Opinion musica

“911” di Lady Gaga è un’autentica odissea nell’interiorità umana

Sogno causato dal volo di un’ape intorno a una melagrana, un attimo prima del risveglio. Questo è il titolo di una delle più celebri opere del maestro del surrealismo Salvador Dalí (e anche l’unico che ricordo, considerando il nome lunghissimo). Interessato al mondo della psiche, Dalí crea immagini che nascono da sogni, fobie, ossessioni. Il pittore catalano è solito dare alla luce quelle che lui chiama “fotografie di sogni dipinte a mano”. In quest’opera in particolare, Dalì si spinge ancora più lontano: riproduce l’effetto che uno stimolo esterno, percepito durante uno stato di incoscienza, ha sul nostro inconscio. Senza queste due righe introduttive, probabilmente alcuni di voi si sarebbero approcciati a quest’opera con il classico “ma che è”. Altri, in questo momento, si staranno chiedendo – forse ho sbagliato articolo. Che cosa c’entra Salvador Dalì con l’ultimo video di Lady Gaga?

Alla première del video, ieri sera, erano collegate centinaia di migliaia di persone da tutto il mondo. Dopo i successi di Stupid Love e Rain On Me, l’annuncio del nuovo singolo 911 è arrivato tout à coup come l’uscita di Flavia Vento dalla casa del Grande Fratello. Con la giusta attenzione, si potevano ascoltare tutte le fantasie psichedeliche degli utenti già connessi: spettacolari coreografie, abiti fluorescenti, atmosfere leggere, come sono leggeri i video pubblicati fino ad ora. Invece ciò che i Little Monster hanno avuto va al di là di qualsiasi fantasia pronosticabile. Sin dall’inizio, il video è pieno di atmosfere oniriche, piene di interrogativi irrisolti. Lady Gaga si risveglia in un deserto. Accanto a lei una bici accartocciata, e dei melograni sparsi sulla sabbia. Il suo viaggio la conduce in un luogo esotico, dove un ragazzo continua a sbattere freneticamente la testa su un cuscino, tipo me quando capito per sbaglio su un programma di Mario Giordano.

Intorno alla Germanotta una serie di personaggi ancora più criptici, una donna che accarezza una mummia, un ragazzo che accompagna una santa vestita di bianco, figure vestiti di arancio, o di blu. Gaga sembra volare via, ma viene trattenuta da una corda legata alla caviglia. Sul muro un telo con una storia disegnata: un incidente. Poi qualcuno la rianima, Gaga urla. Siamo quasi alla fine del video, ed io mi sento perplesso come Csaba Dalla Zorza davanti a dei tovaglioli di carta. Lei si sveglia da un’incidente che l’ha coinvolta, distesa su una barella. La sua bicicletta è accartocciata sull’asfalto. Davanti a lei i paramedici che l’hanno accompagnata per tutto il video (quella vestita da Santa. Proprio lei), una donna accarezza un corpo esanime, che prima era rappresentato con una mummia tutta fasciata, e una serie di poliziotti e vigili del fuoco sono presenti attorno a lei, esattamente come nella sua visione da incosciente.

Il deserto dove si trovava è sullo schermo di un manifesto pubblicitario, e ricordate il ragazzo che sbatteva la testa? Non è altro che un’altra persona coinvolta nell’incidente, che sbatte la testa sul cuscino dell’airbag scoppiato in macchina. Addosso ha una coperta termica, la stessa con cui viene coperto durante la sua visione. Questi sono solo alcuni dei riferimenti all’interno del video. Una piccola parte, la più esplicativa, che dà il senso esatto della grandezza e del valore mussale di questo video. Tutto è al suo posto, niente che non abbia un senso, o che non sia stato studiato nei minimi particolari. Oggetti, situazioni, e addirittura volti, sono resi in una maniera talmente tanto precisa che spaventa. Le citazioni cinematografiche che adotta il regista del video vanno da 8 1/2 di Fellini, al capolavoro di cinema armeno Il colore del melograno del 1968, del regista e attivista Paradžanov, esplicitamente omaggiato alla fine del video. Non uno qualsiasi, ma un regista armeno appartenente alla comunità LGBTQ che ha fatto la storia della filmografia moderna, e che ha fatto del suo diritto di esistere la sua battaglia più grande.

Alla fine del video è chiaro il riferimento al surrealismo e alla dimensione onirica. Il suo non è un viaggio fra tutine colorate e mondi distopici, ma un’autentica odissea nell’interiorità umana, fra ciò che esiste e ciò che non esiste, ma che è comunque percepibile. La collisione fra questi due mondi, realtà e sogno, è parte di quel sistema che comunemente chiamiamo “salute mentale”. Due mondi che si interconnettono l’un l’altro, facendo posto ad una consapevolezza che va ben oltre ciò di cui si può fare esperienza attraverso i propri sensi. Il tema della salute mentale è molto caro a Lady Gaga, perché in più occasioni ha rivelato di aver avuto molti problemi, e di continuare ad attraversare degli alti e bassi tutt’oggi. Quella psichiatrica è una realtà troppo spesso sottovalutata, perché invisibile, ma percepibile per chi prova quello stesso senso di smarrimento e quello stesso dolore.

La grandezza di questo video sta proprio in questo: è possibile connettersi all’anima del progetto solo se hai fatto esperienza di quel dolore. E quelli che ad oggi si lamentano del make-up o della tutina fucsia, probabilmente hanno completamente travisato la volontà dell’artista italoamericana di fare qualcosa di più unico che raro. Ma quindi Dalì? – vi starete chiedendo. Ad accomunarli c’è la volontà di dare corpo a qualcosa che va oltre ciò che è fisico. Con questo video, Lady Gaga mette sul piatto tutta la sua creatività, portando in scena un autentico teatro del surreale. Ci urla in faccia che certi traumi scendono in profondità come dei fottuti sottomarini gialli, e che la nostra testa è l’arma più affilata che possiamo usare contro noi stessi. Fino a questo momento, Chromatica ci ha dato spensieratezza, positività, colori sgargianti e coreografie super pop. Ora però è uscita Lady Gaga, quella vera. Quella di cui oggi sarebbe fiero anche Salvador Dalì.

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Stefano Molinari
Autore

Musicalmente polemico da 24 anni. Da piccolo volevo fare il lanciatore di coltelli, ma poi ho capito che scrivere è ancora più pericoloso. Vivo ogni giorno come se fosse capodanno a Courmayeur: ma io sono quello che serve ai tavoli. “Un gentleman col cuore punk”, dicono. Peccato per il pacemaker.