Opinion musica

Perché dovremmo pagare 40 dollari per un livestream dei Kiss?

Alla fine i Kiss non solo l’hanno fatto, ma l’hanno fatto allo loro maniera, ossia moltiplicando per dieci tutto quello fatto dagli altri nell’ultimo anno. Il livestream della band di Gene Simmon è stato un evento con numeri da capogiro: oltre 250mila accessi venduti al prezzo di 40 dollari, 50 telecamere 4K e una scenografia da 10 milioni di dollari posizionata su 250 metri quadrati di palco e circondata da un milione di dollari di effetti pirotecnici. Insomma, il 2020 Goodbye è stato l’Halftime Show dei Kiss, con la differenza che lo spettacolo di suoni e fiamme è durato oltre 2 ore. D’altronde lo scorso ottobre, presentando alla stampa il live, Paul Stanley era stato chiaro: «Non ero interessato a uno show in streaming tipo quello fatto dal Troubadour di Los Angeles. Non che live del genere non siano belli, ma non sono delle cose da Kiss. Noi le cose o le facciamo bene o non le facciamo. E le dimensioni contano. Non si tratta quindi di reinventare la ruota, ma dobbiamo assicurarci che sia su una scala in grado di rendere giustizia non solo alla situazione che stiamo vivendo, ma anche alla gente che lo guarderà da casa. Non si tratta, quindi, di reinventare la ruota».

Ma la domanda che da ieri sera mi ronza in testa resta sempre la stessa: quanto può essere eccitante per un fan, abituato a vedere Gene Simmon e soci in arene sold out da 40/50mila posti, ritrovarsi d’un tratto di fronte ad uno schermo a sforzarsi di godere d’un concerto che – siamo realisti – non si discosta poi così tanto da un classico DVD musicale di un live tour? Il problema di 2020 Goodbye sta infatti proprio nel concept alla base del progetto, ovvero il riproporre di sana pianta quello che la band newyorkése ha portato in tour negli ultimi 45 anni: palchi mega galattici con coreografie mozzafiato e effetti pirotecnici a fare da cornice. Ergo: Paul Stanley che si lancia con una carrucola su I Was Made for Lovin’ You può risultare sensazionale visto dal vivo, non da uno schermo 16 pollici di un Mac. In 2020 Goodbye è mancato quell’elemento che avrebbe reso questo livestream veramente particolare agli occhi dei fan, ma soprattutto che lo avrebbe differenziato dai classici show che i Kiss portano solitamente in scena. Ed è proprio questo il motivo per cui, al contrario, abbiamo apprezzato nelle scorse settimane il Down By The River Thames di Liam registrato su una chiatta in mezzo al Tamigi, il Where Do We Go? The Livestream di Billie Eilish che ha unito la musica live all’esperienza interattiva e Idiot Prayer che ha mostrato un Nick Cave inedito al centro di un’Alexandra Palace deserto.

Questo ovviamente non toglie che i Kiss siano ancora degli animali da palcoscenico, e questo livestream lo conferma: 22 canzoni – tra cui Detroit Rock City, Do You Love Me? e Rock and Roll All Nite – eseguite con la tecnica e l’attitudine che solo chi sta sulla cresta dell’onda da oltre quattro decadi può offrire, ma questo non può essere sufficiente per godersi a pieno un prodotto da consumarsi rigorosamente seduti sul divano di casa con una Bud nella mano sinistra e il telecomando nella destra. Insomma, con 2020 Goodbye i Kiss hanno alzato nuovamente l’asticella? Certamente sì, ma, ad essere onesti, dallo schermo di casa non ci è sembrato poi così diverso dal recente Rocks Vegas.

Emanuele Camilli
Autore

Nasce nel marzo di un anno dispari. Il primo album che acquista è... Squérez? dei Lunapop. Il suo sogno? Vedere i fratelli Gallagher ancora una volta insieme su un palco.