Opinion musica

Cinque cose che ci ricorderemo dei VMAs 2020

Quando si pensa agli uccelli migratori, le rondini sono sempre nei primissimi posti. Sono costantemente in movimento, vivendo praticamente in simbiosi con l’andamento del clima. L’avvistamento delle rondini è, ancora oggi, uno dei segnali più sicuri dell’arrivo della bella stagione. Cosa accomuna i VMAs agli uccelli migratori? La presenza di anatroccoli e cornacchie sul red carpet? Nossignori. I VMAs sono il segnale più sicuro della bella stagione musicale, che non si ferma nonostante una pandemia e una rivoluzione civile in atto. Ma, ornitologia a parte, andiamo a vedere le cinque cose più memorabili di questi Awards.

Le superlocation da brivido e The Weeknd

I palchi del VMAs non sono mai stati così ben pensati come quest’anno. C’era l’esigenza di reinterpretare lo show, che ha dovuto subire delle sostanziali modifiche per via delle norme sul distanziamento sociale. Le esibizioni pre-registrate e un pubblico decisamente limitato, sono passate in secondo piano rispetto alla magnificenza delle scenografie scelte. Due menzioni speciali: la prima a Maluma, che canta su un palco che riproduce un vecchio drive-in, con tanto di auto a godersi lo spettacolo. La seconda va a The Weeknd, che opta per una rooftop performance. Roof-che? Una rooftop performance, significa che canta sulla cime di un grattacielo. Le luci sul piano basso della piattaforma rendono tutta l’esibizione ancora più vertiginosa e Abel (il suo vero nome) è l’unico che sta bene pure con le luci dal basso. Io con quelle luci sembrerei subito Maurizio Costanzo, non scherzo.

La disco-wrecking ball di Miley Cyrus

Si dice che il lupo perde il pelo ma non il vizio. A 7 anni dal successo di Wrecking Ball, Miley torna a cavalcioni su una palla, ma questa volta è una gigantesca palla stroboscopica. Appesa e ciondolante, canta sulle note di Midnight Sky, il nuovo singolo della cantante uscito il 14 agosto. Il suo nuovo look ricorda moltissimo Madonna ai tempi di Erotica. Un tributo alla sua sensualità e a quella della ragazzina che 7 anni fa sconvolse il mondo leccando martelli e demolendo muri.

La mutanda torcia dei Black Eyed Peas

Non ditemi che vi siete persi questo momento di altissimo spessore culturale. Gli annali del trash sono pieni di stravaganze del genere, ma la zona pelvica illuminata a tempo di musica batte qualsiasi mise di Pamela Anderson presentata in tanti anni di Awards. L’effetto “radiazioni nel reparto urologia” ci dona tutto quello di cui avevamo bisogno quest’anno. Se qualcuno volesse replicare a casa, sono sicuro che su Wish avranno dei degni sostituti. Se non proprio gli originali.

Un afroamericano che canta sulla volante della polizia

Non c’è festival senza un episodio di rottura. A noi è toccato Bugo e Morgan. In America puntano più in alto e lasciano rappresentare la forza del movimento Black Live Matter ad uno straordinario DaBaby, che canta in manette prima dentro una volante della polizia, e poi sul tettuccio del veicolo. L’esibizione non ha avuto tanta rilevanza per colpa del nome poco altisonante, ma sono sicuro che se la stessa performance fosse stata fatta da Jay-Z o dal marito di Kim Kardashian (che ancora sogna di diventare presidente degli Stati Uniti), avrebbe sicuramente occupato tutte le copertine di oggi.

SuperGaga, l’eroina in mascherina

Siamo tutti d’accordo che la queen della serata è stata solo una? Lady Gaga ci ha portato nel suo mondo con un medley tratto dal suo ultimo album Chromatica (il nome del pianeta che ha fatto da ambientazione alla performance). Ospite Ariana Grande, che sulle note del singolo Rain On Me ha dato prova di essere una performer all’altezza di Miss Germanotta. Dieci minuti di esibizione da Superbowl. E se lei riesce a suonare, cantare, ballare, saltare e fare la matta no-stop con una maschera ingombrante sulla bocca, credo che possiamo fare tutti lo sforzo di tenere una mascherina chirurgica tre minuti in fila alla cassa, no? Portare la mascherina è un segno di rispetto, dice. La sfoggia durante l’esecuzione del medley, ma anche sul red carpet e infine anche mentre riceve la carrellate di statuette che è riuscita a portare a casa. Come non amarla? Premio alla performance anche per Doja Cat: è talmente bello stare su Chromatica, che pure lei ci ha cantato su. Senza mascherina però.

Stefano Molinari
Autore

Musicalmente polemico da 24 anni. Da piccolo volevo fare il lanciatore di coltelli, ma poi ho capito che scrivere è ancora più pericoloso. Vivo ogni giorno come se fosse capodanno a Courmayeur: ma io sono quello che serve ai tavoli. “Un gentleman col cuore punk”, dicono. Peccato per il pacemaker.