande rispetto a tutto quello che ho passato. Spesso mi sento dire che mi credo chissà chi, ma in realtà queste stesse persone non capiscono che io mi sento a mio agio con me stessa e mostro il mio corpo per quello che è.

Molte ragazzine ti vedono come un modello, non ti senti privata della possibilità di fare qualche cazzata?
Tutte le cazzate che dovevo fare, le ho fatte prima. Tutte le cose che avrei dovuto fare adesso, io le ho fatte in passato. La mia vita è stata veramente una cosa strana, sono cresciuta prima del dovuto. Delle volte però, vorrei aver avuto la vita di una ragazza normale. Che ne so, tipo andare all’università. Perché essere un modello per gli altri ti priva di tantissime cose e ti porta a convivere con la costante paura di sbagliare.

Non hai paura di imborghesirti col successo?
Jake
(La Furia ndr.) a volte me lo dice. Dice che non sono più la Chadia pazza. Però da un certo punto di vista è una cosa positiva, ovviamente sono sempre la stessa testa calda.

Com’è il tuo rapporto col mondo televisivo?
Proposte non ne ho ancora avute, ma se dovessi pensare ad un format televisivo per me, mi piacerebbe tipo intervistare delle ragazze che hanno attraversato dei momenti particolarmente brutti e che possano a loro volta aiutare altre ragazze.

Se poi volessi allargare la cosa, ci sono tante minoranze ancora. La stessa comunità gay, per esempio, che è una parte consistente della tua fanbase.
Io sono super pro a tutte le persone LGBTQ+. Adesso devo trovare qualcuno per creare questo format (ride ndr.).

Hai detto che da piccola sognavi di recitare ed hai anche potuto lavorare col cast di Narcos. Nella vita, nella tua musica, ti capita di recitare?
So che può sembrare assurdo, ma cerco di non usare mai delle maschere. Cerco di farmi accettare per quella che sono. Forse da piccola cercavo di immedesimarmi in altre persone, in altre vite, in altre famiglie. Però questa cosa mi ha solo fatto perdere di vista la mia vera vita, la mia vera famiglia, il mio vero io. Quindi, tantissime volte, anche se mi perdo a viaggiare, preferisco stare con i piedi per terra e farmi accettare per quella che sono. Perché se dovessi arrivare al punto di cambiare o di fingere di essere qualcosa di diverso da ciò che sono oggi, è perché non sto più bene con me stessa. E non lo potrei accettare.

Hai altri sogni ancora da realizzare?
Ho tantissimi piccoli sogni nel cassetto. Per esempio quello di creare una linea d’abbigliamento. Ma ora come ora mi voglio concentrare sulla musica, perché è quella che mi ha salvato la vita.

Stefano Molinari
Autore

Musicalmente polemico da 24 anni. Da piccolo volevo fare il lanciatore di coltelli, ma poi ho capito che scrivere è ancora più pericoloso. Vivo ogni giorno come se fosse capodanno a Courmayeur: ma io sono quello che serve ai tavoli. “Un gentleman col cuore punk”, dicono. Peccato per il pacemaker. Mi chiamo Stefano, diamoci del tu.