Opinion musica

La notte in cui gli Oasis diventarono rock & roll star

What’s the story? Qual è la storia? Da dove inizio? Da “life is a game we play”. C’è quella frase di Hello – il brano che apre l’album – che mi ha colpito fin dal primo ascolto: è la storia del rock, il grande gioco del rock, il gioco della vita, ma non prendiamoci troppo sul serio. Tuttavia quelle chitarre potenti non scherzano, c’è tutta una voglia di imporsi: dai, buttiamoci nella vita, dobbiamo imporci, imporre le nostre idee, nessuno deve metterci da parte. Poi arriva Roll With It. Noel ha dichiarato che non ha mai amato molto questa canzone, ma è uno dei pezzi che preferisco degli Oasis. C’è quella strofa che è un dettato di sopravvivenza e poi quel lungo finale malinconico che dà un equilibrio: ci sentiamo persi, non vogliamo perdere, vogliamo farcela. Semplicemente fantastica.

Wonderwall è un classico. Quel “today is gonna be the day” lo impari subito anche se non mastichi l’inglese. I quattro accordi della strofa seguono la semplicità delle pennate di chitarra di Cobain, autore amato da Noel, ma usato da Noel come specchio positivo: Cobain scrive che vuole morire, Noel che vuole vivere. E poi ragazzi, c’è quel “maybe”. Dopo avercelo proposto in Live Forever, Noel gioca la stessa carta e la gioca magnificamente. Questa è sfacciataggine e grandezza: non è da tutti scrivere due grandi canzoni con lo stesso elemento forte in comune, come non è da tutti rifilare le prime tre canzoni di un album che sono stupende, e poi anche la quarta.

Anche questa un classico immediato, tanto che negli anni in Inghliterra è quasi diventata un secondo inno nazionale. Parlo di Don’t Look Back in Anger. L’intro è esplicitamente lennoniano, ma la sequenza degli accordi (secondo me) segue un classico di Dylan, Like a Rolling Stone: intro, strofa, pausa, lancio, ritornello. Noel ha dichiarato che il testo non vuol dire nulla, secondo me invece quel “non arrabbiarti” è monito per sé stesso e per gli altri: tirati via dalla faccia quella espressione arrabbiata, la vita è un gioco. Hey Now è una di quelle canzoni che non saranno dei classici, ma in un album hanno un peso enorme. C’è gravità ed è ipnotica e potente. La paragono a Slide Away su Definitely Maybe. Stupenda la coda con quell’ossessivo “hey now”.

Si arriva a questo punto del disco, con questi sei pezzi, e uno dice: ok sono apposto. Ma no, ce ne sono altri sei che sono altrettanto grandiosi. Some Might Say è una bomba con una strofa melodicamente profonda e un ritornello esplosivo. La canzone contiene uno dei versi più belli scritti da Noel: “Some might say they don’t believe in heaven/Go and tell it to the man who lives in hell” (“Qualcuno potrebbe dire di non credere nel paradiso/Vai a dirlo all’uomo che vive all’inferno”). Un Noel dalla parte della speranza, dalla parte dei meno fortunati, di quelli che non vedono il sole. Poi c’è chi dal sole è attraversato ma è così trasparente da non proiettare alcuna ombra: è Richard Ashcroft a cui è dedicata Cast No Shadow. Scritta in fretta e furia all’ultimo momento, è un tributo di amore e rispetto per una persona che si stima e a cui vorremmo – forse – somigliare. Secondo me però – e passiamo alla canzone successiva – Noel non vuole assomigliare alla ragazza elettrica di She’s Electric, una ragazza eccentrica, appunto, che Noel prende in giro. Atmosfera molto british, leggera vaudeville.

Tutt’altra atmosfera invece la canzone seguente; What’s the Story è la canzone del trionfo, ora gli Oasis non sognano di essere rock & roll star, come cantavano in Definitely Maybe, ora lo sono. I sogni si sono avverati, la bandiera è issata. Gli Oasis si sono imposti e ce l’hanno fatta, e gridano al mondo la loro vittoria. Prima della chiusura dell’album, c’è un momento strumentale, una breve pausa rumorosa prima del sublime canto finale. Champagne Supernova è una canzone che mi ricorda l’hangover dopo una festa. C’è calma, c’è il suono dell’acqua che tranquillizza. Mentre noi festeggiamo, qualcuno nel frattempo è cambiato, altri invece non si sono fatti vedere. E noi siamo qui, a celebrare e brindare per la gloria raggiunta. Adesso siamo delle stelle supernova nel cielo. Ecco, volevi sapere la storia? Questa è la storia, e tu ne fai parte.

Bugo
Autore

Bugo è uno dei più interessanti e controversi artisti della scena indipendente italiana degli anni '90. Nel 2012 il giornale britannico The Guardian inserisce Bugo in un articolo sulla musica italiana attuale e nel 2015 la rivista Rolling Stone lo inserisce tra le 100 facce della musica italiana.