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“Hybrid Theory” dei Linkin Park non è mai suonato così nostalgico

La pandemia ci ha tolto tantissimo, inutile stare a ricamarci sopra. Per quanto riguarda gli appassionati di musica, i concerti rimandati al 2021 o cancellati non si contano neanche più. Per noi giornalisti invece, al di là della calca ai buffet, è venuto meno il piacere di avere l’artista a qualche metro. Però, cercando di vedere il bicchiere mezzo pieno, probabilmente la conferenza stampa per il ventennale di Hybrid Theory dei Linkin Park sarebbe stata completamente diversa. Innanzitutto, è stata una conferenza internazionale, quindi con giornalisti da tutto il mondo. Un momento di unione che ribadisce ancora una volta che la musica non ha regione geografica, punto e basta.

Il prossimo 9 ottobre sarà pubblicato Hybrid Theory – 20th Anniversary Edition, un’imponente riedizione dell’album uscito nel 2000. Imponente perché conterrà demo inedite risalenti a quel periodo, rarità, B-Side e un DVD (con più di 95 minuti di contenuti, alcuni inediti). Per rendere ancora più solenne questa riedizione, questa sarà disponibile in quattro formati: Super Deluxe Box, Vinily Box Set, Deluxe CD e digitale. «Questo album è parte della nostra vita, cosa potevamo fare se non un’edizione speciale? dice Mike Shinoda Sono sicuro che i fan ameranno l’edizione super deluxe. Ci sono demo che nessuno ha mai sentito, l’EP che è uscito prima che ci chiamassimo Linkin Park e tantissimo altro ancora. È davvero un gran progetto».

Un disco che non è mai suonato nostalgico come oggi. Sarà perché ci ricorda che sono trascorsi 20 anni da quel 24 ottobre 2000 o forse, più probabilmente, perché è la prima pubblicazione ufficiale della band di Los Angeles dalla scomparsa di Chester Bennington. «Hybrid Theory è stato non solo l’inizio della nostra carriera, ma del nostro viaggio racconta Joe Hahn Dopo questo progetto abbiamo iniziato ad avere qualcosa di veramente nostro, come un van, un ingegnere del suono e un tour manager. Abbiamo imparato a prenderci cura di noi stessi, siamo cambiati e cresciuti, sempre stando insieme. Abbiamo imparato ad apprezzare i fan e a crescere con loro, diventando sempre più creativi».

Nella riedizione sarà presente anche un brano inedito, Pictureboard. In realtà la canzone è già conosciuto dai fan che, in questi vent’anni, hanno chiesto ai Linkin Park più volte la pubblicazione: avevano il sentore di averla ascolta a qualche live, ma non riuscivano mai a riconoscerla nel disco. Mike Shinoda conferma che per alcuni fan Pictureboard era diventata una specie di fissazione ma non sapevano che titolo avesse o come effettivamente suonasse: «Ho trovato affasciante la quasi fissazione di alcuni fan per questo brano. Mi dicevo: “Ci sono così tante canzoni, perché fissarsi proprio su questa?”». Brad Delson aggiunge che probabilmente Pictureboard è stata la prima canzone in cui ha sentito la voce di Chester Bennington: «Aspettavamo il momento giusto per pubblicarla e la celebrazione dei vent’anni di Hybrid Theory è senza dubbio l’occasione giusta».

In più occasioni Mike, Brad, Joe e PhoenixRob Bourdon l’unico a mancare all’appello) ricordano Chester. «Quando è arrivato non riuscivo a smettere di parlare di quanto fosse talentuoso», dice Shinoda. Ed è proprio con She Couldn’t, l’inedito che ha anticipato la ristampa di Hybrid Theory, che si sono definitivamente convinti: Chester era quello giusto. «Si esprimeva in un modo unico e si amalgamava perfettamente con la band. È stato fondamentale anche nel lungo processo per trovare la nostra identità».

Oggi i Linkin Park non sanno dove andare, ma sanno da dove sono venuti. Sulle influenze, Shinoda racconta: «Quando la gente mi chiedeva cosa ascoltassimo abbiamo sempre citato Portishead, The Roots, Aphex Twin e Deftnoes. Io adoro andare ai concerti, conoscere e scoprire nuovi artisti. Ogni tanto quando mi capita di parlare con qualcuno che mi racconta di essere stato influenzato dalla nostra musica rimango sorpreso». Diversi artisti, dice, gli hanno riferito come Hybrid Theory sia stato il disco che li ha spinti a non focalizzarsi su un solo genere e a sperimentare il più possibile. «Quando ascolto musica nuova e sento l’unione di tanti stili diversi sono orgoglioso di aver contribuito insieme agli altri a favorire questa cosa».

L’intenzione della band era quella di non avere alcuna etichetta di genere, pubblicando un album d’esordio che non fosse ancorato al presente ma proiettato verso il futuro. «Non ci piaceva l’idea di essere incasellati in un genere preciso racconta Phoenix, il bassista del gruppo Non c’era nessuna categorizzazione che ci soddisfacesse a pieno. Io ho sempre amato l’idea di band completamente aperte dal punto di vista creativo e tutti i gruppi che ammiro hanno attuato questo tipo di approccio. Quando uscì il disco ci ribellammo fortemente a chi lo definiva un album nu metal».